Secondo il vescovo di Malaga, in Spagna, la Chiesa deve accogliere «con gioia» le coppie omosessuali e le altre persone che vivono in situazioni contrarie alla dottrina morale cattolica.
Monsignor José Antonio Satué, rivolto ai partecipanti a un corso di formazione per le confraternite di Cadice, ha sostenuta che la fraternità implica che tutti dovrebbero sentirsi «accolti, rispettati e amati per quello che sono».
Ora, la Chiesa chiede certamente che tutti siano accolti, ma con una postilla che, dopo tutto, ci sembra di non poco conto: occorre la conversione. Monsignor Satué, però, evita di precisare. A suo giudizio, tutti «devono sentirsi a casa». Punto. Il dovere del cattolico è «accogliere con gioia bambini e anziani, atleti e disabili, le coppie omosessuali e quelle con molti figli, gli studenti e le prostitute, il divorziato risposato e la donna che recita il rosario prima della messa».
Da parte del vescovo, nessun richiamo alla morale cattolica, nessuna richiesta di vivere alla luce della dottrina.
Chi fa parte di una confraternita, ha precisato monsignor Satué, deve avere «un piede dentro la Chiesa e l’altro fuori» perché mentre «il prete pesca con la canna» la confraternita pesca «con la rete a strascico».
Noi, che pescatori non siamo, restiamo perplessi.
«Neanch’io ti condanno» disse Gesù all’adultera. Poi aggiunse: «Va’ e d’ora in poi non peccare più». Ma questa seconda parte per la Chiesa in uscita (di testa) può essere tranquillamente tralasciata.