Cari bambini… Le risposte di nonno Francesco

A pagina sette c’è una foto del papa che è tutto un programma. È seduto, senza la papalina in testa e ha gli occhiali sulla punta del naso. Sorride, divertito, mentre osserva il disegno fatto da un bambino. Sembra proprio un nonno. E si capisce che è contento.

La foto è una delle tante che corredano il bellissimo libro L’amore prima del mondo (Rizzoli, 82 pagine, 17 euro), raccolta di disegni e domande che bambini di tutto il mondo hanno inviato al Papa e alle quali Francesco ha risposto con brevi pensieri.

È un libro di bambini ma non saprei dire se è anche da bambini. Quando ci si mettono, i bimbi sono terribilmente seri e le loro domande non lasciano scampo. Prendiamo quella di Ryan, otto anni, canadese, che vuole sapere da Francesco che cosa facesse il buon Dio prima di creare il mondo. O quella di Natasha, anche lei otto anni, del Kenya, che chiede come fece Gesù a camminare sull’acqua, o quella di Juan Pablo, dieci anni, argentino, che è curioso di sapere perché Gesù scelse proprio quei dodici apostoli e non altri. Su questi argomenti sono stati scritti libri di teologia che potrebbero riempire intere biblioteche, ma il papa non si tira indietro. Calmo e tranquillo, in poche righe dà le sue risposte. E non gira mai attorno ai problemi, perché i bambini non amano le risposte fumose e lasciano volentieri agli adulti gli artifici retorici.

Il libro è stato curato dal padre Antonio Spadaro, gesuita come papa Francesco. Direttore della rivista La Civiltà cattolica, è uno studioso e scrittore, e anche lui è rimasto conquistato dalla sincerità e dall’acume dei giovanissimi interlocutori del pontefice, così come dalla disponibilità di Francesco. “Mi rendo conto – scrive – che il linguaggio di Francesco è semplice e vive di parole semplici. Perché Dio è semplice. La tenerezza di Dio si rivela nella semplicità”.

È vero. Siamo noi che facciamo diventare tutto complicato. Ma è un rischio che Bergoglio non corre, o forse corre meno degli altri. Sentite come risponde alla domanda di Ryan su che cosa facesse Dio prima della creazione: “Dio amava. Ecco che cosa faceva Dio: Dio amava. Dio ama sempre. Dio è amore”. Semplice, no? E a Tom, inglese di otto anni, che gli chiede quale sia la scelta più difficile per il papa, Francesco confessa: “Le scelte difficile sono tante, ma se devo dirti il tipo di scelta per me più difficile, ecco, devo dire che è mandar via qualcuno, o da un compito o da una responsabilità, o da una posizione di fiducia o da un cammino che sta facendo, perché inadatto. Per me allontanare una persona è davvero molto difficile”.

Le domande dei bambini andrebbero citate tutte. Che cosa succede ai nostri cari dopo la morte? Il nonno di Yfan (Cina, tredici anni) andrà lo stesso in paradiso anche se non è cattolico? Caro papa, quando eri bambino ti piaceva ballare? Caro Francesco, se Dio ci ama così tanto perché non ha sconfitto il diavolo? Perché Dio ci ha creato se sapeva che avremmo peccato? Perché pensi che i bambini debbano andare al catechismo? Perché hai bisogno di quel cappello alto? Perché alcuni santi hanno le ferite? Perché alcuni genitori litigano fra di loro?

Le risposte di Francesco compongono una specie di catechismo tascabile, prezioso e tenero. Nel quale il papa ammette i suoi limiti. Per esempio quando, in risposta a William (sette anni, Stati Uniti) che gli chiede che cosa farebbe se potesse fare un miracolo, dice: “Io guarirei i bambini. Non sono ancora riuscito a capire perché i bambini soffrano. Per me è un mistero. Non so dare una spiegazione”.

Fra le domande più strane, ecco quella di Joaquín, peruviano, nove anni: caro papa Francesco, perché non ci sono più miracoli? Al che il papa risponde: “Ma chi te lo ha detto questo?  I miracoli ci sono anche adesso. Il miracolo della gente che soffre e non perde la fede, per esempio. Io non ho mai visto resuscitare un morto, no. Ma ho visto tanti miracoli quotidiani nella mia vita. Tanti”.

Francesco si trova a suo agio con i bambini. Si apre, si confida. Alcune cose già le sappiamo (per esempio che da bambino voleva fare il macellaio), altre le scopriamo (per esempio, che quando pensa a se stesso pensa prima di tutto a un padre). E poi ci sono i disegni dei bambini, uno più bello dell’altro.

Ma concludiamo con la domanda di una coppia di gemelli, Hannes e Lidewij, olandesi, nove anni: caro papa Francesco, non sei più tanto giovane e hai già fatto un sacco di cose; che cos’altro vorresti fare nella tua vita per fare il mondo più bello e più giusto? Risposta: “Mi piacerebbe sorridere sempre, sorridere a Dio innanzitutto, per ringraziarlo di tutto il bene che fa alla gente. Vorrei ringraziare Dio per la sua pazienza. Avete mai pensato a quanta pazienza ha Dio?. Ma sono vecchio e mi rimane poco filo nel rocchetto… Dio dirà…”.

Che ne dite? Questo libro, anche se ha l’aspetto di un libro per bambini, lo posso mettere sullo scaffale accanto a quelli di teologia? Secondo me, sì. E tra i primi.

 

Aldo Maria Valli

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