Marta e Maria. Da che parte stare?

Gli amici della rivista Adista mi chiedono una riflessione su Marta e Maria, le due sorelle di Lazzaro i cui nomi sono diventati sinonimi di atteggiamenti opposti: da un lato la praticità, dall’altro la spiritualità. Voi da che parte state?

Papa Francesco (Angelus, 21 luglio 2013) cerca di mettere d’accordo tutti: «L’ascolto della parola del Signore, la contemplazione, e il servizio concreto al prossimo non sono due atteggiamenti contrapposti, ma, al contrario, sono due aspetti entrambi essenziali per la nostra vita cristiana. Aspetti che non vanno mai separati, ma vissuti in profonda unità e armonia».

Sta di fatto che le due sorelle incarnano comportamenti e sensibilità diverse. Mentre Maria si mette ai piedi di Gesù, in ascolto, Marta è tutta presa dalle cose da preparare, ed è così occupata da diventare quasi impertinente nei confronti di Gesù: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Avendo cinque figlie femmine, mi sembra di vedere la scena!

Gesù risponde a Marta rimproverandola con tenerezza: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una sola c’è bisogno». Spiega Francesco: «In un cristiano le opere di servizio e di carità non sono mai staccate dalla fonte principale di ogni nostra azione: cioè l’ascolto della Parola del Signore, lo stare – come Maria – ai piedi di Gesù, nell’atteggiamento del discepolo. E per questo Marta viene rimproverata».

Per quanto mi riguarda, comunque, anche se io non sono uno che si affanna per le cose concrete (dicono che ho sempre la testa fra le nuvole), ammetto di nutrire una certa simpatia per Marta. E solidarietà. Siamo sinceri: è facile fare la Maria di turno quando c’è una Marta che pensa a tutto. Anche i più grandi filosofi, teologi e pensatori di questo mondo, di quelli che passano da un convegno all’altro, almeno un paio di volte al giorno si siedono a tavola per mettere qualcosa sotto i denti e hanno bisogno di un posto per dormire e di un mezzo per viaggiare. E in genere, se non c’è una Marta, non sarà certamente tutta la filosofia e tutta la teologia che sprizzano da ogni poro a consentire loro di preparare il pranzo, trovare una sistemazione, acquistare i biglietti e insomma soddisfare tutte quelle esigenze che chiamiamo pratiche. Per amor di giustizia, verrebbe quasi voglia di proclamare: Marte di tutto il mondo unitevi! Ma sarebbe ben poco cristiano, temo. E poi le Marte sono persone che amano stare dietro le quinte, svolgendo il proprio indispensabile e prezioso lavoro in silenzio. Una rivincita è certamente arrivata grazie a papa Francesco, il quale, decidendo di risiedere a Casa Santa Marta e non nel nobile palazzo apostolico, in un certo senso ha dato a Marta quel che è di Marta, rivalutandone il ruolo.

In ogni caso, quando Gesù si rivolge a Marta con il suo benevolo rimbrotto, ha in mente un altro problema: vuol fare capire che ha poco senso affannarci per le cose di quaggiù, tutte effimere e transeunti, se non prestiamo ascolto a ciò che conta davvero. Marta infatti, mentre Gesù parla, è in cucina, impegnata nelle faccende domestiche. Qui sta il punto. Non presta ascolto. Quello che deve fare ha certamente la sua importanza, ma potrebbe farlo anche in un altro momento. Pensate un po’: avete in casa Gesù in persona, e lui è lì con voi, e parla, e insegna, e racconta parabole, e voi vi perdete tutto per stare in cucina a spadellare! Non vale forse la pena di pranzare in ritardo pur di ascoltare Gesù e di stare in sua compagnia?

Ma nella questione ci sono altre sfaccettature. Maria rappresenta quella parte della comunità cristiana attenta alla parola del Signore, Marta quella attenta alle esigenze delle persone. Due anime, due componenti, da sempre presenti nella Chiesa ed entrambe importanti. Ma anche in tensione.  Ricordiamo infatti che già i primi discepoli si posero il problema, come leggiamo negli Atti degli apostoli: «Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio alle mense» (At 6,2). Dunque qual è la soluzione proposta da Gesù? Forse quella di dire no al servizio in cui è impegnata Marta? Non è così. Gesù dice che Maria «si è scelta la parte migliore», che è anche quella che «non le sarà tolta». Non dice che quella di Maria è l’unica dimensione. Introduce invece una gerarchia. Il servizio alla persona è certamente importante, purché sia legato all’ascolto della Parola e da questo dipenda. Viene alla mente ciò che dice spesso papa Francesco, quando ricorda che la Chiesa non è una ong e che la sua missione non è primariamente quella di fare assistenza sociale. L’aiuto ai poveri è importante, ma per il discepolo di Gesù non può diventare un fine in sé. Tutto ha origine nel rapporto intimo con il Signore e dunque nell’ascolto della sua Parola. E come è bello vedere questo nostro Signore, Dio che si è fatto uomo, entrare nelle case degli amici e di tutti! Lo fa nel caso di Marta, Maria e Lazzaro, nel caso di Pietro, di Matteo, di Giairo, di Simone il fariseo, di Simone il lebbroso, di Zaccheo, del centurione. Il Vangelo può essere narrato anche come un andare e venire di Gesù nelle case della gente. Senza distinzioni di cultura, di stato sociale. E quando Gesù viene, è il caso di mettersi lì accanto a lui. Per il resto c’è sempre tempo.

Comunque sia, penso che sarebbe bello se una domenica papa Francesco, all’Angelus, dopo aver augurato «buon pranzo», dicesse anche grazie a tutte le Marte che lo preparano!

Aldo Maria Valli

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