È bella o brutta la Sposa di Cristo?

Trent’anni fa, nel 1989, dal 12 al 18 febbraio il cardinale Giacomo Biffi (1928 – 2015) fu chiamato da Giovanni Paolo II a predicare gli esercizi spirituali in Vaticano. Ne è stato tratto un libro, La multiforme sapienza di Dio, che contiene una bellissima pagina sulla Chiesa. Da meditare in questi nostri tempi complicati.

Com’è la Sposa di Cristo? Bella o brutta? Per quanto possa sembrare frivola, dice il compianto cardinale Biffi, la domanda pone una questione molto seria. Come, d’altra parte, sa ogni sposo…

A.M.V.

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È bella o brutta la Sposa? Questa che può sembrare frivola, è una delle questioni più serie della vita cristiana. Oggi molti anche dei nostri ambienti – religiosi, teologi, preti, cristiani impegnati – si accalorano, poco cavallerescamente, a proclamare la bruttezza della Sposa quasi fosse una verità centrale della nostra fede.

Al tempo in cui dovevo continuamente discuterne, ero solito proporre alcune riflessioni, desunte più dal buon senso del parroco che dalla speculazione del teologo.

La prima è che la Sposa – se è stata scelta – non deve essere poi così sgraziata e deforme. «Al re piacerà la tua bellezza» (Sal 44,12), profetizza il salmo. «Il più bello tra i figli dell’uomo» (Sal 44,3), il Signore dell’universo e la luce del mondo, si può presumere che non manchi totalmente di buon gusto.

In secondo luogo non bisogna dimenticare che Cristo l’ha amata (come dice la lettera agli Efesini 5,25). Certo, il suo amore non è provocato dall’avvenenza; però infallibilmente la crea.

Infine, per quanto male si pensi della Chiesa, bisogna riconoscere che in ogni caso è la cosa più pregiata che Dio, con tutta la sua sapienza e la sua potenza, ha saputo trarre da questa nostra terra polverosa (dopo la natura umana di Cristo e la Vergine Maria, che sono già però delle attuazioni ecclesiali incoative). L’opera di un grande artista resta una scultura di valore, anche se il materiale che gli è stato messo a disposizione è un legno nodoso e bitorzoluto […].

Ex maculatis immaculata

In termini più propriamente teologici, la questione della bellezza o bruttezza della Chiesa diventa quella di sapere se può essere detta santa o peccatrice o «simul sancta et peccatrix». Senza voler dirimere direttamente la controversia, vorrei proporre di lasciarci illuminare da una brevissima espressione di Ambrogio: «Ex maculatis immaculata» (In Lucam I, 17.)

Proporrei quest’opera di illuminazione prima di tutto nei confronti della tentazione, che tutti possiamo avvertire, di dedurre magari inconsciamente dalla nota teologica della Chiesa “santa” l’affermazione che santi sono i suoi componenti. Dalla santità della Chiesa è troppo facile ricavare la convinzione che tutti i suoi membri, e soprattutto i suoi capi, siano senza colpe e senza difetti. In particolare è facile che se ne persuadano i più interessati.

Analogamente molti cattolici arrivano, quasi a propria insaputa, a non poter ammettere che un vescovo possa essere impulsivo o collerico, un parroco avaro o pigro. Si tratta invece di capire che non è tanto scandaloso che un prelato sia un arrivista o un pastore d’anime sia vanitoso, quanto edificante e mirabile che di un arrivista Dio riesca a fare una delle guide per la sua Chiesa e di un vanitoso uno strumento efficace di salvezza per gli uomini.

Qualcuno potrebbe chiedersi: ma se tutti i suoi membri sono peccatori, dove sta di casa questa Chiesa santa? Sta sospesa sopra le nostre teste a una distanza che le consente di non essere raggiunta dal polverone del mondo? Abita con le essenze platoniche nell’iperuranio? Oppure questa dottrina della “Chiesa santa” è una sottile astuzia clericale, che disimpegna l’organismo ecclesiale dal rispondere delle sue malefatte, senza impedirgli, quando gli convenga, di dichiararsi impegnato nelle contese mondane?

Bisogna stare attenti a questo proposito che, nell’intento di evitare un’ecclesiologia astratta, utopica, maldestramente apologetica, non si finisca col non saper cogliere l’originalità e la ricchezza del disegno divino. La Chiesa non è solo annuncio del Regno: è reale anticipazione “in mysterio” del Regno di Dio e della sua santità. L’incomprensione di questa verità ha portato qualche teologo, che studiava la Chiesa, a fare soltanto una “sinagogologia”, invece di una ecclesiologia.

La Chiesa, nella sua natura profonda, è l’umanità realmente toccata e trasformata dall’azione di Cristo. E tutto ciò che proviene da Cristo o è stato da lui veramente rinnovato, è santo e santificante: la nostra vita di grazia, le virtù soprannaturali presenti nei cuori cristiani, gli impulsi al bene, unitamente alla parola di Dio, alle azioni sacramentali, agli atti di magistero e di governo pastorale, entrano a comporre, a misura che sono frutto dello Spirito Santo e santificatore, la vera e concreta bellezza della Sposa del Signore.

«Ex maculatis immaculata»: questa formula non è un invito all’inerzia, a non mutare nulla, a ritenere tutto perfetto. Al contrario, non c’è nulla di più dinamico, di più inquietante e rasserenante insieme.

La consapevolezza che non tutto di me è entrato nel mistero di santità della Chiesa e che ci sono nel mio mondo interiore interi continenti sui quali la croce non è stata ancora piantata, è uno stimolo a non darmi tregua nell’opera della mia purificazione. È ciò che fonda e promuove senza interruzione il mio impegno ascetico.

«Sancta et semper purificanda»: l’ansia di questo lavoro di riforma ecclesiale non conosce pause né riserve. Ciò che nella Chiesa non attua perfettamente la volontà del Signore, ciò che è estraneo alla sua vera natura ed eterogeneo in rapporto ai suoi fini, deve essere quotidianamente eliminato, proprio perché incompatibile con la sua indole di sposa senza macchia.

Sicut luna

Un’ultima riflessione prendiamo da Ambrogio, ed è sulla “lunaticità” della Chiesa; tema che è a lui caro e frequente.

«Ecclesia sicut luna defectus habet et ortus frequentes… Fulget Ecclesia non suo sed Christi lumine, et splendorem sibi arcessit de sole iustitiae» (Exameron VI, 8,32). «La Chiesa come la luna ha frequenti mancamenti e frequenti rinascite […] La Chiesa rifulge non di luce propria, ma di quella di Cristo e prende il suo splendore dal Sole di giustizia».

“Non di luce propria”: non c’è nessuno bellezza nella realtà ecclesiale che non sia un riverbero del fulgore del Risorto. E non solo in forza della sua origine, della dottrina ricevuta e della istituzione, ma proprio per una connessione permanente, sicché tutto ciò che c’è di autenticamente ecclesiale risale istante per istante all’irradiamento di Cristo.

La luna illumina le nostre notti talvolta in modo fulgidissimo, ma in essa neppure la luminosità di una fiammella ha un’origine autonoma: tutto è preso, tutto è derivato. Così nella Chiesa ogni grandezza, ogni santità, ogni sanità è redenta; posseduta cioè non per se stessa, ma in conseguenza dell’amore del Signore Gesù che senza stanchezza rinnova l’umanità, riconformandola a sé.

“La Chiesa rifulge”: per essere indiretto, lo splendore della Chiesa non è meno reale. Come la luna, anche la Chiesa o ci appare splendente o non ci appare affatto. Se non ne vediamo il fulgore, è segno che ancora non l’abbiamo trovata: probabilmente ci ostiniamo a guardare in uno spazio deserto del cielo.

“Mancamenti e rinascite”: la “lunaticità” della Chiesa si manifesta soprattutto nelle continue oscillazioni davanti a noi della sua luminosità. Come la luna, anch’essa è in sé sempre allo stesso modo “rivestita di sole”, ma non allo stesso modo si rivela la sua chiarità al nostro sguardo. Arrivano momenti in cui il fulgore si fa sottile come una lama e basta appena a indicare una presenza, e momenti in cui ogni luce pare addirittura inghiottita dalla notte: c’è ogni tanto un’ora delle tenebre, anche se non c’è mai l’ora della loro vittoria definitiva.

Ci sono nella storia – e nella vicenda delle persone – giorni che sembrano addirittura consumare progressivamente fino all’estinzione ogni bagliore ecclesiale. Ma la nostra speranza sa che poi il chiarore ritorna e cresce e si fa addirittura più vivace e più bello.

Ci sono istanti in cui tutto sembra perduto: perché senza la luce del Risorto, ecclesialmente riverberata, non posso neppure intravedere il Padre, e senza la Chiesa oggi viva e operante anche il Signore Gesù è un’ipotesi lontana e scarsamente probabile.

Ma sono gli istanti in cui tutto si purifica e si riconquista, perché la fede, se non si smarrisce, ne esce più forte e come nuovamente donata.

Giacomo Biffi

da La multiforme sapienza di Dio. Esercizi spirituali con Giovanni Paolo II, Cantagalli

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