Bergoglio: “Mai saputo di McCarrick”. Ma il segretario dell’ex cardinale rende nota una corrispondenza che dimostra che il Vaticano sapeva fin dal 2008

In un’intervista concessa alla tv messicana Televisa Bergoglio si difende dalle accuse dell’ex nunzio negli Usa Carlo Maria Viganò affermando che lui del caso McCarrick non era al corrente. “Non sapevo nulla, altrimenti non avrei taciuto”, dice il papa. Ma queste sue dichiarazioni arrivano proprio mentre l’ex segretario personale di Theodore McCarrick, monsignor Anthony Figueiredo, confermando la versione di Viganò, rende nota una corrispondenza dalla quale emerge che il Vaticano in realtà sapeva tutto fin dal 2008.

Nell’intervista, che andrà in onda in Messico domenica prossima ma è stata anticipata dai media vaticani, viene chiesto a Bergoglio se sapeva o no del caso McCarrick (com’è noto, Viganò ha detto di aver avvisato il papa fin dal 2013) e Francesco risponde con decisione: “L’ho detto più volte che non lo sapevo, non ne avevo idea. E quando costui [Viganò, ndr]dice che mi ha parlato quel giorno, che è venuto… E non ricordo se me ne ha parlato. Che sia vero o no. Non ne ho idea! Ma sai che non sapevo nulla di McCarrick, altrimenti non avrei taciuto, no?”.

Ma perché ha deciso di tacere di fronte alle accuse di monsignor Vigano? Risposta di Bergoglio: “Quelli che hanno fatto il diritto romano  dicono che il silenzio è un modo di parlare… Ho pensato che confidavo nell’onestà dei giornalisti e vi ho detto: guardate, qui avete tutto, studiate e traete voi le conclusioni. E questo avete fatto, perché il lavoro l’avete fatto voi, e in questo caso è stato fantastico. Ho fatto molta attenzione a non dire cose che non erano lì ma poi le ha dette, tre o quattro mesi dopo, un giudice di Milano quando lo ha condannato”.

In realtà nessun giudice ha “condannato” Viganò, dal momento che gli ha solo ordinato di pagare una somma al fratello, cosa che Viganò, del resto, aveva già fatto in precedenza, come è stato spiegato in un comunicato dei legali del monsignore.

Dunque Bergoglio dice che non sapoeva nulla, mentre Viganò nel memoriale ricorda che nel suo incontro del 23 giugno 2013 con il papa non solo si parlò di McCarrick, ma fu proprio il papa a chiedere al nunzio informazioni sul cardinale americano. La domanda fu: “McCarrick com’è?”. Evidentemente Bergoglio voleva apprendere che cosa Viganò sapesse del cardinale, ma, se davvero era all’oscuto di tutto, perché, come racconta Viganò, non ebbe la minima reazione quando il nunzio gli parlò chiaramente delle nefandezze di McCarrick con seminaristi e preti? E perché il papa non chiese notizie su McCarrick, come gli suggerì Viganò, presso la Congregazione per i vescovi?

Su tutte queste circostanze una testimonianza arriva ora dalla corrispondenza che proprio oggi monsignor Figueiredo, ex segretario di McCarrick, ha deciso di rendere nota (ne riferiremo tra poco).

Da noi interpellato, monsignor Carlo Maria Viganò replica così alle affermazioni di Bergoglio nell’intervista alla tv messicana: “I fatti emersi in questi mesi hanno sempre provato quanto da me affermato e quindi parlano da sé ed ora sono stati ulteriormente confermati dai documenti rilasciati da monsignor Figueiredo. Il papa sapeva di McCarrick e sa e sta coprendo anche altri casi simili”.

E veniamo allora alla corrispondenza resa nota da monsignor Anthony J. Figueiredo, la quale conferma che McCarrick, a causa delle accuse di abusi sessuali, nel 2008 fu sottoposto a restrizioni da parte del Vaticano sotto il pontificato di Benedetto XVI. Viene inoltre confermato che il cardinale Donald Wuerl, che di McCarrick fu successore come arcivescovo di Washington, sapeva delle restrizioni e che McCarrick, nonostante le restrizioni, lavorò per conto del Vaticano, anche con frequenti viaggi, per tenere le relazioni con la Cina e altri paesi.

I dettagli delle restrizioni imposte dal Vaticano non sono noti, ma la corrispondenza rivela che McCarrick promise di non viaggiare senza l’espresso permesso del Vaticano e di dimettersi da tutti i ruoli in Vaticano e all’interno della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, mentre contestò la richiesta di non recarsi più a Roma.

In una lettera, in particolare, McCarrick lascia intendere che il Vaticano volle mantenere riservate le restrizioni per “evitare pubblicità”.

Stando alla corrispondenza pubblicata, McCarrick, nonostante le restrizioni, riprese gradualmente a viaggiare e a svolgere ruoli diplomatici di primo piano già durante il pontificato di Benedetto XVI e poi, in misura maggiore, con l’avvento di Francesco. Alcuni colloqui di McCarrick con le autorità cinesi hanno quasi certamente contribuito ad arrivare all’accordo dell’anno scorso, assai controverso (e duramente criticato dal cardinale Zen), tra Santa Sede e Pechino circa la nomina dei vescovi.

McCarrick lavorava alla luce del sole. Dalla corrispondenza risulta infatti che egli scrisse regolarmente a papa Francesco tra il 2013 e il 2017 per informarlo sui suoi viaggi e le sue attività.

Nella corrispondenza McCarrick dice: “Non ho mai avuto rapporti sessuali con nessuno”, tuttavia ammette “una sfortunata mancanza di giudizio” nel condividere il suo letto con giovani seminaristi dai venti ai trent’anni. “Quando i problemi dell’abuso sessuale cominciarono ad emergere  mi resi conto che il mio comportamento era imprudente e stupido e [gli incontri] finirono”, scrive in una lettera del 2008 a un alto funzionario vaticano.

Da un esame della corrispondenza, comprendente mail e lettere di McCarrick, risulta che alti funzionari della Santa Sede, tra i quali il Segretario di Stato vaticano all’epoca di Benedetto XVI, il prefetto della Congregazione per i vescovi e il nunzio negli Stati Uniti, erano a conoscenza delle restrizioni informali, ma ciò non gli impedì di riprendere le sue attività.

McCarrick scrive che nel 2008 parlò delle restrizioni con il cardinale Wuerl, il cui aiuto, spiega, fu “di grande aiuto e sostegno fraterno”. Da notare che Wuerl ha inizialmente negato di essere stato a conoscenza delle accuse a carico di McCarrick, salvo poi, nel 2018, quando tutto venne a galla, giustificarsi accampando un assai improbabile “vuoto di memoria”.

Monsignor Anthony Figueiredo, che ha diffuso le lettere e le mail, è un sacerdote di Newark (ordinato proprio  da McCarrick nel 1994) che servì l’ex cardinale come suo segretario personale dal settembre 1994 al giugno 1995, e successivamente ebbe funzioni di intermediario e assistente durante le numerose visite di McCarrick a Roma per un periodo di ben diciannove anni.

Nel rapporto di Figueiredo (di dieci pagine) figura una lettera del 25 agosto 2008 al defunto arcivescovo Pietro Sambi, all’epoca nunzio negli Stati Uniti, nella quale McCarrick si dice “pronto ad accettare la volontà del Santo Padre nei miei confronti” e si mostra disponibile ad annullare gli impegni e a cedere alla richiesta del Vaticano di trasferirsi in un monastero.

Tuttavia McCarrick annota che tutto ciò, ovvero la sua “emarginazione” da Roma, avrebbe suscitato scalpore, mentre “la pubblicità che ne sarebbe venuta è proprio quello che il cardinale Re spera di evitare”.

Il cardinale Giovanni Battista Re era all’epoca il responsabile della Congregazione per i vescovi e da uno scambio di mail sembra che Re avesse inviato, tramite Sambi, una lettera a McCarrick in cui gli venivano specificate le restrizioni. Risulta inoltre che una copia della lettera sia nell’archivio della Congregazione per i vescovi a Roma e anche in quello della nunziatura a Washington.

Una settimana dopo, McCarrick scrive una lettera al cardinale Tarcisio Bertone, all’epoca segretario di Stato, nella quale dice che le accuse contro di lui arrivano da “nemici” che si sarebbe fatto negli anni per essere un uomo di “centro”, quindi sgradito sia ai progressisti sia ai conservatori.

È proprio in quell’occasione che McCarrick ammette di aver condiviso il letto con i seminaristi, “mai in segreto o a porte chiuse”, e senza mai avere “rapporti sessuali con nessuno, uomo, donna o bambino”.

In una mail dell’ottobre 2008 a Figueiredo, McCarrick scrive che il cardinale Re gli ha vietato di apparire in pubblico senza il suo permesso e gli ha ordinato di dimettersi da tutte le cariche sia a Roma sia nella Conferenza episcopale degli Stati Uniti. Tuttavia McCarrick contesta il divieto di recarsi a Roma sostenendo che, in quanto cardinale, è anche sacerdote di Roma e dunque vuole essere libero di salutare il papa e di  ricevere la sua benedizione, con la speranza di “rimanere attivo, silenziosamente e senza fanfare” nell’opera per la pace in Terra Santa, nel dialogo cristiano-musulmano e nell’assistenza dei poveri.

Le mail successive dimostrano che McCarrick ignorerà progressivamente le restrizioni e si recherà a Roma due volte nel 2009 e una nel 2010. Nel corso del 2012 poi andrà a Doha, in Irlanda, a Beirut, in Giordania, Egitto, Thailandia, Myanmar, Cambogia, Hong Kong, Terra Santa e Bielorussia.

La corrispondenza mostra che dopo l’elezione di Francesco i viaggi aumentano ulteriormente, con impegni di tipo diplomatico in Cina, Asia Centrale, Cipro, i Balcani, Medio Oriente, Libano, Marocco, Iraq, Iran, Kurdistan, Filippine.

Qui sotto, nella mia traduzione (le frasi in neretto sono state evidenziate da me), ecco la parte iniziale del rapporto Figueiredo.

Aldo Maria Valli

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“Segui il sentiero della verità ovunque possa condurre”

L’ex cardinale Theodore E. McCarrick mi ordinò sacerdote esattamente venticinque anni fa come oggi. Ho servito come segretario personale nell’Arcidiocesi di Newark (settembre 1994 – giugno 1995) ed ho anche aiutato McCarrick durante le sue numerose visite a Roma nei miei 19 anni di ministero. Dopo una lunga riflessione, ho preso la decisione di rendere di pubblico dominio parte della corrispondenza e altre informazioni relative a McCarrick che possiedo e che derivano dai miei molti anni di servizio a McCarrick. Prima di rivelare quanto in mio possesso ho trascorso del tempo in preghiera e discernimento. La mia decisione fa seguito ai miei tentativi, iniziati nel settembre 2018, di condividere e discutere questi documenti con la Santa Sede e altri dirigenti della Chiesa.

Comprendendo pienamente che il dibattito su McCarrick è diventato altamente politicizzato, desidero solo presentare i fatti che aiuteranno la Chiesa a conoscere la verità. Fin dall’inizio di questo rapporto, prometto il mio costante affetto, la lealtà e il sostegno a Papa Francesco e al suo Magistero nel suo instancabile ministero come Successore di Pietro, così come l’ho assicurato anche a Papa Benedetto XVI, grato per la loro sollecitudine paterna e gli sforzi nell’affrontare il flagello degli abusi. In effetti, la mia decisione di rendere pubblico il rapporto in questo momento è incoraggiata dal motu proprio del Santo Padre Vos Estis Lux Mundi (“Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può essere nascosta”,  Mt 5:14), in base al principio fondamentale che è imperativo rendere di pubblico dominio, al momento giusto e con prudenza, informazioni che devono ancora venire alla luce e che incidono direttamente sulle accuse di attività criminale, le restrizioni imposte al mio ex arcivescovo, e chissà cosa e quando.

Spero vivamente che queste informazioni aiutino la Chiesa mentre cerca di creare una cultura della trasparenza. Questo rapporto, che può essere il primo di altri, è un contributo al desiderio di Papa Francesco e della Santa Sede “di seguire il sentiero della verità ovunque esso possa condurre” … e ha lo scopo di aiutare i Vescovi degli Stati Uniti nella loro promessa dello scorso agosto di “rispondere alle molte domande sulla condotta dell’Arcivescovo McCarrick perché siamo determinati a trovare la verità in questa materia” (Dichiarazione del Cardinale Daniel DiNardo, presidente Conferenza episcopale Usa, 1 agosto 2018). Ciò che l’Arcivescovo Wilton Gregory ha espresso per la sua Chiesa locale, dopo la sua nomina all’Arcidiocesi di Washington, desidero fare per la Chiesa universale.

Nelle sezioni successive presento la corrispondenza con i fatti che ritengo pertinenti alle domande che ancora circondano McCarrick. Questi fatti mostrano chiaramente che presuli di alto rango probabilmente erano a conoscenza delle azioni di McCarrick e delle restrizioni imposte a lui durante il pontificato di Benedetto XVI. Mostrano anche chiaramente che queste restrizioni non sono state applicate anche prima del pontificato di Francis. Non spetta a me giudicare fino a che punto la colpa sia della mancata imposizione di pene canoniche anziché di semplici restrizioni […]  La mia intenzione nel pubblicare il rapporto è di presentare i fatti – non un giudizio o una condanna – per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili, la salvezza delle anime e il bene della Chiesa Universale. Come sacerdote ordinato dall’Arcivescovo McCarrick e uno che lo ha servito da vicino, rifletto spesso su quanti danni alla vita fisica, psicologica e spirituale di così tanti potrebbero essere stati evitati se le restrizioni fossero state rese pubbliche e applicate non appena fossero state imposto.

L’abuso di autorità della gerarchia e la copertura, nelle loro varie e gravi manifestazioni, hanno provocato conseguenze anche per me. Come ha notato Papa Francesco: “Molti di coloro che hanno sofferto in questo modo hanno anche cercato sollievo nel percorso della dipendenza” (Omelia, 7 luglio 2014). Soprattutto come sacerdote, mi rammarico incondizionatamente per i danni che ho causato cercando consolazione nell’alcool. Ora sono profondamente grato per il trattamento terapeutico che sto ricevendo, il che mi ha permesso di abbracciare una vita di sobrietà. La mia speranza è che la mia apertura incoraggi e aiuti altri sacerdoti, religiosi e seminaristi, che si sono trovati intrappolati in simili abusi di autorità e coperti da Vescovi e Superiori.

Se Dio vuole, la pagina web allegata (www.theFigueiredoReport.com) e il mio indirizzo email privato e sicuro (ajaf@protonmail.com ) possono diventare un veicolo per condividere queste esperienze in un contesto sicuro e, quando desiderato, riservato […].

Il mio desiderio è che la mia esperienza contribuisca a una nuova cultura nella Chiesa, una cultura in cui nessuna vittima, giovane o vecchia, nessun sacerdote o seminarista, nessun religioso o superiore, nessun vescovo o nunzio abbia paura di dire la verità, una cultura in cui ognuno sa dove cercare aiuto e tutti sono ritenuti responsabili […].

Monsignor Anthony J. Figueiredo

28 maggio 2019

 

 

 

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