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Strano dunque vero / 17

Ben ritrovati con Strano dunque vero, la rubrica della Chiesa in uscita.

Nessuna grata è gratis

E a proposito di Chiesa in uscita, ecco subito la notizia delle monache di clausura che hanno partecipato a un corso su come amministrare beni mobili e immobili.

Sì, avete letto bene. La Congregazione per gli istituti di vita consacrata ha organizzato per le reverende sorelle claustrali un vero e proprio simposio al fine – leggiamo in un comunicato – di spiegare loro come funziona l’economia. E l’iniziativa pare abbia avuto un certo successo visto che circa trecento monache di clausura hanno lasciato i loro monasteri per parteciparvi

Come dite? Che se sono claustrali dovrebbero star dentro, a pregare, e non andare in giro per simposi, tanto più se dedicati a temi profani?

Non so che dire. Pare comunque che il nuovo indirizzo sia questo: vivere la vita di contemplazione e preghiera in modo diverso, più dinamico e aperto. Da Chiesa in uscita, appunto.

E di uscite, ma anche di entrate, si è parlato parecchio durante il simposio, con vere e proprie lezioni su “come gestire il patrimonio” e sul no profit.

Non è stupendo? D’altra parte i nuovi orientamenti raccomandano alle claustrali di seguire spesso e volentieri corsi di aggiornamento. E poco importa che per parteciparvi le claustrali debbano esclaustrarsi. La Chiesa in uscita ha le sue inderogabili esigenze.

João meravigliao

Restiamo più o meno in tema per occuparci del cardinale João  Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata, il quale tempo fa, parlando delle suore che lasciano i conventi, ha detto  che alcune “hanno finito per prostituirsi”.

Come potete immaginare, la notizia ha suscitato un certo interesse. Ma non è vera. Così come non è del tutto corretta neanche l’altra notizia data da Braz de Aviz, e cioè che papa Francesco avrebbe ordinato la costruzione di una casa per ex suore.

La realtà è che si tratta di due case che fanno parte di un progetto più ampio, per tutte le donne in difficoltà. Tra loro anche cinque ex suore (da Nigeria, Senegal, India e Filippine) che hanno abbandonato il cammino religioso, ma nessuna è mai finita sulla strada per prostituirsi.

Ma come ha fatto Braz de Aviz a equivocare così pesantemente? Mistero. Di certo è legittimo chiedersi quanto l’illustrissimo prefetto sia sul pezzo.

Cose da Marto

Voltiamo pagina. Lasciamo il mirabolante mondo dei religiosi e trasferiamoci a Fatima, dove il vescovo locale, il cardinale Antonio Dos Santos Marto ha annunciato ufficialmente che due coppie divorziate e “risposate” e una donna divorziata e “risposata” sono state autorizzate a ricevere la Santa Comunione  “come qualsiasi cattolico”.

Dunque, dopo Argentina, Germania, Malta ed Emilia-Romagna, ora anche la diocesi di  Leiria-Fatima ha fatto proprio l’insegnamento di Amoris laetitia: ammettere alla Comunione, in seguito a un “percorso di discernimento”, coppie di cattolici divorziati e risposati  anche se i precedenti matrimoni religiosi non sono stati dichiarati nulli.

La prima coppia ad aver ottenuto il permesso con l’approvazione del cardinale Antonio Marto è formata da una ex catechista (nonché ministro straordinario della Comunione) e da un uomo divorziato, sposati civilmente da dieci anni, mentre altre tre coppie stanno seguendo l’apposito “percorso di discernimento” che consentirà loro di ricevere i sacramenti dopo aver dimostrato che “hanno un rapporto di buona fede con Dio”.

Sorondo a tutto tondo

La decisione del cardinale Marto è stata resa nota negli stessi giorni in cui la stampa ha raccontato come il nuovo presidente dell’Argentina, Alberto Fernández, durante una Messa nella cripta della tomba di San Pietro, sotto la basilica vaticana, prima di essere ricevuto da Francesco abbia ricevuto la Comunione insieme alla sua seconda compagna ufficiale, Fabiola Yañez, e tutto ciò sebbene il signor presidente sia divorziato e attivamente impegnato a favore della legalizzazione dell’aborto nel suo paese.

Ma come giustificare la scelta della Comunione a Fernández?

Un’autorevole risposta è arrivata dall’arcivescovo Marcelo Sánchez Sorondo, anche lui argentino, il quale, a colloquio con la giornalista Diane Montagna di LifeSiteNews , ha detto che san Paolo è molto chiaro “Il mio unico giudice è la mia coscienza”. Al che Diane Montagna ha replicato: “No, non l’ha detto. Ha detto che il Signore è il mio giudice (cfr. 1 Cor 4, 4)”. E Sánchez Sorondo: “Il Signore è il mio giudice, ma il Signore è nella mia coscienza”. Il confronto è andato avanti così per un po’, e alla fine l’arcivescovo, essendo un rappresentante della Chiesa dell’ascolto, ha dichiarato: “Signora, non sia fanatica, cerchi di usare la ragione”.

Tutto molto strano? Certo! Dunque vero!

A.M.V.

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