Le api di Notre-Dame. Una bella notizia e una lezione

Sono in trentamila, forse anche di più. Vivono sul tetto della cattedrale di Notre-Dame e, sopravvissute al devastante incendio del 15 aprile 2019, godono di ottima salute.

Stiamo parlando delle api che dal 2013 hanno preso residenza sopra la sacrestia della cattedrale e, contro tutte le previsioni, sono ancora lì.

Sybille Moulin, l’apicultrice che si prende cura di loro, le ha visitate di recente, per la prima volta dopo sei mesi, e assicura che le api stano benone. Secondo Sybille, che per tornare dalle sue protette ha prima dovuto frequentare un corso sulla sicurezza (l’accesso è ancora limitato in seguito ai danneggiamenti subiti dalla struttura a causa dell’incendio) le api sono tra le trentamila e le quarantacinquemila, distribuite in tre alveari, “sono molto attive” e proseguono nel loro lavoro.

Dopo l’incendio ben pochi pensavano di trovarle di nuovo in vita, e invece le api hanno saputo far fronte alle difficoltà. Non hanno abbandonato la regina, si sono rimpinzate di miele per rinforzarsi e hanno fatto gruppo per difendere la colonia.

Gli alveari non sono stati toccati dalle fiamme, ma Sybille era preoccupata: il calore tremendo, i getti d’acqua e il via vai dei vigili del fuoco avrebbero potuto disturbare le api, data la loro posizione sul tetto della sacrestia di Notre-Dame, sul lato sud della cattedrale.  Invece sembra proprio che la colonia sia riuscita a difendersi molto bene.

“Di fronte all’incendio – dice Sybille – il mio primo pensiero è stato per la sorte della cattedrale, ma il secondo, lo confesso, è andato alle api. Continuavo a guardare le immagini televisive del fuoco, ma le didascalie in basso nascondevano sempre il tetto della sagrestia, che si trova sotto il tetto principale, quindi non riuscivo a vedere se quel punto fosse stato toccato”.

All’indomani dell’incendio le riprese dai droni mostrarono che gli alveari erano intatti, ma ci vollero diverse settimane di ricerche per stabilire se le colonie fossero sopravvissute a temperature che avevano raggiunto gli ottocento gradi e all’acqua riversata sul tetto per spegnere le fiamme.

“Prima di andare da loro – spiega Sybille – abbiamo visionato i filmati girati nella cattedrale e raccolto e studiato migliaia di immagini satellitari. Abbiamo visto così che gli alveari non erano stati rovesciati e non c’erano pozze di cera sotto di loro. La cera si scioglie attorno ai settanta gradi, quindi voleva dire che le api probabilmente stavano bene. Il fumo invece non ci preoccupava, perché lo usiamo per sedare le api e loro sono abituate. Sapevamo che le api si sarebbero raccolte attorno alla regina e così è stato”.

“In seguito, quando ci hanno inviato alcuni filmati che mostravano i lavori in corso per proteggere la cattedrale, abbiamo potuto vedere le api entrare e uscire dagli alveari. Abbiamo studiato il loro comportamento e visto che trasportavano palline di polline, il che significava che stavano accumulando scorte di proteine ​​per nutrire i giovani. Un’ottima notizia, perché se ci sono api giovani vuol dire che le regine stanno bene”.

Tre mesi dopo Sybille finalmente ha ricevuto il permesso di salire sul tetto e la sua sorpresa è stata grande: “Non sembravano essere state affatto colpite dall’incendio. Certo, attorno agli alveari c’era un sacco di materiale nocivo, compresa polvere di piombo, ma le api non sono come i bambini: non toccano e non leccano niente. L’unico rischio è l’acqua che bevono e che, se contaminata, può danneggiarle”.

Ma così evidentemente non è stato visto che il miele recuperato da Sybille, circa 66 chilogrammi, è stato esaminato in laboratori specializzati che hanno escluso la presenza di piombo.

Le api urbane, dal temperamento particolarmente mite, furono introdotte negli anni Venti del secolo scorso da un monaco benedettino. Gli alveari di Notre-Dame sono stati installati sul tetto della cattedrale nel 2013 nell’ambito di un progetto per la promozione della biodiversità. Altri alveari si trovano in cima all’Opera di Parigi, alla Comédie Française, sopra la sede francese della Coca-Cola e sugli edifici di diverse banche.

 

Sybille Moulin, che normalmente visita le sue protette almeno una volta al mese, spera di rimuovere le regine dai tre alveari di Notre Dame la prossima estate, per sostituirle con regine più giovani. Le api regine possono vivere per cinque anni, mentre le operaie hanno una vita di circa quarantacinque giorni. Rimuovere la regina anziana è necessario perché quando raggiunge una certa età la colonia ha la tendenza a sciamare, il che può spaventare le persone.

“All’inizio – dice Sybille – le autorità volevano che togliessimo gli alveari dal tetto, ma quando hanno visto che nonostante tutto le api  erano ancora lì è sembrato più intelligente lasciarle in pace”.

A.M.V.

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