Chiose e postille di padre Giocondo / 10

Valutazioni papali papali

Caro dottor Valli, già ho avuto modo di presentare a lei e ai suoi gentili lettori il superiore – o guardiano, come diciamo noi – della nostra comunità religiosa: padre Pacifico da Strangolagalli, [1] uomo quanto mai mite e misurato, il quale però, all’occorrenza, non rinuncia ad afferrare lo scudiscio per rimettere le cose al giusto posto.

Devo raccontare che da qualche giorno lo vedevo molto pensieroso e taciturno. «Avrà qualche preoccupazione particolare», dicevo tra me e me. Finché l’altro ieri, incrociandolo verso le nove del mattino lungo il grande corridoio che attraversa il nostro convento, ho sentito che andava bisbigliando: «Ridicoli, ridicoli, ridicoli!». Mi sono un po’ meravigliato della cosa, e ho pensato: «Mah… forse avrò capito male».

Verso mezzogiorno, incontrandolo più o meno nello stesso punto, ho sentito distintamente che andava ripetendo a denti stretti: «Buffoni, buffoni, buffoni!». Questa volta mi sono fermato a guardarlo mentre si allontanava, e ho pensato: «Povero padre Pacifico! Deve trattarsi di un problema veramente serio!».

E infine, verso le cinque del pomeriggio, ecco che lo incrocio di nuovo lungo lo stesso corridoio, e sento che sbotta di colpo: «Pagliacci, pagliacci, pagliacci!».

A questo punto lo inseguo, lo tocco per un braccio e gli dico: «Padre, mi scusi: [2] è tutto il giorno che lei va recitando queste strane litanie… Potrei sapere il motivo?».

Lui mi guarda, fa un bel sorriso, aspetta qualche secondo e poi mi dice: «Facciamo così: questa sera, dopo cena, ci riuniamo anche con gli atri due [padre Furio e padre Secondo], e così spiego a tutti di che cosa si tratta. Ok?».

«Ok, padre!».

E in effetti dopo cena, radunati al gran completo, ci ha svelato l’arcano.

Per mezzo di Duc in altum e di altri blog analoghi, lui stava seguendo minuto per minuto la questione relativa alla soppressione delle Messe e alla chiusura delle chiese, specie per la diocesi di Roma (dove vivono anche alcuni suoi familiari); e in particolare: 1) il decreto del cardinale vicario De Donatis del 12 marzo, che decideva la serrata generale degli edifici sacri, in sintonia con l’avvenuta chiusura della basilica di san Pietro e in linea con l’apposita nota del cardinale Bassetti, presidente della Cei; 2) il decreto del giorno successivo, ad opera dello stesso cardinale De Donatis, che annullava in parte la decisione del giorno precedente. Il tutto, con un mellifluo e penoso rimbalzo di responsabilità tra lui, semplice vicario, e l’effettivo vescovo della Città Eterna.

E fin qui il bravo padre Pacifico era riuscito a sopportare la cosa: tutti infatti, nel prendere una decisione, possiamo sbagliare, anche un sommo pontefice o il suo cardinale vicario. E a tal proposito debbo precisare che il nostro padre guardiano è sempre molto rispettoso nei confronti dell’autorità costituita, anche quando questa non meriterebbe forse molta deferenza, come avviene talvolta con il nostro ministro provinciale, padre Adolfo da Furore, [3] tendenzialmente arrogante e dispotico.

Ciò che invece l’aveva mandato su tutte le furie era stata la comparsa sul web, la sera stessa del 13 marzo – quando cioè il cardinale De Donatis aveva già emanato il suo secondo decreto –, di una incredibile lettera a firma di uno dei segretari personali di papa Bergoglio.

Questa missiva ha dell’incredibile sotto tutti i punti di vista: 1) per la forma, perché è composta da due parti chiaramente distinte tra loro: l’introduzione, dal tono molto didascalico; e il corpo vero e proprio, dal tono paternalistico-decisionale; 2) per la sostanza, perché non si era mai visto finora che il semplice segretario personale di un papa entrasse a nome proprio – diremmo, a gamba tesa – in una discussione così importante, che coinvolge cardinali e vescovi di Roma e non solo, per stabilire cosa bisogna fare e cosa no.

Essa in pratica diceva che, per non meritarsi gli stessi rimproveri di Gesù a Simon Pietro, era necessario mettersi di più a disposizione della gente, senza timore del virus, schierandosi dalla parte dei malati e degli operatori sanitari e lasciando aperte le chiese.

A questo punto padre Pacifico si è scatenato: «Questa lettera è l’ennesima dimostrazione dello stile subdolo e ipocrita di Bergoglio. Troppe volte egli lancia il sasso e nasconde la mano. L’ha fatto in questi anni, mimetizzandosi dietro i sinodi da lui indetti e pilotati. L’ha ripetuto a gennaio, pretendendo di dare ordini folli per mezzo di monsignor Georg. L’ha fatto di nuovo adesso, nascondendosi dietro un suo segretario completamente sconosciuto e ricattabile». E ancora: «Quando un superiore ecclesiastico prende una decisione che poi si rivela sbagliata, deve avere il coraggio di riconoscerlo davanti a tutti i suoi sudditi. Non è possibile che Bergoglio, nel dare certi ordini restrittivi, si nasconda dietro a Bassetti o a De Donatis o a un pinco pallino qualsiasi; e poi faccia il moralista dicendo che i preti non devono essere come don Abbondio; e faccia anche l’eroe andando a visitare due chiese di Roma, la sera del 15 marzo, con tanto di fotografo e cineoperatore al seguito, per chiedere la fine della pandemia; e completi il tutto con la solita intervista alla Repubblica, collaudato specchietto per allodole. In questo modo egli getta nel ridicolo sé stesso e i suoi collaboratori, noti e meno noti.

Questo dunque era il senso delle parole che padre Pacifico andava ripetendo tutto il giorno, con la sofferenza dipinta sul volto: «Ridicoli… buffoni… pagliacci…!».

E la sua conclusione non poteva essere più chiara e tagliente: «Ricordatevi di una cosa: nel fare le mie valutazioni papali papali, io ho usato il plurale perché sono il guardiano di una comunità di frati; altrimenti avrei usato volentieri il singolare!».

A capo chino e in assoluto silenzio, ci siamo diretti in chiesa per la recita di compieta, concludendo con la consueta antifona mariana, leggermente modificata: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo – compreso il pericolo Bergoglio –, o Vergine gloriosa e benedetta».

Padre Giocondo da Mirabilandia

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[1]          Strangolagalli è in provincia di Frosinone.

[2]          Nel nostro ordine, ai superiori diamo ancora del lei.

[3]          Furore è un comune in provincia di Salerno.

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