Coronavirus / Usa: vescovi più realisti del re

Come sta reagendo la Chiesa cattolica degli Stati Uniti alla pandemia da coronavirus?

La situazione è diversa da Stato a Stato, ma in generale, osserva LifeSiteNews, da parte dei vescovi si nota la tendenza a essere più realisti del re, cioè ad applicare in modo più restrittivo del dovuto le norme stabilite dalle autorità civili.

Negli Usa diciassette Stati hanno emesso direttive anti-coronavirus che consentono alla Chiesa di mantenere attivi alcuni servizi. Altri sette Stati, pur avendo emesso direttive più rigide, consentono comunque l’amministrazione dei sacramenti se fatta in modo da rispettare le misure contro gli assembramenti.

Nel primo gruppo di Stati le disposizioni delle autorità civili sono piuttosto generose nei confronti della Chiesa. Consentono infatti “servizi di culto con restrizioni ragionevoli”. Ed è sorprendente che spesso tali norme siano state decise da Stati di tendenza liberal, con governatori democratici.

LifeSiteNews fa l’esempio del Connecticut, dove il governatore, il democratico Ned Lamont, ha equiparato le riunioni di natura religiosa e spirituale a quelle riguardanti i servizi essenziali. Vige dunque il divieto di riunioni con la presenza di più di cinquanta persone e c’è la raccomandazione di adottare la distanza di sicurezza, ma non c’è il divieto assoluto di celebrare.

Nel New Jersey gli ordini emanati dal governatore Phil Murphy consentono di “lasciare la propria abitazione per motivi educativi, religiosi o politici” e anche lo stato del Kansas elenca i “servizi religiosi” tra le “attività essenziali”, così che i cittadini sono autorizzati a “eseguire o assistere a servizi o attività religiose o basate sulla fede”.

Regole simili si trovano in Arizona, Florida, Iowa, Louisiana, New Mexico, North Dakota, Ohio, Oregon, Pennsylvania, South Dakota, Tennessee, Texas, West Virginia e Wyoming. Altri Stati hanno emanato norme più rigide, permettendo riunioni religiose con la presenza di un massimo di dieci persone, ma senza vietare del tutto i servii religiosi.

Secondo LifeSiteNews si tratta, nel complesso, di disposizioni piuttosto rispettose delle esigenze dei fedeli, tuttavia nel paese c’è stato un vero e proprio “black out spirituale” dovuto al fatto che i vescovi, probabilmente nel timore di essere accusati di irresponsabilità,  si sono autolimitati.

La Chiesa cattolica ha infatti disposto di sospendere tutti i servizi religiosi e le Messe pubbliche. Alcune diocesi sono persino andate oltre, mettendo limiti alla celebrazione di battesimi, confessioni, comunioni e unzione degli infermi, e spesso sono state chiuse anche le cappelle di adorazione che comportano un limitato contatto umano.

Molti cattolici sono rimasti “sgomenti” di fronte a questa politica della Chiesa. Non chiedono di infrangere la legge, ma la sua applicazione, e non riescono a capire perché i vescovi cattolici siano andati oltre la legge stessa.

Le autorità civili, osserva LifeSiteNews, hanno deciso di rispettare le necessità di sostentamento spirituale in un momento di prova perché hanno riconosciuto il ruolo importante della religione. Al contrario, i vescovi negano i sacramenti proprio mentre sono più necessari. E i pastori che, con fantasia, si sono inventati modi per garantire i sacramenti temono la reazione dei loro vescovi molto più di quella dei governatori.

Il problema è che “molti funzionari della Chiesa, i quali hanno perso l’idea della salvezza delle anime come elemento centrale della loro missione, non riescono a vedere che il modo migliore per aiutare il benessere materiale della nazione in tempi di crisi consiste nel prendersi cura del benessere spirituale dei fedeli, specialmente attraverso i sacramenti”. Insomma, da parte della gerarchia c’è una “tragica perdita di fede nel potere di Dio e della sua Beata Madre di agire e aiutare i fedeli”.

A.M.V.

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