I cattolici al tempo del coronavirus / 21

La mia Pasqua

Caro Valli, racconto la mia giornata di Pasqua. Un familiare mi telefona alle 14: “La scorsa notte non ho dormito, tutto il tempo a tossire, adesso ho misurato la febbre e ho 37,5″. Rispondo di stare tranquillo e che si sentiremo più tardi. Alle 16 la temperatura è salita a 38. Chiama il 112, il quale lo invita a chiamare un numero della guardia medica, che a sua volta ci indica di chiamare il 118. Dopo al massimo trenta minuti dalla prima telefonata, arriva l’ambulanza. Tutto ha funzionato a meraviglia.

Nessuno può salire sull’ambulanza e a nulla servirebbe seguirla sino all’ospedale: per ovvie ragioni non ci verrebbe permesso di entrare. A distanza di un paio d’ore, il nostro familiare ci chiama con il cellulare e ci informa che è stato visitato e ha già fatto il tampone. Anche in questo caso, devo riconoscere che sono stupito dalla celerità e dall’efficienza.

Dopo un’ora suona nuovamente il cellulare: è un medico dell’ospedale e ci spiega che dalle lastre risulta essere in atto una polmonite; per l’esito del tampone bisognerà attendere l’indomani, ma intanto ci avvisa che poiché il nostro familiare ha settantadue anni, “vi dico già che se vi fosse la necessità di intubarlo non lo faremo, abbiamo altre priorità”.

Riferisco questa esperienza personale (Torino) per dire che a dispetto di quanto ci raccontano in televisione gli operatori sanitari sono spesso obbligati a operare precise scelte, in base all’età e alle patologie del ricoverato.

Io spero che il tampone darà esito negativo e prego per questo. Ma se il malato dovesse risultare contagiato dal coronavirus siamo già stati avvisati: i medici  non potranno salvarlo.

Lettera firmata

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Una Settimana Santa da paura 

Caro Aldo Maria, mi permetto di condividere con lei alcuni fotogrammi della Settimana Santa appena trascorsa.

La totale indifferenza e assuefazione, intorno a me, per l’inaudita privazione del diritto-dovere di adempiere materialmente il supremo Precetto Pasquale; la notizia che il Giovedì Santo i vigili urbani, casualmente presenti nei pressi di una parrocchia, hanno impedito a una mia amica l’ingresso nella chiesa; le parole pubbliche di pastori e predicatori in omelie e interviste: tutte formalmente cristiane, ma al fondo intrise di speranza laicista e di pretesa verso Dio. Pretesa di ricevere la salvezza – innanzitutto la salute fisica – gratis. Parole di consolazione umanistica e non di conversione.

Mi resta anche l’immagine delle chiese aperte, ma perennemente prive della presenza dei sacerdoti, per lo più rinchiusi nelle loro abitazioni. Mi rimane il disagio per il contrasto tra la prescritta liturgia solenne e la fredda desolazione delle cattedrali vuote. Ho seguito con insofferenza vie Crucis che, invece di guardare a Cristo che muore per noi, erano piene di introspezione autoconsolatoria e autoassolutoria.

Concludo con una parola: paura. Tutto il sistema – in stato d’assedio – trasmette paura; una paura sottile, indefinita, che oltrepassa i contorni della salute e del futuro che si profila.

Il Giovedì Santo, dopo aver preso un appuntamento al telefono con un amico sacerdote, mi sono introdotto furtivamente in sacrestia e ho potuto confessarmi. Ma, anche in quel caso, con paura: di essere intercettato da una zelante pattuglia di forze dell’ordine e di aver violato la legge divina, di aver commesso una profanazione, quasi che avessi “rubato” il sacramento.

Grazie per la pazienza e auguri cattolici.

Lettera firmata

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Restituiteci l’Eucaristia!

Caro Aldo Maria Valli, volevo ringraziarla perché continua a parlare di Dio in un momento così delicato e perché porta in evidenza un problema attuale e cruciale per un cittadino cattolico: la negazione dell’Eucarestia e tutti i problemi che ne derivano.

Ormai viviamo in un’epoca in cui Dio è dimenticato. Giornali, trasmissioni televisive, discorsi politici: Dio è eliminato. Mai, in nessuna epoca storica colpita da epidemie, si evitò di ricorrere a Dio.

Noi fedeli avvertiamo con forza la necessità di pregare, di dire il rosario, di continuare a celebrare e ricevere l’Eucarestia. Ma è un diritto misconosciuto.

Credo fermamente che una corretta concertazione tra lo Stato e la Chiesa potrebbe fornire una soluzione per consentire ai sacerdoti di celebrare la Santa Messa, soprattutto nella Domenica delle Palme e a Pasqua, fatte salve le precauzioni del caso. Invece i diritti di noi cattolici non vengono presi in considerazione.

Chiara

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Con il pensiero a Benedetto XVI

Carissimo Aldo Maria Valli, in questi giorni terribili, mentre abbiamo negli occhi le immagini di migliaia di caduti, privati anche dei conforti religiosi, di un funerale e di una sepoltura da cristiani, non dimentichiamo il caro, grande vicario di Cristo, il Santo Padre Benedetto XVI, che pensiamo immerso nella preghiera, nella sofferenza per questa Chiesa.  Chiediamogli una benedizione e nello stesso tempo invochiamo su di lui la paterna benedizione di Dio Padre e l’affettuosa vicinanza dell’amata Madre di Gesù e Madre della Chiesa.

Lettera firmata

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Ma come può Dio concederci la grazia?

Caro Valli, sempre di più sembra che Dio stia punendo il suo popolo. Tanti chiedono che siano ripristinate le Messe, ma finché il popolo di Dio non si pentirà, promettendo di smettere di offendere e oltraggiare il Santissimo Sacramento, Dio non potrà accontentarci e continuerà a tenerci lontani dalla Messa.

Sono un membro del clero e, prima di ogni Messa a porte chiuse, mi metto a guardare, a lato dell’altare maggiore, la Chiesa vuota, buia, spettrale. E mentre la guardo mi vengono in mente gli scempi e gli orrendi oltraggi al Santissimo Corpo di Cristo: preti che cantano e ballano davanti al tabernacolo, vescovi in bici nelle loro chiese, fedeli in pantaloncini e ragazze praticamente in mutande, gente che entra a Messa in corso, che non sa fare una genuflessione e un segno di croce, che chiacchiera di tutto, che lascia squillare i cellulari. Gli angeli si coprono la faccia per non guardare l’inguardabile! Com’è possibile oltraggiare così il Signore?

Legga che cosa scrive la serva di Dio Luisa Piccarreta (Libro di Cielo, vol. 12): “Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere afflitto afflitto, ed io gli ho detto: ‘Amore mio, che hai così afflitto?’ E lui: ‘Ah, figlia mia! Quando permetto che le chiese restino deserte, i ministri dispersi, le Messe diminuite, significa che i sacrifizi mi sono di offesa, le preghiere insulti, le adorazioni irriverenze, le confessioni trastulli e senza frutti; quindi non trovando più gloria mia, anzi offese, né bene loro, non servendomi più, li tolgo. Però questo strappare i ministri dal mio santuario significa ancora che le cose sono giunte al punto più brutto e che la diversità dei flagelli si moltiplicherà. Quanto è duro l’uomo, quanto è duro!’”.

Se queste parole di Cristo sono vere, o il popolo di Dio si riconosce colpevole di aver disarmato l’Amore e propone di diventare finalmente vero adoratore come Cristo lo vuole, o nessuna preghiera funzionerà (“…non chi dice Signore, Signore…”).

Rifletta: se Dio facesse il miracolo di toglierci questo virus, domani i fedeli tornerebbero in chiesa, alla Messa, e si comporterebbero esattamente come prima della pandemia, offendendo Cristo magari più di prima. Come può, dunque, Dio concederci la grazia?

Lettera firmata

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Qualche sospetto

Cari Valli, prendo spunto dal suo intervento Un flusso benedetto. Nonostante tutto e ammetto che, sebbene le limitazioni siano tante, c’è, come sempre, lo spazio per il bene.  Però mi chiedo: visto che le celebrazioni possiamo farle mediante i mezzi digitali e possiamo purificarci dai nostri peccati, anche gravi, senza l’assistenza e la mediazione di un confessore, perché mai, una volta finito questo stato di emergenza, dovremmo tornare in chiesa insieme ai nostri pastori? Non ci stiamo abituando a liturgie e sacramenti virtuali?

Una mia sorella in Cristo ripete sempre: Dio scrive dritto anche sulle righe storte. Vero, ma com’è difficile non essere presi da qualche sospetto!

Che Dio ci aiuti!

Lettera firmata

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Non tutti i mali…

In questa Pasqua segnata dalla pandemia abbiamo vissuto i riti dalle nostre case, servendoci dei mass media. La creatività è venuta in soccorso e nonostante tutto riusciamo a seguire le Messe e  a pregare. Devo anzi dire che non ho mai pregato tanto come in questa quarantena. Io sono una tipica cattolica della domenica, e invece adesso seguo la Messa ogni giorno e così ho modo di ascoltare la Parola di Dio molto più spesso che in passato. Non tutti i mali vengono per nuocere!

Lettera firmata

 

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