Fulton Sheen, i sacramenti e l’umorismo di Dio. Ovvero: vogliamo essere uomini o cavalli?

Cari amici di Duc in altum, vi propongo il mio più recente contributo per la rubrica La trave e la pagliuzza in Radio Roma Libera.

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Secondo Ennio Flaiano l’umorista è «un uomo di ottimo malumore». Secondo Giovannino Guareschi «l’umorismo cammina nel sentiero del paradosso». Secondo Thomas Stearns Eliot «l’umorismo è un modo di dire qualcosa di serio». Con le definizioni si potrebbe continuare a lungo. Essenzialmente lo humor (o humour, se a quella americana preferiamo la dizione inglese) è la capacità di combinare elementi visibili e invisibili. Ed è per questo che l’inventore dello humor è Dio stesso, come diceva l’arcivescovo Fulton Sheen. Ed è per lo stesso motivo che il distacco da Dio avviene quando il mondo diventa troppo serio o, meglio, quando si prende troppo sul serio. Ma se è Dio che ha inventato l’umorismo, allora anche i sacramenti c’entrano con lo humor? Certo che sì.

La risposta affermativa arriva proprio dall’arcivescovo Sheen, che apre in questo modo il bellissimo libro I sette sacramenti (Ares, 256 pagine, euro 14,90), nel quale il Battesimo, la Confermazione, l’Eucaristia, la Penitenza, l’Unzione degli infermi, l’Ordine sacro e il Matrimonio sono presentati in modo non solo comprensibile, ma anche attraente.

Ma in che senso i sacramenti c’entrano con lo humor? Ascoltiamo Sheen: «Nessuno potrebbe mai comprendere i sacramenti senza quello che definirei un “divino senso dello humor”. Si dice che una persona ha senso dello humor se può “vedere oltre” le cose e che manca di senso dello humor se non è capace di “vedere oltre” le cose. Nessuno ha mai riso per un gioco di parole di cui non ha colto il significato. Per il materialista questo mondo è opaco come una cortina: non si può vedere nulla attraverso di essa. Una montagna è solo una montagna, un tramonto è solo tramonto; ma per poeti, artisti e santi il mondo è trasparente come il vetro di una finestra: esso parla di qualcosa che va al di là; per esempio, una montagna parla della potenza di Dio, il tramonto della sua bellezza e il fiocco di neve della sua purezza. Quando il Signore incarnato camminava sulla terra, vi ha infuso quel “divino senso dello humor”. C’è solo una cosa che “ha preso sul serio”, e questa è l’anima».

Per spiegare i sacramenti Sheen usa similitudini inconsuete, ma illuminanti. «Una stretta di mano è, in qualche modo, un sacramento, poiché c’è qualcosa che si vede e si sente, appunto l’afferrarsi delle mani, ma anche qualcosa di invisibile e misterioso, cioè la comunicazione dell’amicizia. Un bacio è una sorta di sacramento: il lato fisico di esso è presente anche se uno bacia la propria mano, ma manca il lato spirituale perché in questo caso non c’è segno di affetto verso un altro. Una delle ragioni per cui un bacio rubato è spesso sgradito è perché non è sacramentale; c’è il lato carnale senza quello spirituale».

E ancora: «Una parola pronunciata è una sorta di sacramento, perché c’è in essa qualcosa di materiale o di udibile; ma c’è al contempo qualcosa di spirituale, cioè il suo significato. Un cavallo può ascoltare una barzelletta proprio come un uomo. Ammettiamo che il cavallo possa sentire le parole anche meglio dell’uomo, ma alla fine del racconto l’uomo riderà, mentre il cavallo non riderà affatto. Il motivo è che il cavallo coglie solo il lato materiale del “sacramento”, cioè il suono, ma l’uomo ne coglie il lato invisibile o spirituale, cioè il significato».

La domanda viene naturale (e va rivolta ai materialisti): vogliamo essere uomini o cavalli?

L’uomo può scegliere se vivere al solo livello sensibile e intellettuale o se aprirsi anche al livello divino. Aprirsi al divino è avere una visione sacramentale. Dio salva, ma come? Appunto con i sacramenti.

Ogni pagina di Sheen andrebbe citata. Mi limito alla conclusione del libro: «Cristo in quanto Dio è autore dei sacramenti. Egli solo santifica. Come capo della Chiesa ha sofferto e meritato sulla croce e ora diffonde la sua grazia e i suoi meriti attraverso il corpo e le membra. Ogni sacramento è donato per il benessere del Corpo mistico; i suoi effetti non sono solo individuali ma sociali. Benché tutti conferiscano la grazia, un sacramento sorpassa gli altri in dignità e tutti guardano a esso: si tratta dell’Eucaristia. Gli altri sacramenti donano la grazia, ma l’Eucaristia dona l’autore della grazia. Gli altri sacramenti sono fiumi di grazia, l’Eucaristia è la sorgente».

Sheen scrisse queste parole nel 1964. Quasi sessant’anni dopo è legittimo chiedersi se l’attacco all’Eucaristia non nasca proprio dal fatto che è la sorgente della grazia.

Aldo Maria Valli

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Fulton J. Sheen, I sette sacramenti, Ares, 2020

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