Unioni civili omosessuali / Don Nicola Bux: “Dal papa opinioni personali. Il cattolico non ne è vincolato”

Cari amici di Duc in altum, vi propongo l’intervista che don Nicola Bux ha concesso alla Gazzetta del Mezzogiorno.

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Don Bux, papa Francesco non apre in alcun modo al matrimonio tra omosessuali, ma dice più semplicemente che se due persone, anche dello stesso sesso, decidono di convivere hanno il diritto a far sì che le loro scelte siano tutelate. È così?

Dalla visione integrale dell’intervista, come riportato da alcuni siti ed asserito da alcuni commentatori, risulterebbe un no al matrimonio tra omosessuali, ma un’approvazione alle cosiddette unioni civili anche tra persone dello stesso sesso. Tuttavia, l’affermazione non sarebbe meno problematica e foriera di grossi fraintendimenti, poiché, come evidenziava il professor Michele Costantino, docente di diritto all’università di Bari, il tentativo di equiparare le due situazioni, risulta non corretto e impraticabile. Situazioni differenti richiedono soluzioni differenti e questo non perché si voglia discriminare, ma perché è nella natura delle cose e perché si deve sempre perseguire e attuare la giustizia. In altre parole, la tutela della dignità delle persone, dei loro diritti o dei loro interessi può realizzarsi nei diversi ordinamenti civili senza pretendere di utilizzare categorie giuridiche o di altro tipo che per loro natura non risultano assimilabili o avvicinabili. Che senso ha creare degli istituti simili al matrimonio, senza chiamarli con quel nome (perché in fin dei conti si comprende che non possono essere la stessa cosa), quando si può tutelare ciò che veramente è un diritto, e non i meri desideri, con le disposizioni normative già esistenti o integrandole miratamente? In realtà, questi tentativi sottendono, cercando di dissimularla, l’idea che il matrimonio non possa più essere considerato solo quello tra un uomo e una donna e sancito da un riconoscimento pubblico e sociale. Un desiderio naturale o, peggio, innaturale, non è sufficiente per fare di due individui una famiglia, ma è necessaria una vocazione che faccia in modo che le due persone si uniscano, completandosi secondo l’ordine iscritto nella natura e che non dipende da loro. Non siamo oggi tutti sensibili a riconoscere e rispettare le leggi della natura? Perché non quelle dell’uomo, capolavoro della creazione?

Cosa non dice, invece, Papa Francesco?

Non dice proprio ciò che ricordavo prima e quanto ribadito nella conclusione del documento della Congregazione per la dottrina della fede del 2003, approvato dal papa san Giovanni Paolo II: «La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società» (11).

In ogni caso è la prima volta che il papa, anzi un papa, si esprime pubblicamente in questo modo, o no?

Non pochi mi chiedono come un papa possa dire queste cose: non gode dell’assistenza divina? Risposta: sì, se è “attaccato alla dottrina sicura, secondo l’insegnamento trasmesso” alla Chiesa (cfr Lettera di san Paolo apostolo a Tito 1,9), ossia “un insegnamento che porta ad una migliore intelligenza della Rivelazione in materia di fede e di costumi” (Catechismo della Chiesa cattolica,892); no, se comunica opinioni da esso difformi. Il cattolico sa distinguere i due “corpi” del papa, come dicevano i medievali: il corpo dell’uomo e il corpo del vicario, ossia quando esprime sue opinioni o quando insegna le parole di Cristo. Nel primo caso, il cattolico (ma anche il laico che segue la retta ragione) non è tenuto ad aderire con religioso ossequio dello spirito, tanto meno con l’ossequio della fede (cfr Ibidem). Dunque, come accade a ciascuno di noi, un papa che concede una intervista non parla “da papa”, ma da persona privata. Joseph Ratzinger ci teneva a questa distinzione. Nessun papa finora ha detto una cosa simile, in quanto non corrispondente all’insegnamento della Chiesa, voluto da Cristo. Dunque, quanto papa Bergoglio ha espresso pubblicamente è una sua opinione.

Cosa comporta questo percorso?

La caratteristica del magistero della Chiesa è di essere “costante” in materia di fede e di morale. Il cattolico non è obbligato a dare l’assenso a ciò che, sottolineo, in tale materia, non è costante; anzi è obbligato a pensare il contrario, seguendo quanto hanno insegnato tutti gli altri papi. Il fedele non si deve sentire a disagio rifiutando opinioni, che travolgono il diritto naturale e divino, la legge morale naturale e il concetto di legge, fino a far coincidere l’autorità con il potere. Infatti, l’autorità civile che promuove ciò non vuole il bene comune ma il male della società.

A livello politico non c’è il rischio che le parole di Francesco siano strumentalizzate per legittimare la proposta di legge Zan contro l’omotransfobia? Ovvero non c’è il rischio che la Chiesa tenti di dettare l’agenda su temi che vedono la politica estremamente divisa?  

Non si tratta solo di un rischio, ma, come è già avvenuto per altre dichiarazioni, la strumentalizzazione è già in atto e si farà più intensa con l’avvicinarsi della discussione della proposta di legge. Inoltre mi lasci rimarcare una circostanza molto curiosa ed a tratti paradossale, ovvero che la figura e le parole del papa sono sempre più spesso strumentalizzate da coloro che per tutta la vita hanno gridato all’ingerenza della Chiesa nelle cose che riguardano esclusivamente lo Stato e si sono ripetutamente stracciate le vesti per gli interventi dei predecessori di papa Francesco o dell’allora presidente della Cei. La Chiesa ha il compito di formare le coscienze e di guidare i fedeli, ma deve sempre rifuggire la tentazione di invischiarsi nelle lotte di potere che squalificano l’arte della politica.

Condivide che tutti, omosessuali compresi, debbano avere lo stesso diritto di cittadinanza nella Chiesa?

Cristo è morto per tutti, ha steso le sue braccia sulla croce ed ha versato il suo sangue per ogni uomo, nessuno escluso. Ma lo ha fatto non perché l’uomo rimanga nella sua situazione di peccato, ma perché possa intraprendere un cammino di conversione con la forza della sua grazia, lasciandosi infiammare e plasmare costantemente dall’amore che il Salvatore nutre per lui e che lo ha spinto a tanto. L’incarnazione ci svela la verità sull’uomo e nella Chiesa ognuno è chiamato a scoprire ed a vivere questo cammino di verità, con il sostegno dei pastori e dei fratelli. Il Signore non fa mai mancare la sua grazia a chi è disposto ad intraprendere la strada che conduce a poter dire, con san Paolo, “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Da quando è stata fondata, la Chiesa vede nelle sue fila, fianco a fianco, uomini e donne fragili, ma tutti con lo stesso fine, la santità. Nella Chiesa l’unico vero diritto è quello di riconoscersi peccatori e bisognosi della misericordia di Dio; solo allora si diviene autenticamente capaci di sperimentare l’amore trinitario, che trasforma radicalmente la vita.

Si tratta di osservazioni lontane anni luce da certe prese di posizione. Il papa è un rivoluzionario?

Chi conosce la dottrina sociale della Chiesa sa che sono frasi di tipo radicale e anarchico, non cristiano, né conformi alla filosofia e teologia cattolica. Il papa non può essere un rivoluzionario, poiché Gesù ha chiesto a Pietro di “confermare i fratelli” nella fede che Lui stesso ha stabilita e che non può essere mutata perché viene da Dio. L’unica proposta “rivoluzionaria” è la conversione proposta da Gesù Cristo. Gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi, ma soprattutto gli uomini del nostro tempo, non hanno bisogno di rivoluzioni e rivoluzionari, ma di conversione a Colui che è venuto nel mondo per salvarli dal peccato e li aiuti a ricomprendere il senso autentico e profondo della loro umanità. L’unica vera rivoluzione è quella del cuore. Per questo, l’unico grande compito affidato da Cristo alla Chiesa è l’invito: “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15).

Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

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