Muri e ponti. Separare e dividere non sono la stessa cosa. Dio separa, il diavolo divide

di Aurelio Porfiri

Leggere i testi della Sacra Scrittura facendo attenzione ai significati che emergono dall’investigazione linguistica è affascinante, ed è qualcosa che la Chiesa ha sempre fatto. Ci permette di vedere sotto un’altra luce anche tante questioni che agitano l’attualità.

Per esempio, ci viene spesso fatto presente che l’unità è importante, il che è vero. Ma dovremmo sempre tener presente che l’unità deve rispettare una sana differenza. Bisogna salvaguardare le identità legittime, ciò che la tradizione ci tramanda e che non deve andare perso.

Un principio deve servire come guida: Dio separa, il diavolo divide. Separare vuol dire distinguere, dare a ogni cosa il suo nome, come direbbe Confucio. Il docente di esegesi biblica André Wénin dice: “Il fatto di separare, di distinguere, è quindi una caratteristica permanente dell’azione creatrice dell’Elohim di Genesi”.

Mircea Eliade, rispondendo ad Alfredo Cattabiani (Miti delle origini e ritmi cosmici) diceva: “Tutte le religioni ammettono che vi sono un tempo, uno spazio e gesti che si possono definire sacri. Il profano invece è caratterizzato dal suo carattere illusorio, passeggero, senza significato”. Gli spazi sacri, la musica sacra, l’arte sacra sono diretti proprio a quel Dio che separa fin dall’inizio. Egli crea e nel creare separa e distingue. Se leggiamo le prime righe della Genesi nella versione letterale del già citato André Wénin scopriamo questo: “Quando Elohim iniziò a creare i cieli e la terra – ora la terra era tohu e bohu, e tenebre sulla faccia di un abisso, e vento di Elohim muovendo(si) sulla faccia delle acque –, e Elohim disse: sia luce e fu luce. E Elohim vide la luce: che è bene! E Elohim separò la luce e le tenebre. E Elohim chiamò la luce giorno, e le tenebre, [le] chiamò notte. E fu sera e fu mattina. Giorno uno”, eccetera.

Questa idea del separare è tanto connaturata a Dio che nel Vangelo di Matteo leggiamo la parabola della zizzania e del grano, dove si raccomanda: “Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”. La zizzania all’inizio non veniva toccata per salvaguardare la parte buona, il grano, ma in seguito era bruciata. Nella mente di Dio non esiste l’indistinto: c’è bene e male, giusto e sbagliato, buono e cattivo. E all’interno di queste grandi categorie ci sono tante separazioni. Anche nel libro dell’Apocalisse leggiamo che Egli separerà i buoni dai cattivi. Dio separa, cioè distingue.

Il diavolo invece divide, cioè oppone. Mette contro anche ciò che deve stare insieme. Il nome viene dal verbo greco che significa proprio dividere. Nella Genesi il serpente cerca astutamente di dividere Eva, gli umani, dalla volontà di Dio: “Si legge nel libro della Sapienza: è tramite l’invidia del diavolo che la morte è entrata nel mondo (Sap 2,24a). Per il sapiente, l’invidia o gelosia (phthonos) semina la morte nel mondo che Dio ha ordinato al bene e alla vita (Sap 1,13- 15). Rimandando alla figura del serpente, precisa che questa invidia è quella del diavolo (diabolos). Il diavolo è quindi invidioso, geloso. Di che cosa? Dell’alleanza tra Adonai e l’umano che vorrebbe suo. Ora, colui che brama proietta di solito nel rivale la propria bramosia. Ecco perché il serpente presenta Adonai come un essere pieno di bramosia e di gelosia, e cerca di allontanare da lui l’umano pretendendo, così, di renderlo felice. Ma il suo nome è rivelatore: diaballô significa in greco gettarsi di traverso, dividere. Non è questa l’opera del serpente in Genesi 3?” (André Wénin).

Che cosa distingue il separare e il dividere? La verità dell’agire. Chi separa, Dio, guarda alla verità delle cose e delle persone, Lui che è la Verità tutta intera. Mentre il dividere procede dalla menzogna, per quanto essa appaia astuta. Quindi, costruiamo pure ponti, ma non dimentichiamoci dell’importanza dei muri.

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