Noi viaggiatori della sera. E la “nuova normalità”

di Francesco Lamendola

Il progetto di dominio totale dei signori della grande finanza si sostiene su di un presupposto fondamentale: che la gente si abitui, un poco alla vota, a una Nuova Normalità fatta di diritti flessibili e revocabili, di emergenza permanente, di capovolgimento del senso morale, di azzeramento di ogni residuo senso critico, di indottrinamento capillare ottenuto non tanto mediante una pressione esplicita e frontale, bensì con una serie continua di sottintesi, di silenzi, di assenze, là dove invece le persone si aspettano legittimamente la parola, la presa di posizione, l’affermazione esplicita.

È così che il potere globalista si guadagna il consenso delle masse: non potendo sottomettere fisicamente miliardi di perone, deve far sì che siano esse medesime a desiderare di esser poste sotto tutela, s’intende per il loro bene; di essere sollevate da ogni decisione e responsabilità individuale; di sentirsi instradate e incoraggiate a fare ciò che il potere vuole, ma con l’illusione di aver fatto una libera scelta o, quanto meno, di aver fatto “la cosa giusta”, come usano dire gli americani. Laddove la “cosa giusta” è porgere il collo alla cavezza e protendere il volto alla museruola, per essere legati e condotti al macello come tanti manzi docili e rassegnati, o semplicemente illusi di andare non verso il mattatoio, ma chissà, verso una non meglio identificata terra promessa, chiamata Nuovo Ordine Mondiale.

C’è un film del 1979 pressoché dimenticato e già a suo tempo passato quasi inosservato, I viaggiatori della sera, scritto, diretto e interpretato da Ugo Tognazzi (affiancato da una brava Ornella Vanoni) e tratto da un romanzo di Umberto Simonetta, che sembra descrivere il clima psicologico e spirituale di oggi. In una società futura ma non troppo, si immagina che le autorità governative, impensierite dalla crescita della popolazione, abbiano deciso di “fermare” la curva demografica procedendo alla graduale eliminazione, in forme dolci e indolori, degli ultra-cinquantenni. Al compimento dei cinquant’anni, tutti i lavoratori sono mandati in pensione e trasferiti in un villaggio vacanze in apparenza lieto e confortevole (l’ambientazione è nelle Isole Canarie), dove, in un clima di spensieratezza e d’insospettato erotismo, ha inizio l’eliminazione programmata. La quale si svolge così: tutti i villeggianti devono partecipare, la sera, al gioco della tombola: chi vince, guadagna una crociera speciale, dalla quale stranamente nessuno ha mai fatto ritorno. Il merito maggiore del film consiste nella efficace rappresentazione dei meccanismi mentali per cui gli sventurati cinquantenni si adattano gradualmente al loro destino e alla prospettiva che sia giusto così. Peggio ancora, i giovani, nel caso del protagonista i suoi figli e il suo nipotino, mostrano di condividere in pieno l’ideologia dominante e di considerare la sorte riservata a lui e a sua moglie come una cosa perfettamente logica e naturale: il tutto con la più limpida buona coscienza e coi migliori sentimenti di questo mondo, segno inequivocabile che in essi è avvenuto un autentico capovolgimento del senso morale, per cui il male è diventato bene e il bene è diventato male.

Ed è proprio questo aspetto che suggerisce l’inquietante confronto con ciò che sta accadendo oggi, coi nipotini che evitano di andare a trovare i nonni per il loro bene, e gli anziani delle case di riposo che vengono vaccinati come mandrie di bestiame, e i morenti che vengono lasciati spegnersi in solitudine messi in un sacco di plastica e cremati senza neppure un funerale. Il tutto senza che la gente si faccia due domande su questo zelo improvviso dello Stato per la salute dei cittadini, lo stesso Stato che aveva smantellato la sanità pubblica perché ce lo chiedeva l’Europa (ma che adesso non ascolta nemmeno l’Europa allorché essa raccomanda di non fare pressioni per vaccinare la popolazione e di non discriminare chi sceglie di non vaccinarsi). E inoltre nel pieno rispetto dei protocolli sanitari, con dei decreti-legge regolarmente firmati dal Capo dello Stato, e con una stampa e una televisione che ripetono incessantemente, da quasi due anni a questa parte, le stesse menzogne, le stesse minacce e gli stessi ricatti, capovolgendo le cose e facendo passare quanti si rifiutano di farsi inoculare il siero malefico come dei pericolosissimi untori e dei nemici del pubblico bene, da additare al disprezzo generale e da isolare, condannare, coprire di contumelie.

Alcuni esempi:

  • Sergio Mattarella: Chi non vuole vaccinarsi non invochi la libertà, perché mette a rischio la vita altrui [dunque, niente libertà e niente diritti per chi non si vaccina: è nella condizione degli ebrei nel 1938, e non si deve lamentare].
  • Roberto Burioni: Propongo una colletta per pagare ai no vax gli abbonamenti Netflix per quando del 5 agosto saranno agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci.
  • Matteo Bassetti: Serve l’obbligo per gli over 40 o a novembre avremo di nuovo le terapie intensive piene. E ancora: Il vaccino dai 12 ai 15 anni ha benefici superiori ai rischi.
  • Selvaggia Lucarelli (rivolta a Heather Parisi): Vorrei un virus che mangia gli organi riducendoti a una poltiglia verdastra che sta in un bicchiere per vedere quanti inflessibili no vax restano al mondo.
  • David Parenzo: Io ti auguro che il rider di Bologna porti le cose a casa dei no vax e gli sputi sopra.
  • Jorge Mario Bergoglio, in arte papa Francesco: Il vaccino [fatto con linee cellulari di feti abortiti] è etico. In gioco c’è la salute, ma anche la vita tua e degli altri. Inspiegabile il negazionismo suicida.
  • Mario Draghi: Sostanzialmente è così: Non ti vaccini, ti ammali e muori. Oppure: non ti vaccini, contagi, lui o lei muore.

E questa è la stesa gente che a febbraio 2020, cioè pochi giorni prima che scattasse l’emergenza, la clausura, la mascherina, la chiusura delle scuole, la multa per chi esce di casa, i droni alla caccia del passeggiatore solitario, voleva abbracciare un cinese per far vedere di non essere razzista (e che pure il virus non è razzista), e proponeva l’aperitivo al bar per tutti in quel di Milano perché non c’era alcun motivo di preoccuparsi, il governo vigilava e la situazione era perfettamente sotto controllo. Ora, noi sappiamo che quelle misure emergenziali erano già state decise da tempo: chi ha qualche amico nei partiti o in parlamento, sa che da almeno un mese circolava la notizia.

Si giunge così alla logica conclusione che non si è trattato d’incoscienza e faciloneria, ma di un piano criminale avente lo scopo d’ingenerare una fiducia illusoria, per poi vibrare la mazzata contro la società civile e far partire la macchina del terrore mediatico.

Possiamo immaginare che gente simile abbia a cuore la nostra salute, la nostra sicurezza, che si preoccupi per la nostra vita? Prima di rispondere a questa domanda, domandiamoci da chi è formata realmente l’attuale classe dirigente dei due Paesi pilota della Nuova Normalità, Francia e Italia. La risposta è: dagli uomini delle grandi banche, rispettivamente Rothschild e Goldman Sachs. E qual è il loro retroterra culturale? Il loro retroterra culturale è dato da Kalergi, David Rockefeller, Jacques Attali e Klaus Schwab. Ebbene, andiamo a vedere cosa dice uno per tutti, Jacques Attali, maestro e mentore di Macron, a proposito della questione demografica. Ecco qui (da un’intervista del 2009):

“Quando si sorpassano i 60-65 anni, l’uomo vive più a lungo più di quanto non produca e costa caro alla società. L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali delle nostre società future. Il diritto al suicidio, diretto o indiretto, è quindi un valore assoluto in questo tipo di società. Macchine per sopprimere permetteranno di eliminare la vita quando questa sarà troppo insopportabile o economicamente troppo costosa”.

Parola di un padre fondatore dell’Unione Europea. Si confrontino queste idee con la smania di far vaccinare tutti che anima il governo Macron e il governo Draghi, e si traggano le conseguenze. Per questi signori, più gente muore e meglio è: specialmente gli anziani. Non è vero che la sicurezza degli anziani è una priorità per essi: tutto al contrario, considerano gli anziani come un inutile fardello, gente che ha già vissuto anche troppo. Davvero vogliamo fidarci di simili uomini politici e dei loro ministri della sanità? Davvero vogliamo affidarci a dei medici che hanno il coraggio di chiamare vaccino una cosa che non è un vaccino, che Dio solo sa cos’è, e che loro stessi ammettono, quando scivolano in una gaffe involontaria, di non sapere quali conseguenze produca, come ha fatto il generale Figliuolo?

Ecco: il pericolo, per noi tutti, è di abituarci a questa Nuova Normalità: irrazionale, assurda, distruttiva. A questa falsa scienza, che potremmo chiamare scienza surrealista o dadaista, dove la sola cosa chiara è che i veri scienziati, come Luc Montagner, vengono sbeffeggiati perché levano una voce fuori dal coro. Non dobbiamo abituarci e tantomeno rassegnarci: bensì indignarci e lottare.

Fonte: visionetv.it

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