Vaccini. Li impongono, ma ma non se ne assumono la responsabilità. E chi si pone domande sarebbe stupido?

Cari amici di Duc in altum, ricevo e vi propongo questa lettera, inviata da un lettore.

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Caro Valli,

seguivo sere fa una trasmissione televisiva di cosiddetto “approfondimento”.

Un intervenuto, noto editorialista, se la prendeva con tutti quelli che nutrono dubbi riguardo ai vaccini, dando loro ripetutamente degli “stupidi” e suscitando con ciò il compiaciuto assenso della conduttrice.

Nei giorni scorsi, altra trasmissione, stessa musica: un noto “esperto” sosteneva (lo fa da mesi) che tutti dobbiamo “credere” nel vaccino, essendo i dubbiosi non veri esseri umani (forse scimmie o magari criceti?).

Eppure se si cerca di adoperare quella capacità tipicamente umana, sconosciuta a scimmie e criceti, che è il raziocinio, le perplessità sopravvengono inevitabili.

A cominciare dal fatto che chi produce le sostanze, pur affermando di perseguire il benessere della collettività umana, sta indubbiamente avendone ricavi stratosferici, come mai si è veduto finora.

Ma il punto è un altro. Sebbene il presidente del Consiglio ripeta televisivamente che “il vaccino è sicuro”, questa sua granitica convinzione non si traduce, come dovrebbe, in una conseguente assunzione di responsabilità da parte dello Stato su sostanze che esso comunque distribuisce (e impone).

Ci si aspetterebbe che, quantomeno, chi diffonde sieri che afferma essere “sicuri”, essendo così certo della loro sicurezza, fosse anche tranquillamente disposto a garantire da eventuali avversità. E invece no. Lo Stato dice che il vaccino è sicuro, ma si guarda bene dal garantirlo in termini concreti, e con ciò si tutela: nessuna assunzione di responsabilità. Circostanza che qualche dubbio dovrebbe farlo nascere.

E poi ci si può domandare: come può lo Stato definire “sicure” sostanze che neppure chi le produce vuole in alcun modo garantire, pur vantandone le proprietà salvifiche?

A ben guardare, di questi sieri nessuno, ma proprio nessuno, si prende davvero la responsabilità: non chi li produce, non chi li acquista e distribuisce, non chi materialmente li inietta, suscitando l’inquietante impressione che il solo responsabile alla fine è il tapino inoculato.

Lamenti effetti avversi? Fatti tuoi, sei stato tu a volerti sottoporre all’inoculazione. Dei tuoi guai noi non vogliamo sapere un bel niente.

Data la situazione, come si fa a definire stupidi quelli che si fanno venire qualche dubbio?

Lettera firmata

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