Ecco perché Pietro è anche affar nostro

Cari amici di Duc in altum, vi propongo altri due interventi che mi sono stati inviati a proposito  di Pietro, la sua missione, la sua legittimità. Il dibattito, ricorderete, è stato innescato dal blogger argentino The Wanderer  con l’articolo La confessione di Pietro e un “dubium” teologico

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Ci vorrebbe un vero papa cattolico…

di Andrea Colombo

Caro Aldo Maria,

nel dare il mio piccolo contributo al tuo interessante dibattito innescato dall’articolo di The Wanderer in merito al magistero petrino, vorrei premettere che non sono né un teologo né un sacerdote né un esperto di diritto canonico, ma solo un semplice cattolico che tenta, con molte difficoltà e difetti, di vivere con un minimo di coerenza la sua fede in questi tempi difficilissimi di crisi globale. Vedo che gli interventi s’incentrano sulla figura del papa attuale, sulle presunte eresie di Bergoglio, sul suo carattere e così via. Se questo fosse il problema, avremmo di che sperare. Come infatti ricorda il detto popolare, “morto un papa se ne fa un altro”. Verrà quindi un Pastore con tutta probabilità più moderato, meno tirannico, persino un tantino conservatore. Benissimo. Problema risolto? Magari!

Purtroppo a mio avviso la questione è molto più grave e diffusa di quanto si voglia far pensare. Gradualmente, dal periodo postconciliare in poi, si sono affermate in quella che visibilmente chiamiamo Chiesa cattolica una teologia e una prassi pastorale che ben poco hanno a che fare con il credo che nei secoli precedenti ha costituito il Depositum Fidei. La svolta, la rottura, c’è stata eccome, checché ne dicano gli stanchi e sempre più disillusi sostenitori dell’ermeneutica della continuità. Dai rapporti col giudaismo e le altre religioni, al significato e importanza dei sacramenti, allo stravolgimento della liturgia, alla protestantizzazione della fede, al sincretismo diffuso, al lassismo morale, solo per citarne alcuni, non vi è campo che non sia stato toccato dalla rivoluzione postconciliare. Rivoluzione che ha riguardato tutte le sfere della Chiesa, dai vertici vaticani all’ultima parrocchia di periferia, dai cardinaloni che frequentano le stanze del potere al missionario laico impegnato in opere di carità nel terzo o quarto mondo. In tutta questa apostasia diffusa, che venne già profetizzata da Nostra Signora nell’apparizione di La Salette, rimane un elemento della “cattolicità”: l’uniformità e la diffusione a livello planetario di questo credo contraffatto.

Ti faccio un esempio d’attualità. Un amico, in fuga dalle folli restrizioni del Gran Reset imposte nel nostro Occidente democratico e ateo, ha trovato rifugio in Nicaragua. Qui c’è già il primo paradosso: un cattolico, un uomo libero che intende dire no alla “nuova normalità” che ha preso il sopravvento in quasi tutto il mondo, si trova costretto a scappare in quella che nominalmente è una dittatura comunista, dove tuttavia non esiste alcun obbligo vaccinale o di mascherine o Dio solo sa cosa si inventeranno nei prossimi mesi. Preciso che io non sono un no vax, ma sono semplicemente contro questi assurdi obblighi statali, che configurano una nuova forma di comunismo sanitario in violazione di ogni elementare concezione di dignità umana.

Ebbene, in quel lontano e sperduto Paese centroamericano gli unici luoghi in cui si applicano rigidamente i protocolli sanitari antipandemia globalisti sono le chiese “cattoliche”: niente acqua santa (che è un sacramentale importante di ingresso nel tempio), ma disinfettante per le mani, rigido distanziamento fra i fedeli, passaggio del sacrestano dopo l’offerta per sanificare le mani, comunione sacrilega nella mano strettamente obbligatoria.

Questo, caro Aldo Maria, non per dire che tutta la Chiesa postconciliare versa in queste condizioni. Vi sono sicuramente al suo interno fedeli santi, e forse persino sacerdoti e vescovi che credono ancora a Cristo e non alle mascherine o ai vaccini come via di salvezza. Ma io non li vedo. Come ne usciamo? Non lo so, non sta a me fornire soluzioni, non ho né l’autorità né la competenza per farlo. Certo, solo un intervento soprannaturale potrebbe ribaltare la situazione. E un vero papa cattolico potrebbe fare la differenza, in quanto la struttura gerarchica della Chiesa è rimasta intatta, e un suo input potrebbe avere effetti benefici su tutto il Corpo Mistico di Cristo. Ma anche in questo caso sarebbe un processo lungo, che comporterebbe resistenze, addii e scismi, ben maggiori di quelli che dovette affrontare Paolo VI nella bufera del post Concilio.

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Perché nessuno parla più dello Spirito Santo?

di Giglio Reduzzi

Caro Aldo Maria,

ho letto sul tuo  prestigioso Duc in altum la versione in lingua  italiana dell’articolo del teologo che si identifica come  León de Nomea.

Avevo già letto e commentato l’interessante articolo nella versione originale spagnola.

Nel mio commento, rimasto sinora senza risposta, sollevavo la questione, a te già nota, dello Spirito Santo.

Perché nessuno parla più dello Spirito Santo?

Ne deduco che nessuno crede più al fatto che egli assista i cardinali in conclave.

Neppure il teologo con il nom de plume di León de Nomea sembra crederci.

Ma allora ce lo dicano chiaramente e facciano mea culpa di quanto ci hanno detto sinora.

Nel suo articolo il suddetto teologo si limita a dire che:

1) il papa attuale è stato legittimamente eletto, avendo raggiunto i due terzi del voto,

2) egli è stato eletto indipendentemente dai suoi meriti personali, che sembrano non esserci,

3) essere inadeguato è “principalmente” (sic) affar suo.

Ebbene, io non ci sto. È anche affare nostro!

Anzi, più i suoi insegnamenti si differenziano da quelli del suo predecessore e più diventano affare nostro.

I fedeli debbono sapere chi seguire. Specialmente ora che papa nuovo e papa vecchio sono compresenti e le differenze più marcate.

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Articoli finora pubblicati:

The Wanderer, La confessione di Pietro e un “dubium” teologico (qui), 4 gennaio 2022

Don Francesco Ricossa, A quali condizioni Pietro è veramente la roccia? (qui) 5 gennaio 2022

León de Nemea, Il papa, Pietro e lo Spirito Santo (qui), 12 gennaio 2022

Gianfranco Artale, Il papa, la sua missione, la sua fedeltà. Dai frutti lo riconosciamo (qui), 14 gennaio 2022

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