Bergoglio in udienza da Fazio. Liturgia perfetta, canoni rispettati

Amici mi chiedono che cosa penso dell’intervista di Fazio a Bergoglio. Non sono un liturgista, ma non posso che complimentarmi, perché mi sembra che i canoni siano stati rispettati.

Il celebrante, Fazio, è stato bravo nel dirigere il rito secondo i dettami della tradizione. L’incenso è stato profuso a piene mani e il coro ha cantato su un’unica nota. I temi sociali, come vuole la dottrina consolidata, hanno avuto nettamente il sopravvento su quelli spirituali. Giustamente, si è parlato di guerre e migranti, non di peccato e anima, e in questo il merito va diviso fra celebrante e ospite.

Quando si è espresso contro la rigidità e il chiacchiericcio, l’ospite ha opportunamente ribadito punti cardine del suo pensiero, secondo quel repetita et repetita et repetita iuvant che tanto gli sta a cuore.

Durante qualche fase dell’azione liturgica, in mezzo al fumo dell’incenso, è sembrato che il volto del celebrante si potesse trasfigurare in un’estasi. Notevole.

I curiali che hanno fatto da contorno si sono a loro volta comportati secondo tradizione, mostrando una lodevole compattezza dogmatica.

Uno dei rari momenti in cui l’ospite è andato fuori registro è stato quando, parlando della preghiera, l’ha descritta come il rapporto di un figlio con il padre. Una caduta, perché lì, senza dubbio, gli è scappato qualcosa di cattolico, ma è stata solo una parentesi. D’altra parte, anche i migliori si distraggono.

Dunque, onore al merito e avanti così. Gli ascolti hanno premiato la liturgia celebrata su Rai Tre e questo è il sigillo dell’infallibilità. Ubi Auditel, ibi Ecclesia.

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