Testimonianze / Il tesoro della Messa antica. 5

Cari amici di Duc in altum, eccoci a un’altra puntata della serie dedicata alle vostre testimonianze sulla Santa Messa vetus ordo. Grazie a tutti voi che avete scritto rispondendo all’appello di farci conoscere le vostre esperienze e sensazioni. E grazie per le parole di stima e affetto rivolte al sottoscritto: sono di grande incoraggiamento e aiuto. Ricordo l’indirizzo al quale inviare gli scritti: venietvide.missa@gmail.com 

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Gentilissimo Aldo Maria, grazie per questa opportunità e per quanto si spende per la nostra amata Santa Messa di sempre.

Nella mia (ormai ex) parrocchia si ospitano da anni seminaristi provenienti da un importante collegio internazionale di Roma, ed ho sempre apprezzato molto la loro compostezza, le mani giunte durante tutta la Messa, la cura nell’istruzione dei chierichetti, e soprattutto nel ricevere l’Eucaristia in ginocchio e sulla lingua. Pensando che fossero aspetti della Chiesa preconciliare, ho iniziato a cercare la Messa antica. Dopo poche celebrazioni, alla prima Messa cantata ho avuto una sensazione meravigliosa, mi sono sentita come partecipe della Trasfigurazione, tanto che al termine della Santa Messa ricordo che dissi alla mia amica: facciamo tre tende e restiamo qui?

Il decoro dell’altare, della cappella e dei paramenti che cambia ad ogni festa, la cui cura trasmette un genuino e profondo amore per il Signore. Quel silenzio che subito mi è diventato irrinunciabile. Il profondo significato di ogni gesto, dove nulla è casuale, e tutto è per dare gloria a Dio. In tutta questa bellezza, e con la testimonianza di santi sacerdoti che davvero hanno lasciato tutto per servire Gesù Cristo nella Verità, la fede e il desiderio di preghiera aumentano, e compensano abbondantemente la tristezza di essere relegati in “catacombe”.  Tornare indietro? Impossibile.

Laura

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Non sono un teologo, però accolgo l’invito a testimoniare la mia esperienza. Ricordo anzitutto che la Messa vetus ordo si distingue tra Messa letta e Messa cantata: l’esperienza sensoriale offerta dell’una è assai diversa dall’altra. La bellezza e l’armonia del canto gregoriano possono far immaginare, almeno per alcuni attimi, un mondo “senza tempo” quale è appunto ciò che ci aspetta dopo la morte. Adesso ho la fortuna di poter partecipare a tale Messa e talvolta immagino che, come nuvolette di incenso, le melodie si innalzino verso il cielo e possano essere gradite a Dio.

Per rendere l’idea della Messa vetus ordo e dell’impatto della riforma conciliare ricordo ciò che mi è accaduto questo giovedì santo, quando una persona che partecipava per la prima volta a tale rito mi ha chiesto: “Ma questa è una Messa cattolica?” aggiungendo però: “Pensavo di fare il giro delle sette chiese, ma sono rimasto qui”. Testimonianza involontaria, ma proprio per questo più sincera, dell’impatto devastante della riforma conciliare. L’esame, apparentemente oggettivo e impersonale, compiuto ex post, basandosi su serie storiche relative all’adesione ai sacramenti e ai comandamenti, dagli anni Settanta a oggi, non può che giungere a tale conclusione.

Cordiali saluti.

Davide

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Caro Aldo Maria Valli, ho cinquantasette anni e sono stata atea per gran parte della mia vita, diciamo a esclusione degli ultimi due anni. Provengo da una famiglia di stretta osservanza socialista, e sebbene a suo tempo abbia ricevuto Comunione e Cresima (per non essere troppo diversa dai compagni di scuola), il catechismo non deve aver prodotto su di me un gran risultato dato che ho vissuto decenni di puro e mai annacquato convinto materialismo.

Mi sono laureata, sposata, ho lavorato, e la mia vita fluiva senza scosse e senza dubbi.

Poi c’è stato il primo lockdown, marzo 2020, improvvisamente il mio mondo è stato messo in discussione e il mio solito materialismo anziché fonte di risposte ragionevoli e razionali mi sembrava un gran buco vuoto che mi tirava giù.

Sfidando le proibizioni di allora, che impedivano di allontanarsi per oltre cinquecento metri di distanza dalla propria abitazione, una domenica sono andata fino alla basilica di Sant’Antonio a Padova, la città dove vivo. Qualcosa dentro di me diceva che la risposta potevo trovarla solo nel raccoglimento e nel sacro, e volevo andare alla fonte. Ma la basilica, cosi meravigliosa dal punto di vista architettonico, mi apparve come un guscio vuoto e desolato. Era la domenica delle Palme e non c’era anima viva. La chiesa aperta ma abbandonata. Ho pianto perché speravo almeno nella rassicurante presenza di un frate, ma non c’era proprio nessuno in quell’enorme spazio vuoto: perfino l’altare era vuoto di candele e fiori.

Al riprendere delle Messe celebrate, sono comunque andata ad assistere di persona, anche se lo streaming era la modalità raccomandata, ma il contesto sanitarizzato mi ha allontanato ulteriormente, e il modo di celebrare del sacerdote mi è sembrato scomposto. Dato che ho vissuto per lunghi anni nel Regno Unito e che in occasione del Natale partecipavo con gli altri genitori alla funzione anglicana sponsorizzata dalla scuola delle mie figlie, ho trovato la Messa cattolica curiosamente uguale a quella anglicana. Praticamente sovrapponibile. Mi sono sorpresa e mi sono detta che forse, andando verso la religione, stavo cercando risposte dove per me non ce n’erano.

Tuttavia Dio opera in modi misteriosi. Anche se per me la faccenda era chiusa e avevo gettato la spugna, per caso ho assistito a una funzione a Venezia, nella chiesa di San Simeon piccolo, dove la Fraternità sacerdotale san Pietro celebra con rito antico. Era una Messa letta in un giorno settimanale. Il sacerdote celebrava solo e in chiesa c’erano altre due persone oltre me. Pur senza capire nulla (oltretutto il sacerdote bisbigliava), mi sono messa in ginocchio e mi sono lasciata prendere. Li c’era ciò che cercavo. La compostezza, la calma, il Sacro.

A ottobre saranno due anni che sono rientrata nella fede cattolica. La Santa Messa in latino ha messo in moto dentro di me un meccanismo che ha cambiato completamente il mio modo di pensare e di vedere il mondo. Mai avrei detto che la vera felicità non è di questo terra, e che prescinde da status sociale e tenore di vita. Non ho quasi mai perso una Messa alla domenica, sebbene all’interno della chiesa a Venezia in inverno faccia molto freddo. Ho fatto novene natalizie e tridui pasquali. Il santo sacerdote ha le giuste risposte alle mie domande, ed è un vero modello. Il gregoriano secondo me è celestiale e l’accompagnamento più sublime alla celebrazione (il Miserere di Allegri, che un lettore diceva aver sentito solo all’estero, a Venezia viene eseguito dai bravissimi cantori della domenica, e non solo quello). La Comunione viene data in ginocchio e in bocca, alla balaustra. Io ho ritrovato il Signore in questa Messa. Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis. Ogni singola frase della Messa in latino mi parla. Parla a me personalmente e alla mia anima. Mi muove, mi lavora.

Concludo con una piccola chiosa. Per lavoro sono andata nel corso dell’ultimo anno in Irlanda, Spagna, Portogallo e Messico. In ognuno di questi posti ho cercato e trovato la Santa Messa in latino, ed è la stessa ovunque! Alleluia! Questo è il vero senso della Cattolicità.

Con grande stima e riconoscenza per il suo lavoro, cari saluti.

Monica

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Giovedì 12 maggio la prossima puntata. Le precedenti sono state pubblicate il 7 aprile, il 14 aprile,  il 21 aprile e il 28 aprile

 

 

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