Nigeria / Dopo la strage di Pentecoste. Padre Andrew: “L’attacco ha rafforzato la nostra fede”

Padre Andrew Adeniyi Abayomi è vicario parrocchiale della chiesa di San Francisco Javier, nello Stato nigeriano di Ondo, dove è avvenuto il tragico attacco terroristico durante la Messa della domenica di Pentecoste. Nelle dichiarazioni rilasciate ad Aiuto alla Chiesa che soffre, il sacerdote spiega come ha vissuto l’attacco, le conseguenze del massacro e le misure della Chiesa locale per prendersi cura dei feriti e di coloro che piangono la perdita dei loro cari.

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Il massacro ha finora provocato quarantuno fedeli morti e decine di feriti gravemente. Padre Andrew Adeniyi risponde alle domande di Acs.

Quanti attaccanti c’erano?

Non li ho visti, ma alcuni testimoni oculari dicono che erano quattro, mentre altri dicono che, oltre a quei quattro, c’erano altri infiltrati tra noi nella chiesa. Altri dicono che ce n’erano sei in totale, ma la verità è che il numero reale è sconosciuto.

Dov’era quando è avvenuto l’attacco?

Ero ancora nel presbiterio. La Messa era finita e si stava rifornendo l’incenso per la successiva processione fuori dalla chiesa. Fu allora che sentii un rumore. Ho pensato che fosse una porta che sbatteva o qualcuno fosse caduto o avesse visto un serpente, come era successo a volte. Ma poi ho sentito un secondo forte rumore e ho visto i parrocchiani correre in diverse direzioni nella chiesa. Sono rimasto scioccato, chiedendomi cosa stesse succedendo, quando qualcuno è corso verso di me urlando: “Padre, uomini armati!”

Ha avuto paura per la sua vita?

In quel momento no; piuttosto ho pensato a come salvare i miei parrocchiani. Alcuni si sono fatti coraggio e hanno chiuso la porta d’ingresso. Ho esortato le persone a passare attraverso il presbiterio per entrare in sacrestia, e alcuni parrocchiani sono scappati di là. Rimasi dentro la sacrestia. Non riuscivo a muovermi perché ero circondato da bambini, mentre alcuni adulti mi si aggrappavano alle vesti; alcuni bambini si nascondevano anche sotto la mia casula, li proteggevo come una gallina con i suoi pulcini.

I miei parrocchiani hanno esclamato: “Padre, ti prego, salvaci; Padre, prega!”. Ho cercato di calmarli, dicendo loro di non preoccuparsi, che stavo pregando e che Dio avrebbe fatto qualcosa. Poi ho sentito tre o quattro esplosioni, una dopo l’altra. L’attacco è stato ben pianificato ed è durato tra i 20 ei 25 minuti.

E dopo?

Quando ci fecero sapere che gli aggressori se n’erano andati uscimmo dalla sacrestia e vidi i parrocchiani giacere morti e molti altri feriti. Ero scioccato. Ho pregato le persone di portare i nostri fratelli e sorelle feriti in ospedale. Con l’aiuto di parrocchiani che sanno guidare ho iniziato a trasferire alcuni dei feriti all’ospedale San Luis e al centro sanitario federale. Abbiamo lasciato i corpi mentre cercavamo di salvare i feriti.

Lo Stato di Ondo è sempre stato pacifico, soprattutto rispetto al nord della Nigeria e alla Middle Belt, nonostante alcune tensioni tra pastori Fulani e contadini cristiani. Come si spiega questo scoppio improvviso di violenza?

Come abbiamo appreso, ci sono gruppi militanti che stanno mobilitando persone nel sud-ovest e in altre parti del paese. Non possiamo determinare la tribù, la razza o il gruppo a cui appartengono gli aggressori. Anche quando c’è stato l’attacco, alcuni li hanno visti, ma non sono stati in grado di identificarli mediante le loro lingue perché non parlavano. Alcuni degli aggressori sono venuti a Messa fingendosi parrocchiani, hanno celebrato la Messa con noi fino a quando non hanno iniziato l’attacco.

Come vi prenderete cura dei feriti e dei parrocchiani in lutto?

Abbiamo già cominciato a farlo: assicuriamo loro la pastorale, li visitiamo, preghiamo con loro, amministriamo il sacramento dei malati e li incoraggiamo a mantenere viva la speranza, ci prendiamo cura anche delle loro famiglie e degli altri che sono afflitti. La nostra diocesi ha chiesto il sostegno di altre parrocchie. Sia il governo sia le organizzazioni non governative come la Croce Rossa e altre – inclusi gruppi musulmani e imam – stanno venendo in nostro aiuto in modo concreto ed economico. La Croce Rossa è stata la più attiva nel cercare di reclutare donatori di sangue e raccogliere sostegno materiale.

Quali sono le maggiori esigenze in questo momento?

Abbiamo bisogno di sostegno materiale e finanziario per la cura delle vittime e dei sopravvissuti. Abbiamo anche bisogno di una strategia di sicurezza, perché il personale di sicurezza nelle vicinanze e la polizia non sono venuti in nostro soccorso anche se l’attacco è durato 20 minuti e sono esplosi quattro ordigni. Abbiamo bisogno del nostro dispositivo di sicurezza.

Dopo un’esperienza come questa, le persone si sentiranno al sicuro tornando in chiesa?

La paura si è insinuata negli animi di alcuni parrocchiani, ma siamo determinati a ravvivarli, a mantenerli saldi nella fede e a confortarli cercando il contatto con tutti e non solo con i diretti interessati. L’obiettivo è stabilire un contatto diretto con loro per rafforzarli e ricordare loro che professare la nostra fede in Dio significa che Gli diamo tutta la nostra vita. Questa vita è solo un transito verso l’eternità: l’eternità deve essere il nostro obiettivo finale.

L’attacco ha rafforzato o indebolito la fede dei vostri parrocchiani?

Nei miei incontri con i parrocchiani non ho visto una perdita di fede, ma un rafforzamento. Sono pronti e disposti a rimanere saldi. Continuo a pregare per loro ogni giorno, celebriamo la Messa per le intenzioni di quanti sono ancora in ospedale, per la loro pronta guarigione. Inoltre si celebrano Messe anche per le anime dei defunti, perché riposino in pace, e per le intenzioni di tutti i membri della parrocchia, perché rimangano saldi nella fede e vivi nella speranza.

Fonte: infocatolica.com

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