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Lezioni da trarre dalla vicenda di Vocogno

di Marco Bongi

La vicenda della Santa Messa tradizionale nella chiesa di Santa Caterina di Vocogno, nella diocesi di Novara, sembra essersi risolta, almeno per ora, in modo sostanzialmente positivo. Restano alcuni dettagli da definire (per esempio la sorte dei fedeli di Domodossola) ma, in ogni modo, la mobilitazione, anche attraverso Duc in altum, ha ottenuto alcuni risultati assolutamente significativi.

Mi permetto dunque di formulare alcune considerazioni utili, lo spero, anche per situazioni simili che potranno verificarsi in futuro.

In primo luogo possiamo notare che la sensibilizzazione mediatica, con la pubblicazione di molte lettere toccanti e sinceramente addolorate, ha dato indubbiamente i suoi frutti. Di ciò dobbiamo essere grati a numerosi siti e portali tematici, ma anche alla stampa locale.

A proposito di quest’ultima va notato come anche quella mainstream (si vedano gli articoli de La Stampa del 9 e 22 novembre) abbia palesato in questa circostanza un certo disagio psicologico nell’etichettare i fedeli affezionati alla Messa vetus ordo come retrivi, oscurantisti o fuori dal mondo. Diventa infatti oggettivamente difficile giustificare atteggiamenti di netta chiusura manifestati da una Chiesa che parla sempre di accoglienza, dialogo, misericordia e apertura. I fedeli di Vocogno, con la loro compostezza e pacatezza, mal si prestavano al ruolo dei reazionari da colpire.

Lo stesso dicasi per il comportamento dei due sacerdoti: silenzio e riservatezza nei confronti dei giornalisti ma estrema fermezza sui principi e sulle ragioni che li hanno portati ad abbracciare in esclusiva il Rito di sempre.

Va infine osservato un aspetto molto significativo: non serve, per rispetto umano o per compiacenza verso i vescovi, cercare accomodamenti o compromessi sulla Fede. Un atteggiamento rispettoso, ma fermo e forte, spesso ha il pregio della chiarezza e infine porta frutti.

Dovrebbero assai riflettere, a tal proposito, certi prelati di congregazioni ex Ecclesia Dei. Costoro, infatti, tante volte amano lamentarsi in sacrestia salvo poi allinearsi immediatamente anche sulle questioni più smaccatamente irricevibili.

Stesso discorso, mi si perdoni l’ardire, per certi siti che vantano buoni agganci a Roma ma che si sono ben guardati dallo spendere una parola a favore di don Alberto e don Stefano.

Aldo Maria Valli:
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