Il papa ai seminaristi di Barcellona. Dietro il cambio di discorso una condanna e un progetto

Dal sito germinansgerminabit.blogspot.com, traduzione-riduzione di alcune note in margine a un recente discorso di Francesco ai seminaristi di Barcellona. Se il papa ha cambiato le parole che erano state preparate non è solo per una questione di forma. 

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I mass media che si sono occupati della visita dei seminaristi di Barcellona a Francesco, avvenuta nei giorni scorsi, hanno riferito alcune parole del papa che in realtà non corrispondono a quelle effettivamente pronunciate. Il discorso riportato dalla stampa corrisponde infatti a quello pubblicato sul sito vaticano, ma mai pronunciato dal papa davanti ai seminaristi, al loro rettore e ai formatori che si sono recati a Roma insieme a monsignor Vilanova.

Quando Francesco si è rivolto ai visitatori, ha preso il foglio sui cui era scritto il discorso e ha detto: “Questo è il discorso, ma è noioso. Meglio se mi fate domande, e io riponderò”.

In verità il discorso che era stato preparato e che il sito vaticano ha pubblicato non è affatto noioso. Al contrario, è molto bello. Parla della preghiera perseverante e del rosario sacerdotale del vescovo san Manuel González, e illustra i momenti di gioia, dolore e gloria che i seminaristi vivranno nel corso della loro esperienza sacerdotale. Quanto alla gioia, raccomanda di perdersi nel tabernacolo. Circa il dolore, parla del “letto duro, della stanza angusta, delle notti a capo dei moribondi, dei primissimi giorni di apertura della chiesa”. Quanto alla gloria, raccomanda di “non spegnere mai il fuoco diffuso dallo Spirito Santo”. Ma per il papa tutto ciò è noioso. Dunque, nessuna stanza angusta, nessuna preghiera perseverante, nessun fuoco. Niente.

Non è certamente la prima volta che il papa dice apertamente che il discorso che ha preparato (o che qualcuno ha preparato per lui) è molto noioso e poi rivolge un messaggio a braccio del tutto diverso. Il che è problematico. Se te l’hanno preparato e lo scarti, tratti malissimo il minutante che l’ha scritto: l’hai fatto lavorare per niente e in più giudichi il suo lavoro noioso. Se invece l’hai scritto tu, la conclusione non è migliore: significa che non solo scrivi discorsi noiosi, ma che ti penti facilmente e non ti prepari bene per accogliere le persone che vengono in visita. In ogni caso, c’è una dicotomia. E nel caso delle parole rivolte ai seminaristi di Barcellona è una dicotomia davvero abissale. Il fatto poi che ai media vengano riportate parole che il papa non ha mai pronunciato è grave.

Ma cosa ha detto veramente il papa ai seminaristi di Barcellona? Secondo quanto ci hanno detto diversi seminaristi, Francesco ha posto particolare enfasi sul fatto che tutto deve essere perdonato, che anche se si vede che non c’è volontà di pentimento si deve sempre perdonare e che in nessun caso l’assoluzione può essere negata, perché in caso contrario la volontà del prete diventerebbe veicolo di un giudizio malizioso, ingiusto e moralistico. Ha parlato loro anche del fatto che ci sono sacerdoti che pur essendo caduti in peccati gravi stanno con la gente, e questo è l’importante, e ha citato esempi di chi si avvicina agli omosessuali e ai transessuali. Ha poi raccomandato per l’ennesima volta di non essere rigidi o clericali, che vestendosi da preti non sono buoni preti e che la loro vita non deve essere quella degli arrampicatori, perché in tal modo diventerebbero come borseggiatori che rovinano la vita degli altri.

Non siamo i più adatti per criticare le parole del papa. Denunciamo solo che il Vaticano ha pubblicato un discorso che il papa non ha mai tenuto e che questa dualità di parole e contenuti, così diversi, se non incoerenti, ha suscitato nei seminaristi grande perplessità e sconcerto. Immaginate la delusione di futuri sacerdoti che vanno a Roma, vengono ricevuti dal Santo Padre in udienza e poi leggono un discorso che il papa davanti a loro non ha mai pronunciato. Non solo: il papa ha detto esplicitamente di non averlo pronunciato perché era noioso! Il viaggio in questo modo viene rovinato.

Un viaggio comunque già iniziato male, perché i seminaristi non si sono presentati davanti al papa con il loro arcivescovo, nonché cardinale di Santa Romana Chiesa, ma sono stati accompagnati dal vescovo ausiliare Javier Vilanova. Sembra che il cardinale Juan José Omella preferisca la carica di presidente della Conferenza episcopale prima a quella di arcivescovo di Barcellona, ​​visto che ha scelto di essere presente all’insediamento di monsignor Enrique Benavent come arcivescovo di Valencia piuttosto che unirsi alla visita dei suoi seminaristi al Santo Padre.

Morale: come tutte le cose sciocche, la visita è finita anche peggio di com’era incominciata.

C’è da riflettere sul passaggio da un bel discorso profondo incentrato su san Manuel González (il grande apostolo della devozione eucaristica e dell’esortazione a non lasciare abbandonati i tabernacoli) a un discorso improvvisato, in un linguaggio populista-peronista, pieno di evidenti errori dottrinali e di ripetizioni di idee pericolose più e più volte ribadite ossessivamente.

A quanto sembra, il vecchio pontefice si è accorto che la gente non lo segue, che piazza San Pietro è ogni giorno più vuota e che in Vaticano non sanno più cosa fare per cercare di nascondere la scarsa affluenza alle manifestazioni da lui presiedute. Anche il numero di coloro che vogliono essere ricevuti dal papa è diminuito enormemente. Bergoglio lo ha fatto sapere al suo circolo di fiducia, che comprende il simpatico e loquace cardinale Omella, e il porporato si è affrettato a organizzare tre udienze con il clero di Barcellona: una con i seminaristi, un’altra con il clero giovane (gli ultimi ordinati) e una terza con il resto dei sacerdoti dell’arcidiocesi che vorranno iscriversi.

Nell’incontro con i seminaristi il papa ha fatto capire di non essere affatto contento di come si stanno formando i futuri sacerdoti. Pensa che siano troppo conservatori, che intendano addirittura vestirsi da preti (alcuni con la tonaca!) e vogliano essere troppo fedeli al Magistero della Chiesa, cioè non essere di manica larga. Tutto ciò alle orecchie del Santo Padre suona come una sorta di ritorno al passato, qualcosa contro cui sta combattendo senza pietà, come sanno gli amanti della Santa Messa con rito straordinario, che dopo le aperture di Benedetto XVI vedono ora come tutto sia divieto e mano pesante.

Dunque il papa è disposto a fare la guerra su questo tema, e nel tempo che gli rimane intende portare una vera rivoluzione nei seminari, per cercare di cambiare le cose. Le parole rivolte ai seminaristi sono la prova di dove vuole colpire. Dimostrano che non è contento dei candidati al sacerdozio barcellonesi, i quali, non dimentichiamolo, durante un evento organizzato dalla diocesi hanno manifestato i loro sentimenti fischiando sonoramente quando, durante la lettura delle proposte diocesane per i lavori del Sinodo sulla sinodalità, sono echeggiate quelle su ordinazione femminile e celibato facoltativo.

Il pontefice ritiene che la Spagna sia uno dei Paesi dove il conservatorismo dei seminaristi è più accentuato e per questo ha organizzato una visita canonica ai seminari spagnoli per provocare una profonda riforma che faciliti i cambiamenti che lui aspetta. A tale scopo ha cercato due vescovi del suo genere, quasi suoi connazionali, ovvero uruguayani, per fare il lavoro per lui. La visita si svolgerà nei prossimi mesi di gennaio e febbraio 2023 e i presuli scelti sono don Milton Luis Tróccoli e don Arturo Eduardo Fajardo.

Il primo obiettivo sarebbe quello di eliminare i seminari più piccoli, dove la guardia bergogliana ritiene ci siano più sacerdoti tradizionalisti, e costringere le diocesi minori a mandare i loro seminaristi, in maniera forzata e obbligatoria, nei seminari più grandi. Al primo sguardo sembrerebbe solo una questione organizzativa, ma non è così: controllando i vescovi delle diocesi più grandi, che avranno i loro macro-seminari, i bergogliani controlleranno tutti gli aspiranti al sacerdozio.

Ma queste manovre da piccoli dittatori non finiranno bene. Gli aspiranti al sacerdozio ormai arrivano solo dai settori più conservatori della Chiesa e il progressismo ecclesiastico (in Catalogna il nazional-progressismo) è praticamente sterile. Chi arriva ha le idee ben chiare e non cambierà schieramento, per quanto il vescovo e il rettore del seminario siano uomini di Omella.

Quello che dovrebbero chiedersi a Roma, e nell’arcivescovado di Barcellona, ​​è perché le vocazioni compaiano solo da una parte e non dall’altra. Perché solo alcuni ordini e congregazioni religiose hanno vocazioni e altri no. Ma essi non si faranno mai questa domanda perché conoscono già la risposta, ed è che il percorso che hanno intrapreso porta solo al collasso e alla deriva, mentre il futuro è di coloro che fanno le cose secondo la tradizione, evitando di imitare il mondo.

Fonte: germinansgerminabit.blogspot.com

 

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