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Su Bergoglio alla guerra degli affitti

All’interno della curia romana Francesco è ormai sopportato come un’orticaria o un mal di denti, ma finora i sofferenti si sono limitati al mugugno. Non sarebbe strano però se adesso, toccati sul vivo, e cioè sulla casa, passassero dal mugugno alla ribellione.

Il rescriptum secondo cui tutti gli inquilini delle case degli enti vaticani devono cominciare a pagare affitti adeguati potrebbe essere la classica goccia che fa traboccare il classico vaso.

Bergoglio, con il suo solito stile misericordioso, è stato chiaro: o incominciate a pagare oppure, cari signori cardinali, capi dicastero, presidenti, dirigenti e uditori della Sacra Rota, dovrete lasciare gli appartamenti alla scadenza del contratto. Non ci sono santi che tengano.

“Evviva, il papa mette fine ai privilegi!” esclama qualche pasdaran bergogliano. Ma i più commentano: “La solita demagogia. E ora il papa userà anche questa storia degli affitti per tenere in pugno prelati e funzionari vari, perché sarà lui in persona a decidere chi dovrà pagare e chi no”.

Bergoglio non ha mai sopportato la curia. Non solo: la disprezza apertamente. E così eccolo nei panni dell’economo livoroso, un ruolo che gli si attaglia a pennello, impegnato non tanto a organizzare, ma a punire. Premiando, nel contempo, i suoi amici.

Il clima è da basso impero, con tutte le conseguenze del caso. Il pontificato che avrebbe dovuto rivivificare la Chiesa si sta consumando giorno dopo giorno in mezzo a beghe curiali. Per completare il quadro manca solo la congiura di palazzo.

 

Aldo Maria Valli:
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