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No, “Duc in altum” non sostiene la religione scismatica. Come potete pensarlo?

Cari amici di Duc in altum, dopo la pubblicazione della recensione dedicata da Paolo Gulisano al libro di Alessandro Gnocchi Ritorno alle sorgenti. Il mio pellegrinaggio Oriente nel cuore dell’Ortodossia, nel quale il giornalista e scrittore racconta il suo passaggio dal cattolicesimo all’ortodossia, ho ricevuto numerosi commenti, accomunati da una forte critica rivolta sia a me sia a Gulisano: quella cioè di aver avallato la scelta di Gnocchi. Ora io qui non posso parlare per Gulisano (se vorrà, potrà farlo lui) ma per quanto mi riguarda voglio essere il più chiaro possibile: mai giustificherò chi decide di abbandonare, per qualsiasi ragione, la santa Chiesa cattolica nella quale il Signore, nella sua infinita bontà, mi ha fatto nascere e crescere. Volete che lo dica ancora più chiaramente? “Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica”. Credo quindi, come ribadisce la Dominus Iesus (n. 4), che “la sussistenza nella Chiesa cattolica dell’unica Chiesa di Cristo” sia una verità incontrovertibile. Anche per quanto riguarda il dibattito in corso da giorni nel blog, la mia intenzione non è mai stata quella di sostenere i motivi di chi guarda a Oriente per abbandonare Roma. Se questa fosse stata la mia intenzione, non avrei pubblicato gli articoli con cui don Andrea Mancinella dice senza tanti giri di parole che gli ortodossi sono scismatici ed eretici. Lasciatemi aggiungere però che essere costretto a queste precisazioni è un pochino mortificante per me. Pensavo che nei miei lettori non potesse trovare spazio alcun dubbio al riguardo. In ogni caso, nessuno potrà impedirmi di mandare un abbraccio all’amico Alessandro Gnocchi, con la mia immutata stima.

Qui di seguito vi propongo tre delle reazioni che ho ricevuto dopo aver pubblicato la recensione di Paolo Gulisano. Intervengono don Francesco Ricossa, Giovanni G. Marcolini e Livio Macchioro.

A.M.V.

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Caro Valli,

ho letto su Duc in altum la recensione del libro di Alessandro Gnocchi Ritorno alle sorgenti. Il mio pellegrinaggio a Oriente nel cuore dell’Ortodossia e sto seguendo il dibattito in corso nel blog, dibattito che reputo di una assoluta gravità. Non si può mettere infatti tra le questioni disputate l’appartenenza o meno alla Chiesa cattolica romana, fuori della quale non vi è salvezza.

La cosa più paradossale è che questa simpatia per l’“ortodossia” (uso le virgolette giacché i discepoli di Fozio e Michele Cerulario non sono ortodossi ma eterodossi, veri scismatici, senza virgolette, ed eretici), nasce tra cattolici stimati come più o meno “tradizionalisti”, e pertanto più o meno, in teoria, avversi al modernismo e agli errori del Vaticano II.

Da un lato, infatti, essi denunciano la protestantizzazione del “cattolicesimo” (scambiando erroneamente la Chiesa cattolica con i modernisti che l’hanno occupata e dei quali riconoscevano l’autorità), dall’altro ne sono degli esemplari rappresentanti.

Infatti, il Vaticano II promuove l’ecumenismo, in primis proprio con le “chiese ortodosse”, che da tempo fanno parte del Consiglio ecumenico delle Chiese; la riforma liturgica ha sistematicamente abbandonato la tradizione romana non solo in favore del protestantesimo, ma anche della tradizione liturgica orientale; ha cercato di mettere da parte il Primato papale e la monarchia pontificia, per sostituirla con un modello collegiale e sinodale di Chiesa simile al modello orientale; si orienta con Amoris laetitia all’accettazione del divorzio prendendo anche qui a modello la disciplina degli scismatici orientali, e potremo continuare a lungo con le similitudini tra le riforme conciliari e gli errori bizantini.

È veramente paradossale che per disgusto del modernismo si cada in un’altra forma di modernismo, ignorando tra l’altro quanto la cosiddetta “ortodossia” sia influenzata dalla teologia protestante, in particolare anglicana. Nel suo articolo Gulisano esprime persino l’opinione che Lewis, che non entrò mai nella Chiesa cattolica ma che avrebbe appartenuto a un cristianesimo non confessionale, non sarebbe stato scismatico o eretico, quando la sua posizione assomiglia tanto agli esperimenti di Taizé.

Se poi ci si chiede come sia possibile che dei cattolici “tradizionalisti” abbiano potuto compiere questo passo o lo giustifichino, si deve rispondere che questi cattolici “tradizionalisti” non lo sono stati mai, ma sono piuttosto dei confusionari, influenzati nel contempo dal cattolicesimo modernista e dal Tradizionalismo fallibilista.

In particolare a Paolo Gulisano, dopo aver letto la sua recensione, vorrei chiedere: ha aderito anche lui, come Gnocchi, alla “chiesa” moscovita (sempre pronta ad obbedire al padrone di turno, fosse anche Stalin)? E se non lo ha fatto, cosa lo trattiene dal farlo? Dal suo articolo, sinceramente, non lo capisco.

don Francesco Ricossa

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Caro Valli,

ho letto del libro Ritorno alle sorgenti. Il mio pellegrinaggio Oriente nel cuore dell’Ortodossia in cui Alessandro Gnocchi racconta il suo passaggio all’ortodossia e non posso esimermi dall’esprimere il mio rincrescimento non tanto per questo cristiano, che sicuramente è sicuro in Cristo, quanto per il ribollir di tini che è diventato il cristianesimo, anche nel campo “tradizionalista”, espressione abominevole, come tutte quelle che ridefiniscono il cristianesimo, che ha senso solo quando non è accompagnato da aggettivi.

Credo che la Rivelazione abbia in sé tutto ciò che serve: chi può infatti ardire di perfezionare Cristo, via, verità e vita?

A noi non spetta perfezionare qualcosa, salvo noi stessi, nell’adesione a Lui. Chi cerca maggior devozione, dedizione ed eroismo non deve fare alcun pellegrinaggio, se non dentro sé stesso.

Poi, come me, si piegherà mille volte alle proprie debolezze, ma tutte le volte dovrà stringere i denti, alzare la testa in cerca del serpente di bronzo che vivifica, riprendere la propria croce e fare qualche altro passo verso il suo personale Golgota.

Questo è l’unico pellegrinaggio cui dovremmo ambire, nella speranza che la chiamata ci trovi in piedi. Solo allora troveremo la nostra pace, che qui non possiamo trovare.

Giovanni G. Marcolini

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Caro Aldo Maria,

reagisco di getto all’articolo con il quale Paolo Gulisano ha recensito il libro di Alessandro Gnocchi Ritorno alle sorgenti. Il mio pellegrinaggio Oriente nel cuore dell’Ortodossia. Mi perdoni quindi l’inevitabile approssimazione.

Non entro nel merito della scelta di Gnocchi: richiederebbe troppo tempo. Mi concentro invece su questo: sono sorpreso dalla posizione di Gulisano, che sembra non ravvisare alcun problema nella scelta di Gnocchi. Posizione, quella di Gulisano, che a una prima lettura mi sembra totalmente avallata anche da lei. Colgo infatti in entrambi una palese, benevola indulgenza, se non addirittura approvazione.

Mi permetto di dirle, con l’occasione, che da qualche tempo colgo, nella sua impostazione editoriale del blog, una sorta di acidità, di recriminazione, che va a discapito di uno sguardo oggettivo a 360 gradi sulle vicende del mondo e della Chiesa, uno sguardo privo della serena lucidità che l’ha sempre contraddistinta.

Tengo a precisare – en passant – che da almeno cinque anni a questa parte devolvo l’otto per mille alla Chiesa ortodossa. Ma la confessione religiosa è ben altra cosa.

Mi stupisce che, pur nel doveroso rispetto delle scelte personali di Gnocchi, da parte sua e di Gulisano non venga fatto alcun cenno alle oggettive gravi questioni implicite nella scelta di passare dalla Chiesa cattolica a una confessione oggettivamente scismatica.

Nelle mie preghiere quotidiane è prevista anche l’intenzione per i confessori della fede, e da tempo aggiungo la “lista del giorno”, perché ormai faccio fatica a capire chi sta dalla parte di chi. Solo il Signore lo sa.

Scusi la brutalità: mi spiacerebbe che anche persone da me ritenute riferimenti inossidabili cadessero in una pericolosa area di confine.

Livio Macchioro

 

 

Aldo Maria Valli:
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