I “dubia”? Meglio che niente. Ma i conservatori modernisti non possono svegliarsi solo quando c’è di mezzo la morale sessuale e familiare

di Martino Mora

Ai cardinali autori dei dubia sul sinodo vorremmo ricordare che, almeno riguardo a Bergoglio, dubia non è più possibile averne. L’abominio della pachamama (ma non solo) non consente di nutrirne alcuno.

Comunque andrà il sinodo, l’ultimo decennio, cioè il decennio bergogliano (2013 -2023), sarà molto probabilmente ricordato come uno dei più nefasti della storia della Chiesa. Anche il sinodo attualmente in corso mira evidentemente a massimizzare i danni da infliggere alla sposa di Cristo. Ciò potrà accadere nella misura in cui sono stati realmente ribaltati i rapporti di forza tra “progressisti” e “conservatori”, i quali indubbiamente stanno svolgendo un’azione di freno rispetto alla parte di clero “progressista”, Bergoglio compreso, che mira ad adeguare il proprio messaggio alla rivoluzione sessuale, che partita negli anni Sessanta del XX secolo sembra ben lungi dal volersi concludere.

A guardare bene, però, gli stessi cardinali conservatori autori dei dubia hanno avuto ben poco da eccepire di fronte agli scandali più grandi (tra i tanti) del decennio bergogliano: l’adorazione, apertamente idolatrica, della pachamama in Vaticano (ottobre 2019); poi la partecipazione diretta di Bergoglio e alcuni vescovi a un rito di negromanzia condotto da uno sciamano canadese a Quebec City (luglio 2022).

Zero dubia o quasi anche per la dichiarazione di Abu Dhabi (febbraio 2019) gravissima sul piano dottrinale, in cui si relativizza e sminuisce apertamente la Rivelazione cristiana, affermando che tutte le religioni sono state volute da Dio. Da cui, per necessità logica, deriva che il cristianesimo non è l’unica vera religione, ma solo una delle tante disponibili nel grande mercato globale del sacro.

Sembra che i dubia dei “conservatori” riguardino soltanto gli sbandamenti e le deviazioni, pur gravissime, attinenti alla sfera familiare e sessuale. Se si tocca il sesto comandamento, giustamente si oppongono, ma se si tocca  il primo – da cui discendono tutti gli altri – non reagiscono.

Tipico dei conservatori modernisti, infatti, è accettare qualsiasi deriva, dottrinale e pastorale, tranne quelle che afferiscono alla famiglia e alla vita. Meglio di niente, si dirà. E infatti ben venga. Ma accettare tutti i compromessi col mondo moderno, tranne l’ultimo o il penultimo, dimostra un’enorme miopia spirituale. Che era la stessa dei papi conciliari e postconciliari. Paolo VI ebbe il coraggio di scrivere l’Humanae vitae (1968) conto la contraccezione, ma nel frattempo archiviava la Messa di sempre come un ferrovecchio, dopo avere avallato durante il Concilio (1962-65) i principi della “libertà religiosa” e dell’”ecumenismo” condannati dai papi precedenti. Giovanni Paolo II si oppose ancor più nettamente alla rivoluzione sessuale, ma tra una riunione ecumenica, un elogio a Lutero e Ian Hus, un apprezzamento alla magia nera vudù (febbraio 1993 in Benin) smantellava il primo comandamento. Benedetto XVI condannava il relativismo morale e le unioni sodomitiche, ma lo faceva tra un elogio del liberalismo indifferentista americano (aprile 2008) e una preghiera nella moschea di Istanbul rivolto verso la Mecca (dicembre 2006).

Il risultato di questa strategia è sotto gli occhi di tutti: chiese vuote almeno da un quarto di secolo, seminari vuoti, eretici in cattedra, conferenze episcopali impazzite che fanno ciò che vogliono. “Dai loro frutti li riconoscerete”, afferma il Vangelo.

Del resto è risaputo che in alcuni paesi, come il Belgio e l’Olanda, la benedizione in chiesa alle unioni sodomitiche è una pratica ricorrente almeno dai primi anni Duemila, col Vaticano che ha sempre fatto finta di non vedere per non dover prendere posizione.

Con l’elezione di Bergoglio, nel marzo 2013, si è rotto anche l’argine (ormai fragilissimo) sulla rivoluzione sessuale. Con Amoris laetitia (2016) sull’Eucarestia ai divorziati, e con la pubblica dichiarazione a favore del riconoscimento civile delle coppie sodomitiche (ottobre 2020, ma rilasciata in precedenza) Bergoglio ha fatto ampiamente capire dove vuole portare la Chiesa. Cioè all’adeguamento totale e definitivo (anche sul piano immigrazionista e pan-ecologista) della Chiesa al mondo, cioè ai desiderata dell’elite mediatico-finanziaria, plutocratica e liberal, che ha in odio qualsiasi limite, compresi i limiti morali, e qualsiasi religione, a cominciare da quella vera.

Il vero problema sono gli ecclesiastici vaticansecondisti che a Bergoglio blandamente si oppongono. Quando capiranno che la modernità è un piano inclinato (quello del soggettivismo)? Quando capiranno che il mondo moderno non fa prigionieri? La modernità materialista e soggettivista è una macchina da guerra. Ti lusinga chiedendo compromessi (come il Concilio Vaticano II), ma i compromessi non le bastano mai. È agostinianamente la Civitas homini contro la Civitas Dei. È un processo sovversivo che non si ferma. Se non tornando ai veri principi.

La scuola controrivoluzionaria l’aveva capito. I conservatori no.

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