Ho sognato di nuovo il (la) papa

Allora, ho sognato di nuovo il papa (per il precedente sogno, vedere qui).

Niente di strano, direte voi, per uno che per tanti anni ha fatto il vaticanista.

Giusto. Solo che questa volta il papa era una donna.

Indossava una specie di tunichetta grigia , secondo me un po’ troppo corta, sopra il ginocchio. E stivali.

Aveva capelli scuri, mossi, ed era snella. Sui quarant’anni. Assomigliava a Kate Middleton, ma in realtà non ricordo il suo volto.

Abitava in una residenza tutta bianca, priva di arredi. Non c’era un solo armadio, né un tavolo o una sedia, o un altare. Niente di niente. Solo corridoi e stanze. Bianche.

Lei camminava veloce e io faticavo a starle dietro. Ma dove andava? Mistero.

E perché ero lì? Altro mistero. Può succedere che un vaticanista venga invitato da un papa in casa sua. Ma nel sogno nessuno mi spiegava il motivo della visita. A un certo punto mi convincevo che era solo per farle compagnia.

Il papa, la papessa, non parlava. Camminava e basta. Però, non so come, io sapevo una cosa: che voleva essere chiamata papa, non papessa. E io mi convincevo che non c’era niente di male visto che, in fondo, papa finisce con la a.

Con quel suo passo veloce e leggero la papa (ormai pensavo di poterla chiamare così) metteva a dura prova la mia resistenza. Ma soprattutto mi snervava: dove voleva andare così di fretta?

Ci fosse stato un inserviente, un valletto, un maggiordomo, un chierichetto, avrei potuto chiedere. Ma non c’era nessuno. Solo lei e io. In quel posto tutto bianco. E lei non parlava.

Però intuivo che si sentiva sola, e forse era triste. Tutto il suo essere, pur senza parole, emanava un vago senso di afflizione. Chissà se aveva veramente desiderato diventare papa. Aveva forse dovuto accettare una sorte non gradita? Si sentiva forse prigioniera?

Certo, quella casa non aiutava. Sembrava una residenza di fantasmi. Le stanze bianche erano pervase da un lucore madreperlaceo e io, che soffro di fotofobia, avrei desiderato tanto un paio di occhiali da sole, ma come al solito me li ero dimenticati chissà dove.

Vabbè, il sogno è andato avanti così per un po’. La papa camminava svelta, io le stavo dietro, le stanze erano bianche e tutto mi sembrava, francamente, assurdo.

E poi, così come arrivò, il sogno se ne andò. Senza un vero finale, senza un perché. E io pensai: la prossima volta, se riuscirò a starle dietro, le consiglierò un vestito più adatto.

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