Lettera da Londra / La crescita della “vessillofobia”, segnale di una malattia più profonda: l’odio per sé stessi

di Laura Dodsworth   

Sono appena tornata dalle vacanze e devo dire che il passaggio dalle giornate calde e asciutte a quelle grigie e piovose, degna del miglior repertorio della Gran Bretagna, è stato duro. Ma quando sono uscita per fare provviste, immergendo i sandali nelle pozzanghere sotto un cielo plumbeo, il mio umore si è sollevato. Lungo la strada principale sventolavano le nostre belle bandiere dell’Unione, con il rosso, il bianco e il blu brillanti che si mostravano tra la pioggerellina come fuochi d’artificio. Un promemoria: ero a casa.

Ma non tutti la pensano così. Twitter, quella grande cloaca che raccoglie le nevrosi nazionali, è in fiamme. Se nelle bandiere lungo le strade alcuni vedono speranza, orgoglio e coraggio, altri vi scorgono razzismo, fascismo e la fine della civiltà. Ed è così che mi è venuta in mente una nuova parola per questi nostri tempi: vessillofobia.

La vessillologia è lo studio delle bandiere e un vessillofilo è uno che le ama. Mi stupisce che nessuno abbia coniato finora il termine opposto, appunto vessillofobia. Eppure eccoci qui, in un Paese che ormai ha effettivamente bisogno di una parola per identificare le persone che inorridiscono di fronte alle bandiere nazionali.

Un vessillofobico odia le bandiere. Allergico ai vessilli, inizia ad agitarsi alla vista di una Union Jack sventolante. La croce di San Giorgio, poi, provoca nel vessillofobico il massimo della paura e dell’indignazione.

Prendiamo Andy Burnham, che ha detto: “Ovviamente puoi esporre una bandiera se è una tua scelta, ma mi chiedo in che tempi stiamo vivendo. È come se la gente cercasse lo scontro”. Ecco: penso che Andy Burnham sia un vessillofobico.

E non è il solo. La vessillofobia sta dilagando nel Paese. Il professor Kehinde Andrews ha dichiarato a Good Morning Britain che chi espone bandiere sta in realtà segnalando che “la Gran Bretagna è bianca e noi non bianchi non dovremmo essere qui”. Il Consiglio della Contea di Essex ha inviato una nota al personale avvertendo che le bandiere inglesi sulle rotatorie potrebbero creare “turbamento”. E l’arcivescovo di Canterbury, nientemeno, si è lamentato sostenendo che i nazionalisti “profanano la bandiera in cui si avvolgono”. Povero Justin, chissà cosa pensa dell’Ultima Notte dei Proms [una serie di concerti, N.d.T.], quando l’Albert Hall si trasforma in un glorioso mare di bandiere bitanniche, con la scritta “Rule Britannia!” che sventola ovunque e i cuori battono di gioia! Forse lo considera un crimine d’odio trasmesso in televisione.

I media sono in preda al panico per le bandiere. La NBC si è chiesta: “Orgoglio patriottico o campagna anti-immigrazione? Perché la bandiera inglese è improvvisamente ovunque?” e la BBC ha ammonito con tono severo: “Le bandiere nazionali hanno iniziato a sventolare lungo le nostre strade. Potrebbero dire qualcosa di più”.

Un sondaggio YouGov dell’anno scorso ha rivelato che un britannico su quattro ha un’opinione negativa su chi espone la Union Jack o la Croce di San Giorgio. Keir Starmer ha affermato che il Partito laburista è patriottico, ma gli elettori laburisti sono tredici volte più propensi dei conservatori a descrivere la bandiera inglese come “razzista e divisiva”. Infatti, quasi la metà degli elettori laburisti ha espresso un giudizio negativo su chi espone la croce di San Giorgio rossa su sfondo bianco fuori dalla propria casa.

Nel parlamento c’è un APPG [gruppo parlamentare interpartitico, N.d.T.] per i musulmani britannici, che si basa sul precedente APPG sull’islamofobia ed è determinato a promuovere il riconoscimento legale e istituzionale dell’islamofobia come forma di razzismo. Esistono anche APPG dedicati alla salute fisica e mentale. Quindi, perché non esiste un Gruppo parlamentare interpartitico sulla vessillofobia? Penso che questo Paese ne abbia urgente bisogno. I parlamentari devono farsi avanti e sostenere chi soffre di questa terribile malattia. Immaginate quanto sia difficile svolgere le proprie attività quotidiane mentre si comincia a sudare freddo ogni volta che si passa davanti a una concessionaria d’auto o a un Wetherspoons [una catena di pub, N.d.T.] decorato con la bandiera britannica. Questa è davvero un’epidemia silenziosa.

E la situazione peggiora, perché i vessillofobici non si limitano a lamentarsi. Sono arrivati ad accusare chi ama le bandiere di essere “scopa-bandiere”. E viene da chiedersi se per caso non ci sia qualcosa di freudiano in questo insulto.

Temo che la vessillofobia sia un gigantesco segnale d’odio per la propria nazione, una forma di contorto odio verso sé stessi. Se non riesci a gioire dei simboli del tuo Paese, se deridi chi sventola la bandiera in patria, se ti fa impazzire vedere la tua bandiera in strada, allora hai un problema più profondo.

Fortunatamente la psicologia ha le risposte. Il trattamento classico per le fobie è la terapia dell’esposizione. Per esempio, gli aracnofobici vengono incoraggiati a guardare un ragno da lontano, poi da vicino, quindi a tenerne uno in mano finché la paura non si placa. Allo stesso modo, possiamo solo sperare che se i vessillofobici, esposti a un numero sempre maggiore di bandiere, non solo non ne avranno più paura ma impareranno persino ad apprezzare i colori emozionanti e l’elegante geometria di una delle bandiere più belle del mondo. I vessillofobici dovranno imparare a stare a testa alta, con gli occhi fissi sull’asta della bandiera, e ad accettare ciò che temono.

Quindi, gente, sapete cosa fare. Alzate con orgoglio i colori. Appendete una bandiera alla finestra, legate delle bandierine in giardino, attaccate una Union Jack alla vostra auto. Se non altro, aiuterete i nostri poveri vicini vessillofobici ad affrontare i loro demoni.

Il rosso, il bianco e il blu sono nostri. Lasciamoli sventolare.

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