Obbedienza e religioso ossequio al magistero. Ma quando si può parlare davvero di magistero?

Vecchie obiezioni, nuove risposte. Al magistero si deve ossequio religioso. Ma a quali condizioni si può parlare davvero di magistero? E attenzione ad esempi fuori luogo sui santi.

di Radio Spada

Le recenti cronache hanno portato alla ribalta un vecchio dibattito sul tema dell’obbedienza, dell’insegnamento della Chiesa e della crisi che questa vive da decenni.

  1. A quali condizioni si può parlare davvero di magistero (a cui si deve religioso ossequio)?

Riappaiono una serie di obiezioni già largamente risolte nei capitoli “L’infallibilità, il magistero, la resistenza all’errore” e “I precedenti della crisi nella Chiesa. Analogie e differenze” del libro “Parole chiare sulla Chiesa” (a cura di don Daniele Di Sorco, FSSPX). La corposa bibliografia teologica del primo (la riportiamo in calce perché la lunghezza è tale da intralciare la lettura del presente testo) non lascia dubbi sui limiti e sulle condizioni che sono posti per poter effettivamente parlare di magistero. La trattazione merita uno spazio sicuramente superiore a quello di questo breve articolo, dunque rimandiamo al volume. Una sintesi estrema e non esaustiva può essere fornita in questo video. Ovviamente si tratta solo di un assaggio perché in esso non si affrontano altri temi importati toccati nel volume, ad esempio la nuova idea di “magistero” uscita dalle officine del Vaticano II.

  1. Arbitrio individuale o adesione a insegnamenti già dati dalla Chiesa?

Altra questione riemersa – distinta ma connessa rispetto alla precedente – è quella dell’arbitrio individuale. In sostanza si rimprovera al fedele che si oppone energicamente agli errori moderni provenienti da uomini facenti parte della gerarchia di scegliere arbitrariamente se e a quale “tradizione” aderire. La verità è l’esatto opposto. Sarebbe arbitrio individuale del fedele se decidesse di non dare religioso ossequio a dottrine sulle quali la Chiesa si è già pronunciata e che condannano in maniera evidente e circostanziata atti ora presentati come “cattolici”. Un esempio su tutti: le condanne dell’ecumenismo indifferentista di “Mortalium animos” (1928) e il raduno indifferentista di Assisi 1986 (per non parlare della recente lettera con la quale Leone XIV ha ricordato un “vescovo luterano” che proprio a “Mortalium animos” si era opposto). Il potere magisteriale sul liberalismo religioso, sulla confusione del dialogo orizzontale, sulla collegialità-sinodalità, sulle forme deviate di liturgia si è già espresso. E ad esso bisogna aderire. Dunque per gli errori neomodernisti non solo mancano (vedere punto precedente) le condizioni proprie del magistero a cui dare religioso ossequio, ma il merito stesso delle questioni risulta già chiarito (in senso contrario) nell’insegnamento papale precedente.

  1. Quando si può parlare di obbedienza?

Altro tema inseparabile è quello dell’obbedienza. Lo ricordiamo fino allo sfinimento: l’obbedienza si esercita sempre o nelle questioni indifferenti o in quelle buone, mai nel male evidente. E aderire (o non opporsi) a dottrine o atti già condannati dalla Chiesa non può in alcun modo rientrare nel campo dell’obbedienza. Rimandiamo sul punto a un estratto dell’ottimo padre Gabriele di Santa Maria Maddalena (+ 1953, di cui a breve riediteremo uno straordinario libro) e rammentiamo il commento di san Tommaso d’Aquino sull’incidente di Antiochia: «Quando vi fosse un pericolo per la fede, i sudditi sarebbero tenuti a rimproverare i loro superiori anche pubblicamente. Perciò san Paolo, che pure era suddito di Pietro, per il pericolo di scandalo nella fede, lo rimproverò pubblicamente. Sant’Agostino commenta: “Pietro stesso diede l’esempio ai superiori di non sdegnare di essere corretti dai sudditi, quando capita di allontanarsi dalla giusta via”» (Somma teologica, II-II, 33, 4 ad 2).

  1. Questioni più ampie: giurisdizione e stato di necessità

Il tema è vasto ma pure qui siamo di fronte a questioni già trattate. Parliamo del maldestro assalto tentato da certo mondo “conservatore” in piena estate 2023, prendendo spunto dalle consacrazioni episcopali fatte da monsignor Lefebvre qualche tempo prima… ovvero nel 1988. La confutazione fu rapida e completa, l’operazione si risolse in un clamoroso boomerang. Alleghiamo di seguito diversi materiali che integrano i punti precedenti. Si noti infine e in senso generale che l’ordine giuridico non va considerato astrattamente ma va inteso pure come realtà divina e metafisica, dunque comprendente l’ordine di situazioni eccezionali.

La giurisdizione e lo “stato di necessità” eccezionale in cui si trova la Chiesa

Cecchini parrocchiali dalla pessima mira e “anti-tradizionalismo” de La Bussola: demoliamo il mappazzone

Un altro studio che confuta gli articoli de La Bussola: l’analisi del prof. Paolo Pasqualucci

“La Bussola che punta al sud”. La FSSPX interviene e smonta gli “argomenti” dei conservatori (prima parte)

La FSSPX pubblica la confutazione “tecnica” punto per punto (seconda parte) degli articoli de La Bussola

  1. Padre Pio e san Giovanni Bosco: attenzione a esempi che possono essere svianti

Alla luce di quanto detto sin qui, risulta chiaro che esempi di “obbedienza” relativi a epoche di transizione o comunque precedenti all’introduzione del Novus Ordo nel 1969 (culmine e suprema realizzazione della rivoluzione vaticansecondista) sono fuori luogo. Non amiamo strattonare le anime sante e ci limitiamo a chiarire che san Giovanni Bosco in nulla si opponeva alla dottrina cattolica espressa da Pio IX (tutte le questioni vertevano su aspetti più pratici e il santo rispose egregiamente) e che Padre Pio compì il suo meraviglioso cammino terreno il 23 settembre 1968. Gli anni Sessanta furono caotici e la stessa opposizione alla svolta neomodernista era lungi dall’essere organicamente costituita. Lo stesso monsignor Lefebvre, di cui è celebre una foto del marzo 1967 – quindi dopo la sua resistenza al Concilio – con Padre Pio che gli bacia la mano, fondò la FSSPX nel 1970 e vide la “sospensione a divinis” (virgolette d’obbligo) solo nel 1976. Si noti infine che il frate di Pietrelcina, per dottrina e temperamento, difficilmente può essere associato ai novatori e ai liberali. Rimandiamo, anche su questo punto, al capitolo “I precedenti della crisi della Chiesa. Analogie e differenze” del libro “Parole chiare sulla Chiesa” dove si potranno leggere episodi interessanti riferiti ai secoli passati.

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Di seguito la bibliografia del capitolo, con tutti gli autori citati. Pur nelle varie impostazioni individuali, l’orizzonte complessivo e le conclusioni da trarre risultano difficili da negare. Invitiamo in ogni caso a leggere il volume per comprendere la posizione di ogni singolo autore.

F.X. de Abárzuza (Serapius ab Iragui), “Manuale theologiae dogmaticae”, vol. I, Madrid, 1959.

E. D. Benard, “The doctrinal value of the ordinary teaching of the Holy Father in view of ‘Humani generis’”, in The Catholic Theological Society of America, Proceedings of the Sixth Annual Convention, Detroit, 1951, pp. 78-111.

L. Billot, “Tractatus de Ecclesia Christi”, t. I, ed. 5°, Roma, 1927.

L. Choupin, “Valeur des décisions doctrinales et disciplinaires du Saint-Siège”, ed. 2°, Parigi, 1913. J.V.

De Groot, “Summa apologetica de Ecclesia”, p. II, Ratisbona, 1890. H. Dieckmann, De Ecclesia, t. II, Friburgo (Germania), 1925.

E. Dorsch, “Institutiones theologiae fundamentalis”, vol. II, ed. 2°, Innsbruck, 1928.

E. Dublanchy, “Infallibilité du pape”, in Dictionnaire de théologie catholique, t. VII/2, Parigi, 1923.

J.B. Franzelin, “Tractatus de divina Traditione et Scriptura”, ed. 4°, Roma, 1896.

J. de Guibert, “De Christi Ecclesia”, Roma, 1926.

J.M. Hervé, “Manuale theologiae dogmaticae”, vol. I, Parigi, 1957.

L. Lercher, “Institutiones theologiae dogmaticae”, t. I, ed. 4°, Barcellona, 1945.

G.D. Mansi, “Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio”, tomi XLIX-LIII (contengono gli atti del Concilio Vaticano I, curati da L. Petit e J.B. Martin), Arnhem e Lipsia, 1923-1927.

D. Palmieri, “Tractatus de Romano Pontifice”, ed. 3°, Prato, 1902.

T.M. Pègues, “L’autorité des Encycliques pontificales d’après Saint Thomas”, in Revue Thomiste, 12 (1904), 513-532.

C. Pesch, “Praelectiones dogmaticae”, t. I, ed. 6°-7°, Friburgo (Germania), 1924.

J. Salaverri, “De Ecclesia Christi”, in Sacrae theologiae summa, t. I, ed. 5°, Madrid, 1962.

R.M. Schultes – E. Prantner, “De Ecclesia catholica”, Parigi, 1931.

A. Straub, “De Ecclesia Christi”, t. II,Innsbruck, 1912.

J.M.A. Vacant, “Le magistère ordinaire de l’Église et ses organes”, Parigi-Lione, 1887.

A.M. Vellico, “De Ecclesia Christi”, Roma, 1940.

W. Wilmers, “De Christi Ecclesia”, Ratisbona, 1897.

T. Zapelena, “De Ecclesia Christi”, p. II, Roma, 1954.

La sigla DS si riferisce a H. Denzinger – A. Schönmetzer, “Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum”, ed. 33°, Friburgo (Germania), 1965.

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