Se in nome del dialogo le luci pagane offuscano l’unica vera Luce del mondo

Cantate al Signore, benedite il suo nome,

annunziate di giorno in giorno la sua salvezza

Di fronte al recente messaggio del Dicastero per il dialogo interreligioso, pubblicato l’11 ottobre e indirizzato agli indù che celebrano la festa del Deepawali, o Diwali, viene da chiedersi se questi signori del Vaticano, come si dice a Roma, ci sono o ci fanno. Cioè: credono veramente a ciò che scrivono o lo fanno ormai in automatico, per esigenze diplomatiche?

In entrambi i casi, il messaggio ha dell’incredibile. Capisco il bisogno di mantenere rapporti cordiali con gli indù, anche ricordando che in alcune parti dell’India le violenze contro i cristiani sono all’ordine del giorno, ma la verità non può essere taciuta in modo così spudorato.

Condito con le solite parole (dialogo, pace, fraternità), il messaggio augura gioia a coloro che a tutti gli effetti sono seguaci di divinità pagane e lo fa senza menzionare nemmeno per inciso il santo Nome di Nostro Signore Gesù Cristo e senza mai ricordare ciò che sta a fondamento della nostra fede, ovvero che “in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (Atti 4:12).

Il messaggio evoca lo spirito della “Nostra aetate”, la dichiarazione del Concilio Vaticano II, e dell’eretico Documento sulla fratellanza umana (Abu Dhabi, 2019) nel quale, con la firma del grande imam al-Tayyb e di Bergoglio, si afferma che il pluralismo e la diversità religione sono frutto della “sapiente volontà divina”.

Date queste premesse, facile capire dove si va a parare. La festa pagana delle luci è esaltata, ma mai si parla della Luce del mondo, nostro Signore Gesù Cristo. Incarnazione, Passione, Risurrezione? Non pervenute. Sconfitta del peccato e della morte? Nessun accenno.

Questa Chiesa ha smesso di illuminare tutte le genti con lo splendore della verità di Cristo. Al contrario, si autocensura per fondersi con le luci fatue delle false religioni.

Se lo scopo è quello di “promuovere una cultura del dialogo e della collaborazione per la pace” senza mai affrontare la questione della verità, lo sbocco inevitabile è il sincretismo. E se l’obiettivo è il sincretismo, allora si capisce l’esigenza di eliminare Gesù. Nel testo non si troverà una menzione del Redentore, non un richiamo alla Croce né alla necessità della conversione.

Il documento è la solita melassa che incita indù e cristiani, insieme, a costruire la pace nel mondo, come se la pace fosse soltanto un progetto umano e non il dono concesso dal Principe della pace (Isaia 9:6) a chi crede in lui.

Il testo, che porta la firma del prefetto del dicastero, il cardinale indiano George Jacob Koovakad, parla di “ciò che ci unisce”, ma evita di dire che l’unica Verità che può unire veramente è il Verbo fatto carne. La “Dominus Iesus” (2000) lo ricorda: “Qualsiasi soluzione proposta che contempli un’azione salvifica di Dio al di fuori dell’unica mediazione di Cristo sarebbe contraria alla fede cristiana e cattolica” (n. 14).

Diplomazia e rapporti di cordialità giustificano l’omissione? Non è questo un vero e proprio tradimento?

Ovviamente il messaggio non manca di ricordare i recenti appelli papali a “costruire ponti attraverso il dialogo e l’incontro”, ma questo non è il linguaggio cristiano: così parlano le massonerie. La pace senza verità non è pace. È un compromesso che, ancora una volta, si risolve nel tradimento.

Certo, noi dobbiamo essere amici di tutti, ma se davvero vogliamo bene all’altro dobbiamo proclamare la Verità. Se ci limitiamo a promuovere un vago dialogo tra le religioni del mondo dimentichiamo la missione divina della Chiesa: non promuovere l’armonia tra diversi dei, ma proclamare che esiste un solo Dio, e che Egli si è rivelato definitivamente nel suo Figlio.

Quando il messaggio vaticano fa proprio il simbolismo indù della “luce che vince le tenebre”, senza proclamare l’identità della vera Luce, “che illumina ogni uomo che viene nel mondo” (Giovanni 1:9), nostro Signore Gesù Cristo è annullato e il cristianesimo è ridotto a un mito sullo stesso piano degli altri.

Siamo stanchi di questi appelli, fondati sul sincretismo, diffusi da una Chiesa che ha deciso di essere una semplice organizzazione umanitaria al servizio della pace globalista.

Nostro Signore non ha comandato ai suoi apostoli di promuovere la “comprensione interreligiosa”. Li ha mandati a “insegnare a tutte le nazioni” e a “battezzarle nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28:19).

Il dialogo è tale solo se fondato sulla verità. La vera pace scaturisce dalla conversione a Gesù Re dell’universo. Evitare di dirlo non è amicizia verso gli altri, ma tradimento di sé stessi.

Finché la Chiesa non pronuncerà di nuovo il Santissimo Nome di Gesù in modo chiaro e senza compromessi, il mondo rimarrà nell’oscurità, nonostante tutte le lampade accese per il Deepawali e per ogni altra festa pagana.

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