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Commento / Rapinatori e guerrafondai

di Fabio Battiston

In queste “febbrili” ultime ore di trattativa, il Consiglio dell’Unione europea aveva davanti a sé due alternative per continuare a sostenere l’inutile guerra combattuta dal nazi-clown di Kiev: attuare la rapina, in puro stile piratesco, degli asset sovrani russi oppure derubare i propri concittadini distraendo denaro sonante dalle loro tasche. Lo scenario politico-finanziario globale – nel quale l’Europa svolge un marginale e ridicolo ruolo, purtroppo dannosissimo per i suoi sfortunati cittadini e per la pace mondiale – ha costretto i premier continentali ha optare per la seconda ipotesi. Ecco quindi che, nella notte tra il 18 e 19 dicembre, 90 miliardi di euro sono stati magicamente trasferiti da corposi asset nazionali (destinati a fiscalità, trasporti, sanità, sicurezza interna, welfare, ecc.) a quelli necessari per alimentare un’industria di morte, utile per tentare di prolungare, per almeno due anni, una carneficina buona soltanto a soddisfare le bramosie e i folli progetti imperialistici del duo Ue-Nato, la coppia più mortifera che alberga oggi nel mondo.  Questa decisione si presenta in tutto il suo guerrafondaio e amorale significato se si pensa che:

Essa viene attuata proprio nel momento in cui le lunghe trattative promosse dagli Usa sembrano finalmente avviarsi verso esiti positivi. È l’ultimo di una serie interminabile di sabotaggi attuati dall’Europa e dai suoi indegni rappresentanti nazionali verso qualsiasi iniziativa finalizzata alla cessazione o alla riduzione del conflitto in atto.

Queste risorse, oltre che per continuare a fornire inutilmente armi agli ucraini, vanno ad alimentare un regime corrotto fino al midollo del quale l’immagine dei WC in oro massiccio rappresenta iconicamente il simbolo più disgustoso.

Il ruolo svolto dall’Italia e dal suo esecutivo in questo frangente si sta rivelando, purtroppo, quello di un vero e proprio protagonista. L’informazione odierna, e non solo quella più vicina al governo, sottolinea come Draghina Melonsky possa rivendicare il successo delle sue proposte che, nel merito e nel metodo, puntavano all’impiego di risorse attinte dalla casse delle nazioni europee. D’altra parte costei si sta rivelando, dall’inizio del conflitto, una delle più fiere sostenitrici del clown Zelensky e, per conseguenza, del suo ignobile regime.

Il mio auspicio è che l’iniziativa americana possa giungere ai risultati che tutte le persone di buon senso si augurano. Se così non fosse, occorre sperare che Vladimir Vladimirovic Putin chiuda rapidamente la partita contro gli ucraini, riportando il Donbass nei suoi plurisecolari confini; in pratica deve vincere la guerra. La realizzazione di una di queste due possibilità renderebbe immediatamente vani gli sforzi della “democratica Europa” di trasformare quei territori in una eterna polveriera. Sarebbe la sacrosanta sconfitta della satrapia creata dal duo franco-tedesco e dal protestantesimo liberale nord-europeo, sciaguratamente sostenuti dal nostro paese (alla faccia del sovranismo e della difesa dei valori e interessi nazionali).

La dissennata decisione della Ue di impiegare militarmente ingentissime somme è anche strettamente correlata ai veri, quanto velleitari obiettivi che l’Unione europea, insieme al suo braccio armato sovranazionale, si propone di conseguire da molti anni (in pratica dalla caduta del muro di Berlino in poi). I guerrafondai occidentali sono infatti speranzosi di poter presto vedere la Russia non solo sconfitta ma anche inglobata negli scenari disvaloriali di questo Occidente; scenari così “degnamente” rappresentati dalle folli iniziative politiche e dalle leggi quotidianamente sfornate nelle aule sorde e grigie di Bruxelles e Strasburgo. Ecco perché l’epilogo di questo conflitto, come sostengo da tempo, va molto al di là dei suoi esiti territoriali finali. È infatti in gioco qualcosa di molto più importante. La sconfitta della Russia, per fortuna improbabile, segnerebbe il trionfo del neo-paganesimo catto-lib-dem che ha da tempo occupato l’Europa. E allora nessuno sarebbe più in grado di fermare il virus disvaloriale che a quel punto infetterebbe l’intera Russia euroasiatica, erodendo dall’interno anche l’ortodossia cristiana di quei popoli. Che Dio ci salvi da questa orrenda possibilità.

Siamo di fronte a una specie di Poitiers, Lepanto o Vienna, alla rovescia. E la cosa tristissima, stavolta, è che il pericolo da scongiurare è quello rappresentato dalla parte in cui alberga la gran parte del mondo cattolico (o sedicente tale) sia religioso sia politico.

 

Aldo Maria Valli:
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