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Correva l’anno 1965. Quando Charlie Brown ebbe l’ardire di ricordare il vero significato del Natale. E vinse la scommessa

Era il 9 dicembre del 1965 quando negli Stati Uniti la CBS mandò in onda per la prima volta “A Charlie Brown Christmas”, cartone animato di mezz’ora con i personaggi delle strisce dei “Peanuts” ideati da Charles M. Schulz.

Lo speciale televisivo ebbe notevole successo e da allora negli Usa viene riproposto ogni anno, sempre con buoni ascolti garantiti sia dai nostalgici sia dai nuovi fan del bambino con la testa rotonda.

Con “A Charlie Brown Christmas” Schulz volle ricordare il vero significato del Natale cristiano a una società che si stava inoltrando a grandi passi verso consumismo e neopaganesimo.

I dirigenti della CBS non avevano grandi attese. Anzi, temevano un fiasco, perché già in quegli anni puntare sulla fede sembrava anacronistico, ma l’autore tenne duro. Ed ebbe ragione.

Charlie Brown era nato nell’autunno del 1950, con una striscia apparsa su sette quotidiani statunitensi. Pochi giorni dopo fu la volta dell’altro protagonista del fumetto, il cane Snoopy, mentre Lucy e Linus sarebbero arrivati nel 1952.

In “A Charlie Brown Christmas” la tribù dei “Peanuts” (Linus, Shermy, Schroeder, Lucy, Violet, Piperita Patty e Frieda, la bambina con i riccioli) pattina sul ghiaccio, ma il problematico Charlie Brown è depresso: non gli piace che il Natale sia diventato una festa commerciale e senz’anima. Va dunque da Lucy, che si presta a dare consulenza psicologica al prezzo di cinque centesimi, e la bambina gli suggerisce di organizzare una recita natalizia a scuola. Charlie accetta, ma subito si accorge che nessun ragazzino ha a cuore i suoi stessi ideali.

Su consiglio di Lucy, Charlie va con Linus a comprare un albero di Natale per addobbare il palco della recita. Ne trova moltissimi in alluminio, ma solo uno naturale. È striminzito, ma Charlie, tradizionalista, vuole proprio quello, salvo poi essere deriso da tutti.

Sempre più esasperato, Charlie chiede se sia rimasto almeno un bambino in grado di spiegare il vero significato del Natale, ed ecco che Linus, a sorpresa, sale sul palco e si mette a declamare il Vangelo di Luca: la nascita di Gesù e la visita dei pastori.

Secondo la CBS, la citazione sarebbe stata controproducente e avrebbe allontanato i telespettatori, anche perché noiosa. Ma Schulz non sentì ragioni e la volle mantenere.

E Charlie? Ancora insoddisfatto, porta a casa il suo alberello e prova ad addobbarlo al meglio, ma l’arbusto è così gracile e debole che rischia di crollare. La depressione di Charlie raggiunge il culmine, ma Linus e gli altri a questo punto lo aiutano, dimostrando che in fondo il Natale, per quanto commercializzato, riesce ancora a ispirare amicizia e senso di solidarietà.

Il successo del cartone animato fu dovuto anche alla musica, una partitura jazz che mescolava classici natalizi e nuovi arrangiamenti composti dal pianista Vince Guaraldi con Monty Budwing al basso e Colin Bailey alla batteria. Schulz per il suo speciale disse no alle risate preregistrate, che di solito accompagnavano quel tipo di prodotto, lasciando spazio solo a dialoghi, battute e musica.

Realizzato in pochi mesi, “A Charlie Brown Christmas” fu sul punto di non andare mai in onda. Ma nell’aprile del 1965 i “Peanuts” finirono sulla copertina di “Time”, la Coca-Cola si disse interessata a sponsorizzare il progetto (curioso, vista l’impostazione anticommerciale del cartone) e allora la CBS si convinse.

Nell’anno Duemila i diritti sono stati acquisiti dalla rete televisiva ABC, che solitamente manda in onda il cartone almeno due volte nel corso del mese di dicembre, ma senza i riferimenti alla Coca-Cola inizialmente contenuti. Tra l’altro, pare che “A Charlie Brown Christmas” all’epoca mise in crisi definitivamente il mercato degli alberi di Natale metallici, molto popolari tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta.

Il 1965, l’anno di uscita del cartone televisivo, fu anche quello in cui qui in Italia uscì “Linus”, la prima rivista interamente a fumetti nel nostro paese, intitolata con il nome di uno dei personaggi più noti di Schulz.

Due libri dei “Peanuts” erano già usciti da noi nel 1963 e nel 1964, ponendo qualche problema ai traduttori che dovevano rivolgersi a un pubblico, il nostro, ancora non avvezzo a usi e costumi americani. Fu così che “the Great Pumpkin”, la Grande Zucca che Linus aspetta ogni anno la notte di Halloween, divenne il “Grande Cocomero”, e i marshmallows, allora sconosciuti da noi, divennero “toffolette”.

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