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Per i dieci anni di “Duc in altum” / Monsignor Viganò: “In prima linea, come in guerra”

Cari amici di “Duc in altum”, iniziamo oggi la pubblicazione di alcuni articoli dedicati ai dieci anni del blog (9 gennaio 2016 – 9 gennaio 2026).

Il presente contributo, di monsignor Carlo Maria Viganò, fa anche da prefazione al libro “Duc in altum. Dieci anni” disponibile e acquistabile qui.

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di monsignor Carlo Maria Viganò

Il caro amico Aldo Maria Valli può essere considerato un inviato di guerra, al pari di molti giornalisti che riportano le notizie «scomode» dalla Striscia di Gaza, dalla Siria o dal Libano. La sua situazione non è diversa da quella di chi deve riferire la realtà di un conflitto che nessuno vuole vedere, dal quale nessuno vuole sentirsi chiamato in causa, in cui le diserzioni e i tradimenti non si contano. E come un buon reporter di guerra, l’amico Valli si è dovuto confrontare non solo con le defezioni dei vili, dei disfattisti e dei collaborazionisti, ma anche e soprattutto con il numero dei caduti, dei dispersi, dei prigionieri. Perché questa guerra, che dura da oltre sessant’anni, nell’ultimo decennio ha conosciuto una significativa recrudescenza: il recente cambio dei vertici dello Stato Maggiore ha solo reso la minaccia più subdola e infida.

Il nome di Valli è stato iscritto nelle liste di proscrizione di una potenza che avremmo creduto amica e alleata, non certo nemica e ostile. Il suo impegno per la proclamazione della Verità gli è costato il suo prestigioso posto di vaticanista, specialmente da quando egli ha dato visibilità alla mia denuncia degli scandali della lobby omosessuale facente capo a Theodore McCarrick. In altri tempi la chiamavano «intelligenza con il nemico»: oggi il nemico è interno e chi mette in guardia contro la sua azione è considerato un pericolo e va zittito, censurato, definito pazzo o – come avviene nella sfera civile – criminalizzato.

La specularità dell’opera eversiva di chi oggi è costituito in autorità nella cosa pubblica e nella Chiesa cattolica è ormai evidente e rivelatrice di un’unica mens con un solo obiettivo: la distruzione dell’istituzione nella quale quell’autorità viene esercitata ai danni dei sudditi ad essa sottoposti. Cittadini e fedeli sono diventati nemici da eliminare: con la morte civile e la prigione da un lato, con la scomunica dall’altro. Lì il nemico è no-vax, complottista o filoputiniano, qui rigido, intollerante o indietrista.

Questa condanna dell’avversario politico o religioso non è casuale, ma pianificata deliberatamente. Chi riveste l’autorità tanto nello Stato quanto nella Chiesa cattolica pone le premesse per suscitare la ribellione dei cittadini e dei fedeli: uno con l’immigrazione, la criminalità, il degrado sociale, la promozione dei vizi; l’altro imponendo eresie su tutti i fronti, incoraggiando il peccato, assecondando l’aberrante agenda globalista. Dinanzi all’enormità del tradimento di governanti e di pastori, dinanzi all’evidenza dei danni da essi consapevolmente causati, chi rimane fedele dev’essere estromesso dal consorzio civile e dal corpo ecclesiale. E quale sistema più efficace della continua provocazione, del reiterare le cause della dissoluzione proprio quando esse appaiono nella loro portata più devastante, in modo da suscitare la rivolta, tanto più esasperata quanto maggiore è la sfrontatezza di chi la fomenta quotidianamente in spregio ai sudditi? Così facendo, questa autorità corrotta fa in modo che i dissenzienti offrano il pretesto per essere dichiarati separati dal corpo sociale come pericolosi nemici. Poco importa che queste voci critiche siano le uniche davvero fedeli alla Chiesa o alla Patria: l’apparente correttezza formale della loro condanna – illegittima dinanzi a Dio – è ritenuta sufficiente da chi fa della corruzione e della frode il proprio instrumentum regni.

Ed è triste (e rivelatore) vedere tanti «conservatori» che colpevolmente tacciono, al solo scopo di ottenere da un’autorità illegittima – che pure riconoscono, nonostante le innumerevoli prove delle sue intenzioni dolose – dei vantaggi a breve termine, delle concessioni risibili, a prezzo delle quali scendere a compromessi sulla dottrina. Dico triste, perché costoro finiranno presto o tardi tra color che son sospesi (Dante, Inf. II, 52), se non dinanzi alla Pachamama, alle «benedizioni» dei sodomiti o alla negazione della Corredenzione, forse quando le donne verranno promosse all’«episcopato». Chissà se allora verrà meno la loro attuale supponenza verso chi li metteva in guardia?

Per ora l’ingiustizia si fa scudo della menzogna e della frode, dandoci modo di rendere testimonianza al Vangelo anche quando i suoi naturali araldi sono passati al nemico. Ma verrà il giorno in cui gli eroici combattenti di questa guerra saranno risarciti della persecuzione di cui sono stati fatti oggetto, del disonore gettato su di loro, dello spietato ostracismo subìto. E la Giustizia verrà ripristinata, insieme alla Verità conculcata, quando Nostro Signore Gesù Cristo, Re e Pontefice, riprenderà lo scettro dell’autorità temporale – civile e religiosa – che l’Avversario gli ha strappato da tempo. Questa consolante consapevolezza della restaurazione del Verbo Incarnato e della definitiva sconfitta di Satana e dei suoi satelliti ci dia la forza e la perseveranza che Aldo Maria ha dimostrato come cattolico e come giornalista.

 

Aldo Maria Valli:
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