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Il disastroso pontificato di Bergoglio e le critiche post mortem. A costo zero

«The Disastrous Pontificcate. Pope Francis’ Rupture from the Magisterium» («Il pontificato disastroso. La rottura di papa Francesco rispetto al magistero») è un librone di quasi novecento pagine che si presenta come il catalogo definitivo dei misfatti di Francesco ed è stato accolto come un’opera «indispensabile al futuro pontefice incaricato di ripristinare ciò che è stato compromesso» (professor Michael Sirilla, docente di Teologia sistematica e dogmatica all’Università Francescana di Steubenville).

L’autore, Dominic J, Grigio, ribadisce quanto abbiamo scritto negli anni del pontificato bergogliano, lasciando trasparire il sollievo per la fine di un regime che ha lasciato solo macerie.

Ma l’operazione è fin troppo facile. Sparare sul cadavere di Francesco oggi non costa niente. Il bersaglio non c’è più e il libro può presentarsi come un segno di resistenza ma restando dentro i limiti accettabili di una distensione post-Francesco. Come se non ci fosse un problema con Leone.

Se osserviamo il pontificato attuale vediamo che Leone sta gestendo la Chiesa in base alle stesse tendenze e agli stessi errori, solo con uno stile più pacato. Se guardiamo alle nomine (l’ultima è quella di Redaelli al Dicastero per il clero), appare chiaro che siamo in piena continuità con la banda Bergoglio-Tucho Fernández-Roche. Siamo ancora alla “Traditionis custodes”, all’esaltazione della sinodalità, dell’ecumenismo e dell’ecologismo.

E che cosa dicono al riguardo i conservatori che si scagliano contro Francesco? Silenzio. Otteniamo, al più, le solite giustificazioni: ha bisogno di tempo, dobbiamo sospendere il giudizio. Otteniamo quella “prudenza” che impediva a molti di denunciare Bergoglio quando il Numero Uno era in vita e faceva cadere una misericordiosa mannaia su chi osava mettere in luce i suoi disastri.

Ora è facile criticare Francesco. Meno facile, e decisamente più rischioso, era farlo nel 2016, quando il sottoscritto scrisse «266. Jorge Mario Bergoglio Franciscus P.P.» e nel 2017, quando pubblicai «Come la Chiesa finì».

Forse un giorno, quando criticare Leone non costerà niente, avremo un librone anche sui danni provocati da lui. E sarà proposto come opera coraggiosa. Ma il vero coraggio va mostrato adesso, mentre il regime è in vita.

L’arcivescovo Gänswein dice che «la normalità sta lentamente tornando», elogia il miglioramento del clima e descrive Leone XIV come colui che sta riparando i danni. C’è da capirlo. Trattato da Bergoglio a pesci in faccia, l’arcivescovo ha tutto il diritto di rallegrarsi per il fatto che, almeno, sia tornata un po’ di buona educazione. Ma noi non possiamo limitarci a rallegrarci per l’atmosfera cambiata. Anzi, semmai il rischio è aumentato, perché l’insidia si è fatta più sottile.

Come scrive Chris Jackson, «il diavolo non ha sempre bisogno della bruttezza. A volte usa la calma. Il branding è migliorato, ma la crisi è tutt’altro che finita».

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