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Epstein, il Vaticano, lo Ior e la rinuncia di Benedetto XVI

Non ho intenzione di entrare nel verminaio degli Epstein files. Molti altri lo stanno facendo in questi giorni, e con competenza assai superiore alla mia. Per quanto mi riguarda, potrei invitare a leggere, o a rileggere, il mio racconto “Facciamoli mangiare questi bambini” (del 2023), che forse, per mitigare l’orrore che suscitava in me stesso mentre lo immaginavo, ha il solo difetto di aver virato troppo verso il sarcastico.

C’è tuttavia un file sul quale occorre interrogarsi seriamente. Pochi giorni dopo le dimissioni di Benedetto XVI, Jeffrey Epstein inviò la seguente mail a Larry Summers, ex segretario al Tesoro degli Stati Uniti: “Il cambiamento più importante in Vaticano potrebbe non essere l’improvviso ritiro di papa Benedetto XVI, ma il cambio di leadership presso l’Istituto per le opere di religione, la banca del Vaticano. Grazie al suo status di Stato sovrano, il Vaticano è esente dalle norme sulla trasparenza non solo dell’Italia, ma anche dell’Unione europea. Questo status consente ai suoi clienti d’élite di eludere qualsiasi controllo sui loro trasferimenti di denaro. Lo scorso maggio, il presidente della banca vaticana Ettore Gotti Tedeschi è stato licenziato dopo che le autorità italiane hanno avviato un’indagine su un vasto sistema di corruzione in cui sarebbe stato coinvolto. Durante una perquisizione nella sua abitazione sono stati trovati 47 dossier, tra cui alcuni compromettenti sui suoi nemici interni in Vaticano. Contenevano istruzioni su come utilizzarli nel caso gli fosse successo qualcosa. Le telefonate intercettate di Tedeschi hanno inoltre rivelato che la sua preoccupazione era quella di essere assassinato perché conosceva i segreti del Vaticano. Alla fine del 2012, stava collaborando con l’indagine italiana in corso. È stato a questo punto che il potentissimo Collegio dei cardinali, in uno degli ultimi atti del papato di Benedetto XVI, ha nominato l’avvocato tedesco Ernst von Freyberg presidente della banca. Poi è arrivata la straordinaria rinuncia di papa Benedetto XVI”.

Non è chiaro se queste valutazioni siano state effettivamente scritte da Epstein. Dato che le altre sue mail contengono errori ortografici e punteggiatura fantasiosa, Epstein non sembrava in grado di produrre due frasi ben strutturate di seguito. È quindi più probabile che il messaggio sia stato redatto da qualcun altro, o preso direttamente da uno dei rapporti che egli riceveva regolarmente da varie fonti (JP Morgan, diplomatici, soci in affari eccetera).

In ogni caso, perché Epstein riferì a Summers queste informazioni relative al Vaticano? Era semplice curiosità? Un avvertimento sui potenziali rischi per alcuni clienti coinvolti nella finanza internazionale?

Come molti ricorderanno, poco prima delle dimissioni di Ratzinger, il 1° gennaio 2013, il Vaticano fu escluso dal sistema Swift, con la conseguenza che l’uso delle carte di credito, dei bancomat e degli altri servizi ATM (Automatic Teller Machine) fu bloccato. La chiusura fece seguito a una direttiva della Banca d’Italia, che vietò alla Deutsche Bank (l’operatore dei servizi di pagamento elettronico in Vaticano) di fornire tali servizi perché non conformi alle normative in materia di riciclaggio di denaro.

E per una sorprendente coincidenza tutto si risolse il 12 febbraio 2013, il giorno dopo l’annuncio di dimissioni di Benedetto XVI, grazie a un accordo con un altro fornitore, la società svizzera Aduno SA, che ripristinò i servizi in conformità con le normative vigenti.

L’esclusione del Vaticano dal sistema Swift (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication), la rete con sede a Bruxelles che consente alle banche di scambiare transazioni finanziarie secondo gli standard internazionali, può sembrare una questione meramente tecnica, ma se si pensa che Swift determina se un paese può effettuare bonifici, ricevere valuta estera o accettare pagamenti con carta di credito, è chiaro che esserne esclusi può diventare un metodo di pressione.

Dopo l’11 settembre, grazie a un accordo giustificato in nome della sicurezza nazionale, gli Stati Uniti acquisirono un “privilegio di sorveglianza” sul sistema Sfiwt, garantendo alla Nsa (National Security Agency, l’agenzia di intelligence statunitense del Dipartimento della difesa) la possibilità di monitorare le transazioni finanziarie in tutto il mondo, specie attraverso il Terrorist Finance Tracking Program (TFTP).. Basti pensare che sia l’Iran sia la Russia sono stati esclusi dal sistema Swift. E non sorprende che queste disconnessioni tendano a coincidere con cambiamenti geopolitici che vanno ben oltre la finanza: ad esempio, l’Iran fu escluso nel 2012, riammesso nel 2016 a seguito dell’accordo nucleare ed espulso nuovamente nel 2018 dopo che il presidente Trump si ritirò dall’accordo.

È quindi difficile non chiedersi se, attraverso questi stessi meccanismi, la Casa Bianca possa aver esercitato una qualche forma di pressione anche sulla Santa Sede. Al momento non ci sono prove definitive che dimostrino chi abbia ordinato la chiusura degli sportelli bancomat del Vaticano per un mese e mezzo, né chi li abbia improvvisamente ripristinati subito dopo la rinuncia di Ratzinger. Le domande si fanno tuttavia pressanti se accostate ai riferimenti a una possibile “primavera vaticana” contenuti nelle mail di John Podesta pubblicate da Wikileaks. Ricordiamo che in quei messaggi figure di spicco vicine alla rete dei Clinton speculavano apertamente sulla necessità di una riforma interna alla Chiesa cattolica, descrivendola con un linguaggio sorprendentemente simile a quello usato altrove per le transizioni politiche: pressione dal basso, modernizzazione e allineamento al pensiero liberal. Podesta parlava in termini culturali e teologici, ma la dimensione finanziaria – riforma dello Ior, conformità, accesso ai sistemi di pagamento globali – era palesemente implicita.

E ora sappiamo che il finanziere-faccendiere-abusatore-multipregiudicato Epstein si interessò proprio a questi problemi parlando con l’ex segretario al tesoro degli Stati Uniti. Quanto meno curioso, no?

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