Dopo aver pubblicato [qui] un breve articolo sulle condizioni di salute del mio gatto Brivido Cosmico (“Duc in altum” è una famiglia, almeno io lo sento così, e in famiglia si condivide ciò che ci sta a cuore), e aver risposto alle osservazioni di una lettrice [qui], sto ricevendo numerose testimonianze che riguardano il nostro rapporto con gli animali. Rapporto che non di rado lascia alquanto perplessi, come si evince dalla seguente lettera.
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Caro Valli,
a proposito di uomini e animali. Sulla partecipazione mortuaria di una persona che conosco, oltre all’indicazione di una cremazione priva di qualunque rito funebre né religioso né “laico”, leggo l’elenco dei figli: tre li conosco, poi c’è un quarto nome, Gian Ugo, perfettamente conforme allo schema onomastico in uso in quella famiglia, ma a me sconosciuto: il caro estinto avrà avuto un quarto figlio?
No. Chiedendo, scopro che è il cane, al quale sul manifesto si aggiungono le “nipotine quadrupedi”, le quali, chiedendo ulteriormente, scopro essere le cagnoline.
Posso solo chiedere misericordia.
Giulio