Chiesa in uscita (di testa) / 31
L’organismo si chiama (con tutte le maiuscole) Associazione Teologica Italiana per lo Studio della Moralità. E il nuovo presidente e la nuova vicepresidentessa sono stati intervistati da “Avvenire”.
Per dire che? Per dire che in tutte le faccende di cui si devono occupare, tipo “suicidio assistito” e “identità transgender”, bisogna chiedersi quale “approccio etico” possa soddisfare i “bisogni esistenziali”. Poi occorre “accantonare gli estremi opposti” e creare “spazi di libertà”.
Vuol dire, in soldoni, che lo Studio della Moralità è cambiato. Bene e male sono categorie obsolete. Giusto e sbagliato è roba da preistoria morale. Ora “dobbiamo rivedere i criteri etici per poter formulare un giudizio morale sul comportamento delle persone”.
Molto bene, buon lavoro.
Intanto l’arcivescovo di Napoli scrive la prefazione al libro “Persone transgender. Scienze, teologie, pastorali”. Per dire che?
Per dire che la Chiesa deve ascoltare. Non bisogna affrettarsi a definire le esperienze. Occorre invece rimanere nella “tensione della ricerca”. Non giudicare, ma accompagnare.
Ci siamo finalmente liberati. Quel vecchio fardello che era la responsabilità di giudicare, mettere limiti e definire è stato gettato a mare. Adesso basta osservare i bisogni esistenziali e accompagnare. Possibilmente dopo essersi riuniti in sinodo.



