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Chiesa in uscita (di testa) / 32

“Mani Paths, One Humanity”. “Molte strade, un’unica umanità”. Quando in casa cattolica si organizza un’iniziativa con un titolo simile sento subito puzza di bruciato. E in genere ci azzecco.

Qui trattasi dell’arcidiocesi di Goa e Daman (India), dove il St. Xavier’s College di Mapusa ha pensato bene di solennizzare il Sadbhavana Diwas, ovvero la Giornata dell’Armonia o della Buona Volontà, che si celebra ogni anno per commemorare l’anniversario della nascita dell’ex primo ministro Rajiv Gandhi.

La celebrazione si è aperta con l’immancabile accensione cerimoniale di una lampada e poi studenti rappresentanti di tre tradizioni religiose sono stati protagonisti di una “Lettura e Riflessione Interreligiosa delle Scritture”. Lettura e riflessione che, ovviamente, si sono concentrate su pace, armonia, comprensione e “valori umani condivisi”. Ma non basta. Un sacerdote – cattolico – ha riflettuto sulla frase di origine induista Vasudhaiva Kutumbakam, che significa all’incirca “il mondo è un’unica famiglia”.

Ora, va bene la convivenza e la cooperazione, ma lungo questa via dove va a finire la fede cattolica se non in un indistinto volemose bene in cui, alla fin fine, una religione vale l’altra e una tradizione si confonde nell’altra?

Ci fu un papa (si chiamava Pio XI) che dedicò un’apposita enciclica, la “Mortalium animos” per difendere la verità rivelata da Gesù, mettere in guardia dall’ecumenismo e vietare ai cattolici di partecipare ai pastrocchi di cui sopra, perché conducono dritti dritti all’indifferentismo religioso (eh, sì, c’erano papi così).

E adesso eccoci qui: “Molte strade, un’unica umanità”. E la lampada comune. E i valori condivisi. E fine della storia. Del resto, non è stato forse un papa di nome Francesco a dire che tutte le religioni sono un cammino per arrivare a Dio? Dunque, perché voi tradizionalisti vi affannate ancora attorno alla questione della verità?

Aldo Maria Valli:
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