Il dolore di un seminarista peruviano

Un giovane seminarista peruviano, rimasto anonimo per evitare ritorsioni, ha scritto a “La Habeja” una lettera che non ha bisogno di commenti. Ne riportiamo alcuni brani.

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Quando è stato che la Chiesa ha imboccato la strada sbagliata?

Seminari e conventi drammaticamente vuoti, liturgie presumibilmente creative ma desacralizzate, omelie superficiali e tiepide: in breve, l’identità cristiana diluita in un oceano di relativismo. Il Perù è nei guai, la Chiesa è nei guai, e anch’io sono nei guai.

Giornate nazionali della gioventù con musica profana, messe per bambini con burattini e bambole in chiesa, il prete ridotto al semplice ruolo di animatore comunitario, ecologia integrale, sinodalità: sciocchezze!

La messa non è più il centro e il culmine della vita della Chiesa, come afferma “Sacrosanctum Concilium”, ma è diventata semplicemente un mezzo, uno strumento per celebrare la comunità e la cultura della Chiesa stessa. Nella migliore delle ipotesi, ne viene riconosciuto il fine eucaristico, ovvero quello di atto di ringraziamento, ma gli altri tre fini – adorazione, propiziazione e riparazione – sono stati relegati in secondo piano.

Il culto non si pratica più nelle chiese. Gli inginocchiatoi sono stati rimossi dai templi e la Santa Comunione viene ricevuta sulla mano. Cosa direbbero il papa eucaristico san Pio X o l’illustre Dottor Angelicus vedendo queste atrocità?

Pura follia.

Arrivo al bellissimo convento di Santa Rosa de Lima. Era una donna rivoluzionaria, disillusa dal sistema coloniale della vecchia Lima, come dice un alto prelato della Chiesa peruviana, oppure si distingueva davvero per le sue virtù contemplative, mistiche e caritatevoli? Solo Dio lo sa!

Oggi nulla è certo; tutto si evolve, tutto viene reinterpretato, nulla è sicuro. I dogmi sono roba da persone antiquate e fanatiche, dicono i progressisti.

Solo un miracolo potrà liberarci da questa situazione.

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