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Cronache dalla grotta / Quella scintilla divina che illumina la mente e indica il bene e il male

di Rita Bettaglio

“Custodire la propria coscienza in rapporto alle cose significa non far cattivo uso delle cose, non lasciare che niente si rovini o sia cacciato via”.

Così Doroteo di Gaza nei suoi “Insegnamenti spirituali”. Doroteo di Gaza, monaco in un certo modo sui generis in un monachesimo severo ed esigente come quello della Palestina del VI secolo.

Doroteo infatti era debole nel corpo e nello spirito: dovette conservare la proprietà di un campo per il suo sostentamento, pur desiderando lasciare tutto come i suoi maestri. Questo lo mortificò a tal punto da insegnargli l’umiltà. Il cattivo uso delle cose, di tutto ciò che ci capita a tiro nella vita, compresi i rapporti con Dio e col prossimo, è esperienza quotidiana e comune a tutti.

Nella grotta settembre occhieggia bifronte: uno sguardo all’estate che prolunga le sue propaggini e l’altro all’autunno e al monotono svolgersi delle umane occupazioni, temporaneamente sospese dalla bella stagione.

È epoca d’inizi: gli studenti tornano sui banchi, dove ora non si suda più per un acquisto di sapere a prova di tempo. Altri riprendono il lavoro, dopo le ferie e c’è un certo entusiasmo sottopelle nel farlo: si riprende il proprio posto, spesso pensando che questo sia nostro e che non sarebbe più lo stesso senza di noi.

La cavernicola non fa eccezione e torna alla sua grotta, che materialmente non ha mai lasciato ma se n’è allontanata sovente sospinta da un vagheggiare tutto estivo. E trova la grotta più bella e preziosa che mai, rimpiangendo di aver vagolato come l’animula vagula blandula dell’imperatore Adriano. La grotta è la materializzazione della stabilitas loci, che è prodromica alla stabilitas animae, quel desiderio sempre più profondo di “stare”, permanere, senza cercare altro se non Dio e la sua compagnia.

“Quando Dio creò l’uomo, depose in lui un qualcosa di divino, una specie di facoltà più viva e luminosa, una scintilla per illuminare la mente e indicarle il bene e il male. È questo che chiamiamo coscienza, è la legge di natura”, scrive ancora Doroteo.

Questa facoltà viva e luminosa è in ognuno, per volontà del Creatore. Possiamo ignorarla, nasconderla sotto strati di terra pesante e gonfia degli umori del mondo, sotterrarla sotto i sedimenti e le macerie della vita. Ma non possiamo cancellarla, perché è un marchio di fabbrica, indelebile e donato: non è nella nostra disponibilità stralciarlo o rimuoverlo.

Non che il mondo non ci abbia provato e non ci provi disperatamente, soprattutto ora: la pretesa di dare la vita a comando e a comando toglierla è un esempio.

È una scintilla, dice Doroteo. Una scintilla non si vede molto nella luce del meriggio, ma squarcia il buio. “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse”, scrive il profeta Isaia. Queste parole le ascoltiamo incantati nella novena di Natale, proprio la vigilia, in quel 24 dicembre in cui la luce si ritira presto il pomeriggio e noi siamo in viaggio per Betlemme.

Il buio è quello delle nostre anime, in cui si combatte la battaglia contro gli spiriti malvagi, per dirla con Evagrio o Cassiano. Ma è anche quello della grotta, della punta dell’anima come la chiama san Francesco di Sales. Luogo accessibile e inaccessibile insieme: entrare nella grotta è possibile, a ognuno. Per penetrarne i segreti, invece, ci vuole tempo, silenzio e grazia di Dio. Ci vogliono cioè le disposizioni, la perseveranza e, soprattutto, non fare programmi.

Allora accadrà per ognuno ciò che è già accaduto per tutti coloro che lo accolgono: “Venne dunque nostro Signore, divenuto uomo per noi, per guarire il simile con il simile, come dice san Gregorio, l’anima con l’anima e la carne con la carne”. Parola di Doroteo, di colui, cioè, che, malato egli stesso, divenne medico dei corpi e delle anime.

La cavernicola ci crede fermamente. Per questo ripete con Guareschi la sua celebre frase: “Per rimanere liberi bisogna, a un bel momento, prendere senza esitare la via della prigione”. Cioè della grotta.

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Per scrivere alla cavernicola: cronachedallagrotta@gmail.com

Aldo Maria Valli:
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