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Lettera aperta a papa Leone XIV da cinque vittime di padre Marko Ivan Rupnik

Roma, 23 settembre 2026

Santità,

siamo cinque vittime di padre Marko Invan Rupnik: Gloria Branciani, Mirjam Kovač, suor Samuelle, Vida Bernard e Pia; quest’ultima, per un fondato timore di ricevere ritorsioni, ha scelto di utilizzare un nome di fantasia.

Abbiamo deciso di scriverLe in occasione del Suo viaggio in Francia e, in particolare, della Sua visita a Lourdes, dove incontrerà vittime di abusi come noi, in un luogo in cui non saranno più visibili, sulla facciata della basilica, i mosaici di padre Rupnik, a seguito della decisione di Sua Eccellenza Monsignor Jean-Marc Micas, Vescovo di Tarbes e Lourdes, di coprirli definitivamente. Un gesto fortissimo e coraggioso che abbiamo molto apprezzato, anche perché nei nostri confronti non si è mai respirata aria di solidarietà ma, al contrario, siamo sempre state molto avversate e osteggiate.

Sappiamo solo dagli organi di stampa che è incominciato un processo a carico di padre Rupnik, perché il nostro difensore, l’avvocato Laura Sgrò, nonostante abbia sollecitato più volte e con tutti i mezzi il Dicastero per la Dottrina della Fede per avere un minimo di chiarezza, nel rispetto e nell’interesse di tutti, sul procedimento che ci vede coinvolte come vittime, non ha mai avuto risposta.

Questo rumoroso e prolungato silenzio è vissuto da noi vittime come un’ulteriore e continuata violenza, che si aggiunge, con il peso di un macigno, alla violenza che abbiamo già subito. Violenza sessuale, fisica, psicologica, spirituale, una violenza prolungata nell’anima, cui adesso si aggiunge anche questa nuova e dolorosa violenza del silenzio e dell’abbandono del sistema giudiziario.

Siamo state accusate – meglio, diffamate – di essere delle meretrici, delle bugiarde, di avere preso denaro per accusare padre Rupnik, di esserci arricchite con questa orribile vicenda. Abusate e vilipese, continuiamo, quindi, a subire violenza nel silenzio tombale e nell’indifferenza di chi è stato chiamato a decidere sulle nostre vite. E, purtroppo, proprio la violenza che ancora pubblicamente subiamo non fa che scoraggiare chi, come noi, ha subito il nostro stesso trattamento e avrebbe in animo di denunciare.

Siamo diventate, obtorto collo, da esempio positivo un esempio negativo. Perché il messaggio delle nostre denunce che è passato è questo: è inutile denunciare un abuso all’autorità ecclesiastica, perché tanto non succede niente, non pagherà nessuno e le vittime non avranno mai giustizia. Perché noi, Santità, della giustizia abbiamo perso ogni traccia e perché un processo celebrato nell’oblio non offre garanzie a nessuno, né all’imputato né alle vittime, ed è inconciliabile con i concetti stessi di diritto, di verità, di giustizia, di equità e di misericordia che Lei, Santità, ha sempre a cuore.

Non intendiamo consegnarci all’oblio e neppure rinunciare alla giustizia, finché non verrà riconosciuta la gravità dei fatti occorsi e il responsabile non sarà punito. E in questo tortuoso percorso verso la verità vorremmo essere considerate una risorsa, non un ostacolo.

Ci affidiamo e confidiamo in Lei, Santo Padre, quale supremo Pastore della Chiesa, affinché eserciti la Sua suprema potestà di giudizio e di grazia e ascolti la nostra richiesta, che è quella di ogni vittima di abusi che vuole il riconoscimento della verità attraverso un giusto processo. Le chiediamo che vengano sempre garantiti contraddittorio tra le parti, chiarezza, trasparenza, celerità, terzietà e indipendenza dei giudici, affinché il giudizio e il suo esito – qualunque esso sarà – non conservino ombre.

Abbiamo bisogno di Verità, Santità, ma, al pari nostro, ne ha tanto bisogno anche la Chiesa.

Gloria Branciani, Miriam Kovač, suor Samuelle, Vida Bernard, Pia

vittime di padre Marko Ivan Rupnik

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Nella foto, la copertura dei mosaici di Rupnik a Lourdes.

 

 

 

 

Aldo Maria Valli:
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