Chiesa in uscita (di testa) / 72
«Non siamo una Chiesa che mira a convertire». Parola del cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, che in un’intervista alla rivista cattolica belga «CathoBel» dichiara: «Noi siamo la Chiesa di questo popolo. Non una Chiesa proselitistica, non una Chiesa che mira a convertire, ma una Chiesa che aspira a essere parte integrante di questo popolo».
Con tutto il rispetto per sua eminenza, bisognerebbe spiegare che cosa significhi esattamente «aspirare a essere parte di questo popolo». Ma ciò che stupisce è il rifiuto del proselitismo. D’accordo, fu un ritornello di Bergoglio, ma Gesù non ha forse detto «andare in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura»?
Il cardinale Vesco lo dice papale papale: «Nelle religioni monoteiste il proselitismo è veleno, perché implica considerare falsa la religione dell’altro».
Beh, cara eminenza, le diamo una notizia: noi crediamo che ci sia una religione vera, che è la nostra, e ci siano religioni false, che sono le altre.
La madre Chiesa insegna che Gesù Cristo, Dio incarnato, ha fondato un’unica vera Chiesa alla quale ha affidato la pienezza della rivelazione divina. Non è possibile pensare che anche chi rifiuta la divinità di Cristo, la Trinità e la fondazione divina della Chiesa sia nella verità.
La storia della Chiesa è storia di fedeli che, per rispondere all’appello di Gesù, si sono fatti missionari. Si sono sbagliati? Dovevano starsene a casa? Dovevano considerare vere tutte le religioni?
Qualcuno dirà: il cardinale opera in una terra difficile e lui chiede di evitare il proselitismo aggressivo. Benissimo. Ma quando afferma che «il proselitismo è veleno, perché implica considerare falsa la religione dell’altro» si esprime sul piano teologico. Ed è una teologia inaccettabile per un cattolico.
Nell’intervista il cardinale ringrazia Leone XIV perché sta proseguendo sulla strada tracciata da Francesco.
E noi ringraziamo lui, Vesco, per averlo detto chiaramente.



