Meditazione / Lasciarsi amare

Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!

Mt 3,1-12

di Eremita

Giovanni appare nel deserto come un grido che rompe il silenzio. Non è un uomo elegante, non viene dai palazzi, non parla il linguaggio dei sapienti. È un uomo spoglio, vestito di peli di cammello, nutrito di ciò che trova, libero da tutto, e proprio per questo può annunciare ciò che è essenziale: convertitevi, il regno dei cieli è vicino. Non dice “studiate”, non dice “organizzatevi”, non dice “miglioratevi un po’ alla volta”. Dice convertitevi, cioè cambiate direzione, guardate altrove, lasciate ciò che vi appesantisce. Il regno è vicino: non viene domani, non viene quando saremo migliori, viene adesso, così come siamo.

La gente corre da lui. Perché? Perché quella parola risuona vera. Loro conoscono il peccato, conoscono la fatica, conoscono la sete di Dio. E Giovanni li battezza nell’acqua del Giordano, il fiume del passaggio, attraversato da Israele per entrare nella terra promessa. Ancora una volta occorre passare, lasciare alle spalle ciò che non serve più, riconsegnarlo a Dio. E si immergono, confessano i peccati, riconoscono che non sono padroni della loro vita.

Quando arrivano i farisei e i sadducei, Giovanni li smaschera: razza di vipere. Non perché siano peggiori degli altri, ma perché si illudono di essere giusti. Credono di potersi salvare con i titoli, con la tradizione, con l’appartenenza. “Abbiamo Abramo per padre!” dicono dentro di sé. Ma Giovanni rivela l’inganno: Dio può fare figli persino dalle pietre. Non basta appartenere a un popolo, a una storia, a una tradizione. Occorre che il cuore si apra. Occorre il frutto, non le parole, non le etichette.

La scure è già alla radice: non per minacciare, ma per mostrare l’urgenza. Dio non vuole alberi sterili, vite senza vita. Vuole un cuore nuovo. Giovanni lo sa, e per questo annuncia un Altro. Uno più forte, infinitamente più grande, al quale lui non è neppure degno di slegare i lacci dei sandali. Eppure questo più forte viene, si avvicina, entra nella storia degli uomini. Giovanni battezza nell’acqua, ma il Veniente battezzerà in Spirito Santo e fuoco. L’acqua lava; il fuoco trasforma. L’acqua purifica; lo Spirito ricrea. È una nuova creazione.

Giovanni parla dell’aia, della pula, del grano e della paglia. Non è un’immagine di minaccia, ma di verità. Cristo viene a prendere ciò che c’è di vero in noi, ciò che è frutto, ciò che è dono, e lo porta nel suo granaio, nel suo cuore. E ciò che è paglia — tutto ciò che ci imprigiona, le nostre paure, i nostri idoli, le nostre maschere — verrà bruciato. Non per distruggerci, ma per liberarci. Perché la paglia non serve. Non porta vita. Il fuoco di Dio non è un fuoco che uccide, ma un fuoco che purifica.

Questa Parola ci pone davanti alla nostra vita. Siamo pronti a entrare nel Giordano, a riconoscere la verità di noi stessi? Siamo disposti a lasciare che Dio bruci la nostra paglia, ciò che ci impedisce di essere liberi? Siamo disposti a credere che viene uno più forte, che non condanna ma salva, che non spegne il lucignolo fumigante ma lo accende?

La conversione non è un peso, è una grazia. Non è un dovere, è un incontro. Dio viene. Il regno è vicino. E noi siamo chiamati a farci trovare con il cuore aperto, come quelli che correvano nel deserto per ascoltare Giovanni, pronti a iniziare di nuovo.

Il Signore viene a raccoglierci come grano buono. Viene a farci figli. Viene a riaccendere il fuoco dello Spirito in noi. Basta aprirgli la porta e lasciarci amare.

 

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