Lettera / Benedire tutte le coppie? A proposito di una iniziativa parrocchiale alquanto discutibile

Stimatissimo Valli,

leggendo su “Duc in altum” l’articolo “Tradimento della fede e della dottrina. La chiesa conciliare, la fine del peccato e l’eresia manifesta” [qui] che documenta il progressivo e tacito svuotamento di significato del matrimonio in atto nella Chiesa di oggi, ho pensato di raccontare a lei e ai lettori del blog quanto è accaduto nella parrocchia del Duomo di Chieri (provincia e arcidiocesi di Torino) nella quale vivo, in vista della festa di San Valentino. Lo faccio inviandole la lettera di protesta che ho scritto al mio parroco (al quale da quest’anno sono state affidate tutte e cinque le parrocchie cittadine).

Al parroco delle parrocchie di Chieri

e  per conoscenza agli altri sacerdoti di Chieri,

all’arcivescovo, al vicario episcopale

e alla Curia arcivescovile di Torino

Una iniziativa parrocchiale di questi giorni mi suscita dubbi e interrogativi. Desidererei avere spiegazioni in proposito. Le chiedo ai destinatari di questa lettera.

L’iniziativa in questione è stata annunciata da una locandina, che allego alla lettera e che recita così: “Amarsi è una continua ripartenza. Per tutti gli sposi, conviventi, fidanzati prossimi a San Valentino. Santa messa con benedizione di tutte le coppie. Ore 18:15, parrocchia di Santa Maria Maddalena, Chieri. A seguire aperitivo tutti insieme!”.

In fondo alla locandina compare (con scarsa evidenza, tanto da far apparire l’iniziativa come promossa dalle parrocchie) un “logo” a me sconosciuto, che una ricerca su Internet mi ha rivelato essere di una Associazione Incontro Matrimoniale. Un secondo annuncio, diffuso nei giorni successivi dagli uffici del Duomo, faceva risalire con maggiore chiarezza l’iniziativa a tale associazione.

Sempre da Internet ho appreso che l’Associazione Incontro Matrimoniale “organizza week-end rivolti alle coppie (sposate, conviventi, credenti e non) che desiderano migliorare la propria relazione attraverso una comunicazione più profonda. Tale esperienza nasce in ambito cattolico, ma è aperta a chiunque, di qualsiasi credo, abbia il desiderio di mettersi alla ricerca di nuovi stimoli per dare vigore alla propria vita di coppia”. Quanto al metodo, “tre coppie di sposi e un sacerdote si alternano a portare le proprie testimonianze di vita. Dopo ogni intervento lui e lei sono invitati a condividere privatamente ciò che la testimonianza ha suscitato in loro”. Viene precisato che “non è né un ritiro spirituale, né una conferenza, né una terapia di gruppo, né una serie di prediche”.

Soprattutto, aggiungo io, nei programmi di tali incontri non si fa parola né di messe né di benedizioni.

Il programma e il metodo degli incontri normalmente organizzati dall’Associazione mi sembrano lineari. Al contrario, mi sembra che l’iniziativa proposta a Chieri per l’8 febbraio nasca da una grande confusione di idee e contribuisca ad alimentarla. Ma forse sono io che non capisco. Ed è per questo che pongo alcune domande.

Una iniziativa come questa, proposta indistintamente per sposi e conviventi, non rischia di far passare l’idea che, ormai, anche da un punto di vista cattolico fra matrimonio e convivenza non c’è più alcuna differenza?

Visto l’andazzo generale che ormai si è affermato anche nell’ambito delle famiglie cosiddette cattoliche e delle stesse parrocchie (dove persone conviventi compaiono in tutti i ruoli), non è che si vuole far passare la convivenza come una normale (anche da un punto di vista cattolico) fase di passaggio verso il matrimonio o addirittura una normale alternativa ad esso?

Pregare si può per tutti, anche per i conviventi. Ma che senso ha benedire le coppie di conviventi? Almeno nella percezione che normalmente se ne ha, la benedizione non implica anche un senso di approvazione e di normalità? Perché, piuttosto che una benedizione, non fare una normale preghiera?

Visto che si parla di “santa messa con benedizione di tutte le coppie”, e considerato che, come è noto, non tutte le coppie vivono in conformità ai criteri desumibili dalla Parola di Dio e dal Magistero della Chiesa, non sarebbe il caso di specificare meglio il significato di quel “tutte”?

I week-end organizzati normalmente dall’Associazione Incontro Matrimoniale, essendo aperti non solo a sposati ma anche a conviventi (oltre che a non credenti), giustamente non prevedono messe e benedizioni. Ma allora come mai nell’incontro dell’8 febbraio alle Maddalene promosso dalla stessa associazione la messa e la benedizione di tutte le coppie costituiscono il momento centrale nonostante il rischio di equivoci e quello, ancora più grave, di Comunioni sacrileghe?

Non è che, contraddicendo la dottrina cattolica di sempre, si vuole far passare proprio l’idea che la Comunione non esiga più alcuna particolare disposizione interiore (il che implicherebbe una tacita e arbitraria trasformazione della dottrina sul sacramento dell’Eucaristia)?

Credo che questi interrogativi siano legittimi, e meritino delle risposte. Grazie. Saluti

Come è prassi consolidata, non ho avuto risposta da nessuno. Ma per vie traverse ho saputo che il parroco giustificava quell’iniziativa con il fatto che in fondo lui aveva solo assecondato una richiesta fatta da altri. Perciò gli ho scritto una seconda lettera.

Caro don…,

ho saputo che a proposito del demenziale (da un punto di vista cattolico) incontro di domenica 8 febbraio presso la chiesa delle Maddalene aperto a tutte le coppie, non solo sposate ma anche conviventi (e magari ad altre coppie non espressamente nominate?) ti trinceri dietro l’ipocrita scusa che tu semplicemente ospiti una iniziativa organizzata da altri.

Tale scusa è così platealmente falsa e ipocrita che non merita alcuna considerazione. Ma sappi che se dal programma di quell’incontro non vengono eliminate la celebrazione della messa e la benedizione delle coppie, rendendolo una semplice occasione di riflessione e di preghiera, io e qualcun altro, quanto prima, scriveremo una lettera aperta alla comunità cristiana di Chieri e la distribuiremo all’uscita di tutte le messe. Perché una ipocrisia come quella che avete programmato non può passare senza almeno un segno di protesta da parte di quelli che (pochi o molti che siano) pur fra tanti difetti hanno conservato un minimo di retta coscienza cattolica.

È andata a finire che l’incontro è stato annullato. Ma io non ho voglia di festeggiare, perché temo che questi episodi siano solo spie di una deriva iniziata da tempo e che con le sole nostre forze non riusciremo a fermare.

Antonio Mignozzetti

 

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