In morte dell’informazione “cattolica”
“Addio a Emma Bonino, che divise sulla vita umana ma seppe anche unire”.
Il titolo è già un programma. Sembra uno di quei tuffi: carpiato con avvitamento.
Siamo su “Avvenire” (quotidiano ufficialmente di “ispirazione cattolica”) ed ecco sfornato l’articolo in memoria dell’esponente radicale. La quale, ci viene ricordato, condusse, numerose “battaglie”.
Battaglia sbagliate, vero? Ma no. “Battaglie umanitarie, femministe, contro la guerra, le discriminazioni, la pena di morte e le armi”.
Ah.
Giusto un rapido inciso per notare che “in altre battaglie, come quella per la legalizzazione dell’aborto, assunse posizioni inaccettabili contro la vita umana, anche nelle modalità” e poi vai con l’encomio.
“Ebbe una lunga militanza per la garanzia di condizioni dignitose nelle carceri. Alcune di queste campagne, come quella sulla legalizzazione delle droghe, non sono state condivise dagli schieramenti seduti alle due Camere, ma la sua coerenza e la tenacia con cui ha sempre sostenuto le proprie tesi e il riconoscimento a livello internazionale ne hanno fatto una figura stimata trasversalmente”.
Coerenza e tenacia. Degne di miglior causa, verrebbe da dire. Ma “Avvenire” non lo dice. Ricorda invece la “militanza politica” che iniziò a metà degli anni Settanta con la fondazione del “Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto diretto da un’altra storica militante, Adele Faccio, a Firenze”. Un vero e proprio Centro dell’orrore al servizio della morte? Ma no, dai. Anzi. “Senz’altro è una delle prime iniziative forti quella contro le interruzioni di gravidanza clandestine praticate dalle mammane”.
Ma vogliamo darlo un breve giudizio su quelle “iniziative forti”? Niente. Fu una “battaglia” (aridaje) che spaccò il Paese, mentre le immagini “scioccanti e terribili” della Bonino che praticava aborti con una pompa della bicicletta entravano “nelle case degli italiani”.
Dunque ammazzò i bambini, non è così?
Niente. Meglio glissare. Annotando che da allora in poi le “lotte pannelliane utilizzarono modalità di comunicazione urticanti e provocatorie”.
Ma lo vogliamo dare un giudizio critico? Anche un solo, piccolino?
Macché. “Nel 1978 viene eletta alla Camera dei deputati. Sono gli anni dei referendum sull’aborto e sul divorzio. E in quel periodo Bonino collabora per l’istituzione della Corte penale internazionale, oltre all’impegno per l’affermazione dei diritti civili nei Paesi dell’Europa dell’Est. Tra le battaglie, quella contro la fame. In occasione del Manifesto dei capi di Stato contro lo sterminio per fame e in difesa del diritto alla vita e della vita del diritto l’incontro con papa Giovanni Paolo II”.
Manca solo la proposta di farle un monumento. Ma è implicita.
“Rieletta quasi consecutivamente a ogni elezione parlamentare, l’impegno civile [sic!] non si ferma e molte sono le iniziative condotte all’estero, finanche in Tibet con il Dalai Lama” [urca!]. E poi la moratoria sulla pena di morte e l’Europa e la candidatura al Quirinale…
Un mini-giudizio a un certo punto sembra emergere: “I grandi ideali e le battaglie per affermarli non sono esenti da contraddizioni e sofferenze”. Ma niente di grave. Trattasi semplicemente della rottura con Pannella, che non vide [sigh!] un riavvicinamento.
E udite: “Europeista convinta, Bonino credeva in una Europa unita nelle diversità dei suoi popoli, in un quadro di sussidiarietà. Fino alla fine ha continuato a sostenere le sue idee, anche nella fragilità sopraggiunta con il cancro, che la debilitava”.
Beh, con l’europeismo convinto il monumento è cosa fatta. Ma manca la ciliegina.
“Anticlericale da sempre, in questi ultimi anni strinse un rapporto di amicizia con papa Francesco, che di lei apprezzava la tenacia nel sostenere i diritti dei detenuti”.
Forse sarebbe stato meglio dire che, siccome era anticlericale, strinse un’amicizia con Francesco.
E poi: “Resta nella memoria la foto del 2024 di Bergoglio e Bonino entrambi in carrozzella, sul terrazzo della casa della senatrice, nel cuore della Capitale, dove il Papa l’aveva raggiunta a sorpresa per portarle un saluto”.
Eh sì, resta proprio nella memoria.
E passiamo a “Vatican News”, il portale ufficiale dell’informazione della Santa Sede.
Ecco qua: “Salita alla ribalta del mondo politico per il suo impegno nel Partito Radicale, e come leader delle campagne dello stesso partito che, negli anni Settanta, legalizzarono l’aborto e il divorzio, Bonino, nata il 9 marzo 1948 a Bra, in provincia di Cuneo, ha ricoperto ruoli politici chiave sia in Italia che nell’Unione europea, per sei volte è stata eletta alla Camera dei Deputati, successivamente al Parlamento europeo e poi per due volte al Senato”.
Va bene, ma vedrete che adesso arriverà un giudizio.
“Emma Bonino fu chiamata a ricoprire la carica di commissario europeo nel 1995 dall’allora premier Silvio Berlusconi. Negli anni è stata ministro del Commercio internazionale e delle politiche europee nel governo Prodi, vicepresidente del Senato della Repubblica e, successivamente, con il governo Letta, ministro degli Affari Esteri”.
D’accordo, ma adesso il portale della Santa Sede ricorderà certamente che la defunta contribuì alla morte di migliaia e migliaia di bambini innocenti…
“Bonino è stata l’artefice della nascita dell’Ufficio umanitario della Commissione europea, nonché tra i fondatori dell’organizzazione Nessuno Tocchi Caino, per la battaglia per l’abolizione della pena di morte. Di lei si ricorda l’impegno, assieme a Marco Panella, contro la fame del mondo: i due leader radicali fecero del tema della malnutrizione e denutrizione nei Paesi in via di sviluppo un tema politico prioritario nell’agenda del diritto internazionale. Per questo furono ricevuti in udienza in Vaticano da Giovanni Paolo II il 13 febbraio del 1986, occasione in cui Pannella e Bonino presentarono al Papa il manifesto-appello e le iniziative internazionali promosse dal Partito Radicale per spingere l’Onu e i governi occidentali a intervenire d’urgenza contro la malnutrizione nei Paesi in via di sviluppo ribadendo così la convergenza con Giovanni Paolo II sui temi di carattere umanitario e internazionale”.
Okay. Ma adesso vedrete che l’organo vaticano dirà qualcosa sull’aborto…
“Nel 1999 venne candidata, ma senza successo, a prima donna presidente della Repubblica italiana. Sempre nel 1999 si ricorda il significativo risultato che Lista Emma Bonino ebbe alle europee del 13 giugno, quando ottenne l’8,46% dei voti riuscendo ad eleggere sette europarlamentari. Nel 2017, divenne leader di +Europa, una lista di partito liberal-federalista europea che lanciò in vista delle elezioni politiche italiane del 2018”.
Vabbè. Ma l’aborto?…
“Il 5 novembre del 2024, Papa Francesco di ritorno dalla Università Gregoriana, andò a trovarla, appena dimessa dopo settimane di ricovero per problemi respiratori, offrendole dei cioccolatini e dei fiori e salutandola con il saluto piemontese cerea. Una visita di cui Bonino parlò successivamente, raccontando soprattutto la sua emozione e la sua sorpresa. Di quel pomeriggio resta la foto simbolo del Papa e di Emma Bonino entrambi in sedia a rotelle, su una terrazza romana illuminata dal sole”.
Questo lo sappiamo già. E l’aborto?
“Il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha affidato ad un comunicato il suo cordoglio per la morte di Bonino. ‘La scomparsa di Emma Bonino – si legge – addolora profondamente. Ha impresso un segno nella vita della Repubblica con un impegno tenace e coerente’. Mattarella, nel ricordare il percorso politico di Bonino, ne sottolinea l’impegno contro la fame nel mondo, contro la pena di morte, per il Tribunale penale internazionale che sono stati motivi di orgoglio per la Repubblica. Il governo italiano, ha annunciato la premier Meloni, sta predisponendo i funerali di Stato per Emma Bonino, che si svolgeranno la prossima settimana in data da annunciare”.
E l’aborto? Pronto? Parlo con il portale della Santa Sede?
Niente. L’articolo è finito.
E, mi sa tanto, anche l’informazione “cattolica”.



