La rivolta dei ragazzi / Alcune vostre risposte
Caro Valli,
capita raramente, ma questa volta non sono d’accordo con lei (mi riferisco al suo articolo “Pensieri sparsi su questi ragazzi che spaccano tutto”), almeno non del tutto.
Partiamo da ciò che condivido: l’assenza della politica (anche della pseudo destra) e della Chiesa, e la responsabilità di noi genitori ed educatori in generale.
Non può però non considerare che la situazione sociale è esplosiva soprattutto per la presenza massiccia di immigrazione sia irregolare sia regolare, orchestrata e favorita, a mio avviso, dai soliti gruppi di potere “occulti”.
Guardi la Francia, guardi i video delle manifestazioni violente e osservi i tratti somatici. Le nuove generazioni di immigrati odiano l’uomo bianco, l’Europa e la nostra (ormai quasi sparita) cultura.
Non ammetterlo è miope e autodistruttivo.
Roberto Pighetti
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Caro Valli,
ho letto i suoi “pensieri sparsi” [qui] a proposito della guerriglia urbana che sta toccando diverse città.
Non ho certo la pretesa di aggiungere alle tantissime una qualche analisi sociale o politica. La confusione è abbastanza grande di suo.
Tuttavia vedendo le immagini di quanto accaduto non può non venire alla mente il concetto di “rivalità mimetica” di René Girard.
Questi ragazzi desiderano ciò che dovrebbero, dal loro punto di vista, odiare perché rappresenta -realmente e simbolicamente- quel mondo che li emargina e li esclude.
Eppure lo desiderano in quanto sono stati convinti che possedere quelle cose possa in qualche modo compierli. E a convincerli siamo stati tutti: quelli che oggi li sostengono e quelli che li attaccano.
È la certificazione fattuale del fallimento dei nostri modelli educativi, compreso quello della cosiddetta accoglienza-inclusione-integrazione.
Per anni abbiamo parlato di “emergenza educativa” ma – tranne qualche esperienza perlopiù nata nel mondo cattolico – ne abbiamo solo parlato.
E ora i nodi arrivano al pettine, e forse è solo un anticipo di un conto che sarà comunque molto molto salato.
Nat
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Caro Aldo Maria,
tante cose si dicono riguardo alle proteste dei giovani. Io non ho la preparazione né le informazioni necessarie per esprimere un’opinione precisa.
La prima cosa che mi è venuta in mente quando sono scoppiati i tumulti è che se si ripristinasse la naia forse tutta quella gran voglia di menar le mani probabilmente troverebbe il suo naturale sfogo.
Ma voglio soffermarmi sul prete di Milano che ha mostrato il dito medio ai manifestanti. Mi fa ribollire il sangue. Non crede che sarebbe stato più consono uscire con un Crocifisso? O magari con la statua della Madonna, e abbondante aspersione di acqua benedetta sui violenti?
Se a Lepanto si è vinto grazie alla Madre Celeste contro orde di infedeli inferociti, possiamo ancora ritenere plausibile che la Santa Madre continuerà a farlo.
E invece no. In risposta al dito medio dei giovani, lui, il prete, ha fatto lo stesso gesto.
Porgi l’altro dito medio.
Valentina



