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I “vaccini”, i nostri “atti d’amore” e le conseguenze sulle generazioni future. Questione tabù

Cari amici di Duc in altum, vi propongo questa lettera indirizzata al blog. Il problema è serio. I paladini dei “vaccini” anti-Covid ignorano volutamente le conseguenze a lungo termine. Le generazioni future dovranno ringraziarci o maledirci per i nostri “atti d’amore” (copyright Bergoglio) nei loro confronti?

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Caro Valli,

condivido tramite Duc in altum qualche considerazione da parte di chi, come me, pur scioccato dal delirio verso cui il nostro mondo pare diretto ogni giorno di più, vuole ancora sforzarsi di fare uso della ragione.

Essendo ormai i dibattiti televisivi divenuti a senso unico (si invitano, per sicurezza, quasi soltanto coloro che sui vaccini la pensano al modo corrente, mentre i tapini che provano a dissentire vengono subito sommersi dagli strepiti dei presenti, cui spesso si unisce, a dare man forte, lo stesso conduttore della trasmissione) sembra del tutto oscurato un argomento che invece, per la sua intrinseca rilevanza, dovrebbe suscitare grande attenzione, essendo però chiaro che il suo oscuramento è dovuto alla palese dissonanza con la narrazione dominante.

Mi riferisco a un’affermazione, peraltro di semplice buon senso, messa nero su bianco dagli stessi fabbricanti dei sieri: non sono note, essi ammettono, le conseguenze a medio e lungo termine dell’uso di queste sostanze.

Ovvio, perché non c’è stata sperimentazione nei tempi necessari, e inquietante, perché nulla sappiamo in proposito e tutti i vaccinati, di fatto, sono cavie.

Mentre non pochi, a quanto si viene a sapere, già drammaticamente sperimentano su  se stessi le cosiddette “avversità” dei vaccini, ecco che questo vero e propio “baco”  di tutta l’operazione viene tranquillamente e accuratamente schivato nel dibattito pubblico, data la sua imbarazzante incontestabilità: non si sa che cosa avverrà in futuro, quando magari del virus non ci sarà più traccia ma nel frattempo le sostanze inoculate avranno continuato a lavorare nei corpi, in modi che al momento appaiono non prevedibili.

Il problema riguarda anche l’ormai famosa proteina Spike, presentata all’inizio come fulcro del nuovo e rivoluzionario sistema di immunizzazione e presto finita sotto accusa come elemento dannoso perché infiammatorio.

Io mi chiedo come facciano i tanti virologi da salotto che infestano i teleschermi a definire “sicuri” preparati sui quali nemmeno il produttore è in grado di garantire, perché poco o nulla si sa di veramente certo.

Le conseguenze di queste inoculazioni potrebbero arrivare fino alle generazioni future visto che queste sostanze vanno a incidere, come mai prima d’ora, sulla struttura basilare della biologia umana. Le prossime generazioni potrebbe ricevere un lascito inquietante, e nessuno oggi è in grado di escluderlo. Con il pensiero fisso agli anziani e ai “fragili”, non ci curiamo delle generazioni future.

Mentre scrivo, ascolto papa Francesco parlare di carità verso quelli che non possono dare in contraccambio e mi pare che questa descrizione si addica proprio a coloro che pur non essendo presenti tra noi, perché ancora di là da venire, dovrebbero tuttavia essere presenti alla nostra preoccupazione, specie in un frangente sanitario come questo.

Il pontefice non tralascia mai di ripetere che la vaccinazione sarebbe un “atto d’amore”. Eppure, c’è da dubitarne: i nostri discendenti dovranno ringraziarci o maledirci per i nostri piuttosto azzardati “atti d’amore” nei loro confronti?

Lettera firmata

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