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Dieci ricette per prepararsi al crollo. E ripartire

L’analisi che qui vi propongo ha due limiti: riguarda la situazione americana e risale al 2018. Tuttavia contiene spunti di riflessione validi per l’oggi e per l’intero Occidente. Segnalo in particolare gli ultimi tre punti: ci vuole uno Stato cristiano, ci vuole fedeltà al Battesimo, ci vuole leadership.

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di Raymond Drake

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Una “intemperanza frenetica” sta destabilizzando la nostra economia. È un impulso inquieto, esplosivo e implacabile dentro l’uomo. Cerca di mollare tutti i legittimi freni e di gratificare tutte le passioni disordinate.

I problemi che dobbiamo affrontare adesso

A causa della “intemperanza frenetica”, la nostra economia sta crollando sotto schiaccianti obblighi di debito: personali, aziendali, statali e locali, spese federali fuori controllo, disavanzi commerciali incontrollati, una base manifatturiera che si è largamente spostata off-shore, e un dollaro traballante il cui status di riserva monetaria è sempre più sfidato in tutto il mondo. Regolamenti socialisti paralizzanti, leggi e tasse che soffocano sia le imprese che gli individui, scoraggiano l’iniziativa e annullano gli incentivi a lavorare e investire.

Nessuno si aspetta che una casa senza fondamenta sopravviva a un uragano. Allo stesso modo, è irragionevole aspettarsi che, mentre i venti risultanti da decenni di comportamento intemperante e irresponsabile raggiungono la forza di una burrasca, la nostra società possa resistere al loro potere distruttivo.

L’America sopravvivrà?

Lo sgretolamento dell’”American way of life” non significa necessariamente la fine dell’America. Dobbiamo pregare, lavorare e confidare in Dio perché dalle macerie della nostra società in rovina sorga una nuova America, un’America di fede e famiglia, servizio e onore.

Tutto dipenderà da come affronteremo il prossimo crollo economico. Un crollo che può arrivare improvvisamente o a tappe, come i gradini di una scala. Comunque, in entrambi i casi, dobbiamo essere preparati.

Tratte dall’illuminante libro di John Horvat Ritorno all’ordine: da una economia frenetica a una società cristiana organica. Dove siamo stati, come siamo arrivati qui, dove dobbiamo andare, elenchiamo di seguito dieci ricette per aiutarci in questa circostanza.

  1. Rimaniamo sul posto

Di fronte alla crisi, alcuni suggeriscono di fuggire nei recessi remoti dell’America o di trasferirsi all’estero. Questo è sbagliato, perché il mondo è così interconnesso e interdipendente oggi che la crisi ci raggiungerà ovunque, in un modo o nell’altro. Più importante ancora, è il momento di combattere per l’America e non di abbandonarla. Ovunque viviate e qualunque sia la vostra occupazione, dovete resistere, lottando per il bene comune della nazione, legalmente e pacificamente.

  1. Rifiutare le false soluzioni

Abbondano le false soluzioni. Conoscetele e rifiutatele. Le false soluzioni della sinistra comprendono la spinta a più socialismo, la resa della nostra sovranità ai tribunali internazionali, lo spostamento verso un governo globale e verso ideologie sub-consumiste, neo-tribali ed ecologiche. Le false soluzioni della destra comprendono un’avversione quasi anarchica al governo, il secessionismo e il survivalismo (survivalism) energeticamente autonomo.

  1. Prepararsi con prudenza

La prudenza è la virtù con cui scegliamo i mezzi adeguati per raggiungere il nostro fine. Nell’affrontare una crisi, spesso troviamo più facile concentrarci sulle misure pratiche. Certamente queste non sono da trascurare, ma è più importante contare sui mezzi spirituali che ci aiuteranno ad affrontare i problemi che ci attendono.

Per questo, dobbiamo rafforzare la nostra fede, fortificare i principi e le convinzioni, iniziando questa prudente preparazione con la preghiera e la riflessione calma e ragionata. Questo renderà solidi i nostri principi e saldo il nostro attaccamento alle istituzioni. Solo ragioni profonde e solide ci sosterranno nella dura e lunga lotta.

  1. Esaminare stili di vita e abitudini personali

Il movimento per trasformare l’America inizia dentro ognuno di noi, sul piano individuale. Poiché l’intemperanza frenetica e l’individualismo egoista sono alla radice dei nostri problemi socio-economici, ad essi dobbiamo opporci risolutamente nella nostra vita personale.

Questo significa eliminare certe abitudini e stili di vita. Per esempio, spendere oltre i propri mezzi o inseguire mode e tendenze; fare investimenti imprudenti, persino spericolati; essere travolti da orari stressanti; permettere che la frenesia dei gadget tecnologici domini la nostra vita; mettere l’interesse per il denaro al di sopra della famiglia, della comunità o della religione; preferire la quantità alla qualità e avere un’avversione per il tempo libero e la riflessione.

  1. Ponderare la dimensione morale

L’intemperanza frenetica è radicata nella sfrenatezza egoistica e favorisce l’individualismo, per cui Dio e il prossimo sono esclusi dall’universo immaginario che creiamo per noi stessi. Insegna infatti san Giovanni: “Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1Gv 4, 20). Quanto diverso dall’individualismo è il principio guida predicato e vissuto dal Nostro Divino Salvatore: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13). Attraverso una generosa donazione di sé sradichiamo dalla nostra vita l’intemperanza frenetica e l’individualismo egoistico.

Qualunque cosa il collasso economico dell’America comporti per noi e per le nostre famiglie, sviluppare l’abitudine all’abnegazione è un’eccellente modo di preparazione spirituale. Infatti, la dedizione agli altri e al bene comune, cioè la vera carità, ha sostenuto ogni società cristiana per 2.000 anni

  1. “Ci vuole una famiglia”

Giustamente i genitori vedono i loro figli come una loro estensione e si sacrificano per loro. A loro volta, i figli si sentono obbligati da legami di natura ad amare, onorare e sacrificarsi per i loro genitori che hanno collaborato con Dio per dare loro l’esistenza. Questi legami di affetto e di servizio tendono naturalmente ad espandersi, andando oltre la famiglia nucleare fino alla famiglia latu sensu: nonni, cugini, zii, e così via.

L’ex senatore degli Stati Uniti Rick Santorum ha giustamente notato che “ci vuole una famiglia”. La famiglia è una potente e affettuosa rete di sicurezza sociale, e può fornire molti dei servizi usurpati dal freddo Stato moderno. Come entità economica, la famiglia tende a creare modelli di produzione e consumo diversi dal modello individualista imperfetto di oggi.

Dal punto di vista economico, le strutture temperate dalla tradizione familiare proteggono le persone dalla concorrenza spietata. L’influenza predatoria dell’usura è diminuita poiché molti ricorrono alla famiglia nei momenti di bisogno. L’ambiente affettuoso delle nostre famiglie è il luogo più facile per praticare la carità cristiana.

  1. Ci vuole un villaggio

Dal suo piedistallo a sinistra, Hillary Clinton ha detto che “ci vuole un villaggio”. Questo è forse l’unico punto in cui siamo d’accordo con lei, anche se il presupposto di fondo è diverso. La sua è una visione socialista, la nostra deve essere cristiana.

Vediamo lo spirito della famiglia rispecchiarsi in associazioni e comunità, paesi e città. Questi corpi intermedi tra la famiglia e lo Stato sono aperti allo spirito temperato della famiglia, che irradia la sua influenza benevola verso l’esterno

Questo stesso spirito di famiglia ha una tale capacità di unire e integrare, che tutti, in una regione, anche gli elementi esterni, alla fine condividono una mentalità, un temperamento e un affetto comuni, come in una famiglia. Una persona del Sud, per esempio, partecipa alla grande “famiglia del Sud” o, per estendere ulteriormente l’analogia, alla grande famiglia americana.

Amiamo la nostra comunità. Lasciamoci coinvolgere, fieri delle buone caratteristiche, tradizioni, prodotti e conquiste culturali della regione, facendo tutto il possibile per svilupparle ulteriormente. Aiutiamo gli altri a vedere le benedizioni che Dio ha messo nella nostra regione.

  1. Ci vuole uno Stato cristiano

Questo sentimento di affetto è, difatti, il più importante elemento di unione per lo Stato. Costituzioni, leggi e istituzioni possono essere elementi unificanti indispensabili, ma il più vitale di tutti è l’affetto familiare, senza il quale lo Stato è destinato ad essere diviso in sé stesso.

Tanti Stati moderni si vantano delle loro spaccature! Sono divisi da partiti politici, da fazioni o da un’intensa concorrenza economica. Dovrebbero piuttosto vantarsi nell’unire i gruppi sociali, le fazioni e i partiti. I matrimoni dovrebbero unire famiglie, industrie, regioni. Il vero patriottismo non è altro che questo sentimento familiare e l’amore comune per la terra natale di tutti coloro che abitano in uno stesso paese

Lo Stato cristiano dà unità, direzione e finalità al corpo sociale – abbracciando, mai assorbendo; delegando, mai concentrando; incoraggiando, mai soffocando.

Dobbiamo rimanere impegnati nella guerra culturale e trovare il modo di fare rete con gli altri, facendo tutto il possibile affinché il nostro Stato e le nostre leggi siano conformi alle leggi morali divine e naturali.

  1. Ci vuole fedeltà al Battesimo

Senza la fedeltà al nostro Battesimo cristiano, la competizione e le lotte di potere saranno inevitabili. Come risultato, la famiglia finisce per essere divorata dalla società, e la società dallo Stato.

Uno spirito familiare cristiano deve permeare la società e lo Stato. “Di tutte le disposizioni e abitudini che portano alla prosperità politica, la religione e la moralità sono i supporti indispensabili”, scrisse George Washington nel suo discorso d’addio.

E, sebbene sant’Agostino abbia parlato circa 1600 anni fa, il suo insegnamento rimane vero tutt’oggi: “Pertanto coloro che affermano che la dottrina del Cristo è nemica dello Stato, ci diano un tale esercito, quale la dottrina di Cristo volle che fossero i soldati: ci diano tali provinciali, tali mariti, tali sposi, tali genitori, tali figli, tali padroni, tali servi, tali re, tali giudici, infine tali contribuenti e tali esattori del fisco, quali prescrive che siano la dottrina cristiana, e poi osino chiamarla nemica dello Stato e non esitino piuttosto a confessare che, se essa fosse osservata, sarebbe la potente salvezza dello Stato.” (Epis. 138 ad Marcellinum, in Opera omnia, vol. 2, in J.P. Migne, Patrologia latina, col. 532.)

Dobbiamo diventare apostoli di un tale spirito cristiano, aiutando altri a prenderlo a cuore nelle loro vite quotidiane.

  1. Ci vuole leadership

Di fronte all’attuale crisi economica, abbiamo due gruppi. Quelli con qualità di leadership che riescono egregiamente in quello che fanno e quelli che cercano aiuto e direzione. Quello che manca è un modo per unire entrambi i gruppi. Quindi, abbiamo bisogno di rigenerare una cultura che incoraggi figure rappresentative per unificare la nazione e affrontare la crisi.

Dobbiamo incoraggiare forme di leadership che esprimano legami di fiducia reciproca. Dovremmo pensare a modi concreti – come ci vestiamo, parliamo e comandiamo – per diventare figure veramente rappresentative agli occhi di coloro che ci seguono (nella famiglia, azienda, parrocchia, comunità, regione o stato). Questo ci porterebbe a scoprire modi per abbracciare il dovere, la responsabilità e il sacrificio, rifiutando un individualismo sbagliato ed egoista.

Con molti leader così impegnati a tutti i livelli della società, lavorando per il bene comune, possiamo restaurare l’America. Si potrà essere leader in alcune aree (grandi o piccole) e seguaci di leader in altre. Comunque, bisogna rendere onorevole la propria leadership e mostrarsi riconoscenti a tutti i leader.

Cos’è un personaggio rappresentativo?

Un personaggio rappresentativo è una persona che percepisce gli ideali, i principi e le qualità che sono desiderati e ammirati da una famiglia, da una comunità o da una nazione e li traduce in programmi concreti di vita e cultura.

Si potrebbero indicare figure esponenziali dal generale George Patton a quelle di persone meno famose come i sacerdoti abnegati, gli insegnanti dediti ai loro compiti o i leader locali o corporativi altruisti che disegnano e mettono insieme le persone, dando il tono alle loro comunità. La cultura moderna invece scoraggia l’emergere di personaggi autenticamente rappresentativi e propone personaggi falsi e non rappresentativi, che corrispondono alla nostra società di massa.

Fonte: returntoorder.org

Traduzione a cura di Tfp Italia

Aldo Maria Valli:
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