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Monsignor Viganò / Messaggio al Comitato Liberi in Veritate

Cari amici di Duc in altum, dopo il video (lo trovate qui), vi propongo anche il testo scritto del Messaggio inviato dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò ai membri del Comitato Liberi in Veritate in occasione della Settimana della Vittoria, 7-13 ottobre 2022.

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di Carlo Maria Viganò

Il 13 ottobre di centocinque anni fa, al cospetto di migliaia di persone alla Cova da Iria, la Vergine Santissima chiuse la serie di apparizioni a Fatima coronandole con il famoso Miracolo del Sole, con il quale Ella prefigurava il trionfo del Suo Cuore Immacolato, quale premessa per la restaurazione del Regno Sociale di Nostro Signore. Era il 13 ottobre 1917, e il bolscevismo aveva appena dato inizio, il febbraio precedente, a quella rivoluzione che avrebbe condotto alla spaccatura sociale della lotta di classe, all’instaurazione della dittatura del proletariato, ad un secolo di guerre, carestie, conflitti. Il 13 maggio dello stesso anno Benedetto XV consacrava Arcivescovo il giovane Eugenio Pacelli, che avrebbe regnato come Romano Pontefice dal 1939 al 1958. I mesi dedicati alla Madonna sono sempre forieri di grandi benedizioni per i Suoi figli devoti.

L’Europa, stretta dalla morsa del Comunismo materialista da un lato e del Liberalismo massonico dall’altro, trovò allora nella Sede Apostolica un fiero difensore della Verità cattolica e della Legge naturale, specialmente per contrastare il materialismo ateo e allo stesso tempo tutelare i legittimi diritti dei lavoratori, spesso sfruttati dai loro datori di lavoro. Questi ultimi, da bravi liberali di matrice protestante, pensavano solo al profitto, anche quando ciò comportava turni sfiancanti per gli operai, condizioni di lavoro indegne di esseri umani, promiscuità, impiego dei minori, scarsissime condizioni igieniche e sanitarie.

Non è un caso se entrambi gli errori – il Comunismo e il Liberalismo – si mostrano crudeli e inumani in modo direttamente proporzionale alla loro avversione verso la Religione cattolica. E non è un caso se le promesse che queste due piaghe sociali – fondate sull’inganno di un “paradiso” in terra, per la classe operaia o per l’élite che la sfrutta – si rivelano come frodi colossali, quanto più cercano di attuare su questa terra quella libertà, quell’uguaglianza, quella fraternità che entrambe vogliono artificialmente separate dalla loro necessaria premessa: essere fondate in Dio e sul rispetto della Sua santa Legge.

Ciò dovrebbe averci insegnato, dopo secoli di lotte sanguinose e di tremende persecuzioni, che non vi può essere pace dove Cristo non è la pietra angolare su cui si regge l’intero edificio sociale, e non vi è sciagura più devastante dove vige il principio della laicità dello Stato nella cosa pubblica e dove la morale è rifiutata nei rapporti tra i cittadini.

Ebbene, anche nel Portogallo di inizio Novecento lo Stato era dominato dalla Massoneria, che tramava contro l’Ordine cristiano sin dall’inizio dell’Ottocento. Essa iniziò la sua opera nefasta durante l’occupazione francese di Junot e Massena, con la quale si doveva abbattere la Monarchia, fare prigioniero il Re legittimo e minare gli equilibri geopolitici resi solidi dai rapporti di parentela esistenti tra le case regnanti. Il Primo Ministro, Duca di Plombal, era un seguace dei Lumi e un nemico giurato della Chiesa. Fu grazie a lui se l’inimica vis riuscì a penetrare sino ai vertici delle istituzioni dello Stato, con la complicità della Massoneria internazionale e del grande capitale, al quale venivano venduti all’incanto i beni degli Ordini religiosi. Negli stessi anni anche in Messico (1917) e successivamente in Spagna (1931) scoppiavano rivoluzioni finanziate dall’élite, portando con sé forme di vera e propria tirannia mascherata da democrazia e, come sempre, corruzione dei pubblici funzionari. Contestualmente, assieme ai disordini, si diffondeva la crisi economica, crollavano le retribuzioni dei lavoratori, aumentavano le pressioni dell’Inghilterra dall’esterno e delle forze disgregatrici del Partito Repubblicano Portoghese e della stampa sovversiva all’interno. Il 1° Febbraio 1908 vengono uccisi a Lisbona, in un attentato organizzato dai “carbonaristi” poi fuggiti in Messico e in Francia, il Re Carlo I e il principe ereditario Luigi Filippo. Sale sul trono il diciottenne Manuele II, e già dall’aprile dello stesso anno il Partito Repubblicano teorizza la rivoluzione contro la Monarchia e incarica António José de Almeida di organizzare le società segrete come la Charbonnerie e la Massoneria, che agiscono anche attirando a sé molti militari dell’Esercito e della Marina. Il 5 ottobre 1910 il Re Manuele II di Braganza viene spodestato da un colpo di Stato militare, e nominato l’orrido presidente Joaquim Teófilo Braga, assieme a un gabinetto di Ministri massoni. Braga dichiara: «I ministri del governo provvisorio, animati da un alto sentimento patriottico, hanno sempre cercato di tradurre nelle loro decisioni le più alte e pressanti aspirazioni del vecchio partito repubblicano, al fine di conciliare gli interessi permanenti della società con il nuovo ordine delle cose».

Le scene di profanazioni, sacrilegi, saccheggi e distruzioni di chiese, conventi e istituti cattolici si accompagnarono a leggi che soppressero tutti gli Ordini e le Congregazioni religiose, seguendo il noto copione e sotto la regia delle Logge. Furono subito legalizzati il divorzio e il matrimonio civile; fu abolito il giuramento religioso durante le cerimonie civili e vennero decretati la secolarizzazione dello Stato, l’abolizione dei titoli nobiliari e il diritto di sciopero; venne permessa la cremazione; fu soppresso l’insegnamento della Religione nelle scuole e proibito l’uso della veste talare; venne drasticamente limitato il suono delle campane e si ridussero le festività religiose anche popolari. Il governo pretese di nominare i docenti dei Seminari e determinarne i programmi di studio. Questa lunga serie di leggi culminò nella legge di separazione fra Chiesa e Stato che fu approvata il 20 Aprile 1911. E quale segno finale della Cancel Culture già operante, venne semplificata l’ortografia della lingua portoghese, come poi avvenuto in Grecia nel 1976 con cui si abolì la katharévousa e venne creata la dhimotikí, la lingua del popolo.

Non vi è nazione cattolica in Europa che non sia stata fatta oggetto della furia ideologica della Massoneria. Ed è questa la grande nemica, la meretrice di Babilonia di cui parla l’Apocalisse, che «siede sopra molte acque, con la quale hanno fornicato i re della terra, e gli abitanti della terra sono stati inebriati col vino della sua fornicazione» (Ap 17, 1-2) «Mistero, Babilonia la grande, la madre delle meretrici e delle abominazioni della terra» (ibid., 5), che siede su una bestia scarlatta con sette teste e dieci corna ed è «piena di nomi di bestemmia» (ibid., 3): nomi come laicità dello Stato, usura dell’alta finanza askenazita, divorzio, diritto all’aborto, eutanasia, teoria gender, dottrina LGBTQ.

Ma proprio mentre nel Portogallo in cui sino a pochi anni prima ancora regnavano i Re cattolici si compivano i primi passi di quell’infernale Great Reset già attuato altrove grazie alla corruzione dei governanti e alla loro soggezione alla setta infame; mentre la stampa anticlericale si faceva beffe dei tre pastorelli cercando prima di farli passare per imbroglioni, poi per pazzi e infine per dei raggirati dal Clero, sui foschi cieli di Fatima, sui campi fradici di pioggia e di fango appare la Madre del Salvatore e Madre nostra, la Patrona e Regina del Portogallo. E perché le visioni e i messaggi riferiti dalla Vergine ai piccoli contadini non siano messe in dubbio, Ella si degna di compiere il Miracolo del Sole, costringendo anche i più increduli, i più irridenti oppositori della “superstizione clericale”, i più fedeli assertori del primato della scienza sulla Fede, a vedere coi propri occhi la danza del Sole, apparso a squarciare il cielo plumbeo sotto cui tutti – chi per devozione, chi per curiosità, chi nella vana speranza di smontare i “farneticamenti di tre piccoli pastori ignoranti” – attendevano il prodigio annunciato.

Rimaniamo sempre sorpresi, sempre stupiti per la perfezione e la semplicità dell’azione di Dio nella Storia, un’azione che si compie nell’economia della Salvezza, ma anche nelle apparizioni e nei miracoli, grazie alla Donna circondata di stelle dell’Apocalisse, Colei che nella Sua santa Umiltà e nella Sua Verginità intemerata ha dato alla Luce il Figlio di Dio incarnato per sottrarre le anime alla tirannia di Satana.

Nell’azione di Dio vi è sempre un ruolo specialissimo per la Vergine, tanto nelle gioie e nei trionfi, quanto nelle prove e nei dolori. Nell’intervento della Vergine vi è sempre un rimando a Dio, alla Santissima Trinità. Così anche alla Cova da Iria l’apparizione della bella Signora – discreta nella forma ma epocale nella sostanza – si accompagna con una mirabile pedagogia a uno spettacolo straordinario della natura, obbediente al suo Creatore che ne decreta e ne sospende le leggi. E come in certe raffigurazioni antiche vediamo il Pantocratore che tiene nelle mani la sphæra mundi, così ai fedeli e al popolo raccolto sotto la pioggia dev’essere sembrato che il Signore stesse dando prova di quella potenza che faceva tremare i nostri padri sotto l’Antica Legge, quella potenza che il mondo giudica sfrontata, perché riporta l’uomo con le sue pretese, i suoi diritti, le sue folli rivendicazioni a quello che è: creatura bisognosa di Dio, della Sua divina Provvidenza, della Sua onnipotenza, della Sua misericordia. In quel Sole sfolgorante noi dobbiamo vedere oggi, come seppero riconoscerlo le migliaia di persone a Fatima quel 13 Ottobre di centocinque anni fa, la figura del Sol invictus, Nostro Signore Gesù Cristo, centro del cosmo da Lui creato – omnia per ipsum facta sunt, et sine ipso factum est nihil quod factum est (Gv 1, 3) – ed ancor più centro della Redenzione, che pose l’asse della Terra a ruotare intorno alla Croce: stat Crux, dum volvitur orbis.

Cristo Re e Pontefice, che unisce in Sé la potestà sovrana che Gli deriva dall’essere Dio e dall’averci riscattati con il proprio Sacrificio: Egli è Re per diritto divino, per diritto ereditario e per diritto di conquista. Cristo è Re eucaristico, raggiante nella Chiesa come in un ostensorio, come quel Sole nel cielo di Fatima, come il Cristo Giudice della fine dei tempi.

Poco più di tre secoli prima, Maria Santissima, Mediatrice di tutte le Grazie, volle impetrare al Cielo la vittoria dell’armata cristiana contro i maomettani, quel 7 ottobre 1571. Lo aveva fatto prima e lo farà ancora nel corso della Storia. E sempre, insieme a Lei, grazie a Lei, il Suo trionfo ci prepara al trionfo del Suo divin Figlio, che sappiamo certo, sfolgorante, senza compromessi. Ella è Regina delle Vittorie, impavida vincitrice dell’antico Serpente, tremenda sconfiggitrice della meretrice di Babilonia che assediava i Portoghesi nel 1917 così come oggi, sempre più prepotente, assedia il mondo occidentale, «con la quale hanno fornicato i re della terra», i servi di Davos, del Nuovo Ordine Mondiale, del globalismo.

Cosa ci chiede la Vergine? Le Sue poche parole alle Nozze di Cana sono chiare: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2, 5). Nelle Sue apparizioni, Ella ci ripete questo precetto, approfondendolo: penitenza, preghiera, recita del Rosario; unione alla Passione e al Sacrificio di Cristo, come Suo Corpo Mistico, per completare nella nostra carne ciò che manca ai patimenti di Cristo (Col 1, 24).

Come Madre provvida e attenta alle nostre necessità, la Vergine ci ammonisce sulle sciagure che gravano sul mondo e sul corpo ecclesiale se non ci convertiremo, se ciascuno di noi non rinuncerà al veleno esiziale delle rivendicazioni rivoluzionarie che ha contagiato anche noi Cattolici, anche i tradizionalisti.

Cari amici! La Vergine Santissima ci è Madre nel modo più intimo e viscerale che possiamo immaginare, perché la Sua maternità nei nostri riguardi è fondata sull’essere noi figli di Dio ed eredi di Cristo. E come Madre possiamo star certi che nulla Ella lascerà di intentato, presso il Trono di Dio e presso di noi, per salvare le anime nostre e farci santi, come santi Suo Figlio ci vuole.

E se Ella è intervenuta quando la minaccia era sì forte e incombente, ma limitata ad alcune nazioni; come potremmo noi dubitare in un Suo intervento ancora più dirompente, in una protezione ancora più miracolosa, quando è il mondo intero ad essere precipitato nell’apostasia, trascinando con sé la stessa Gerarchia della Chiesa?

Il nemico è sempre lo stesso: la Massoneria, asservita a Satana, organizzatissima nella sua diffusione e nei suoi complici; i nostri punti deboli sono sempre i medesimi: il peccato, la tiepidezza, la debolezza nel resistere alle seduzioni della meretrice, «inebriati col vino della sua fornicazione». La furia satanica si scatena sempre contro gli stessi obbiettivi: la Chiesa di Cristo, la Santa Messa, la vita religiosa, l’istruzione cattolica, la fede semplice e profonda del popolo, la purezza, l’ordine cristiano. Certo, abbiamo sul Soglio di Pietro un avversario, e non più una guida e un alleato; ma non è stata proprio Nostra Signora, a Fatima, ad avvisarci dell’apostasia e degli errori che si sarebbero diffusi nel mondo e che avrebbero colpito la Chiesa, se non avessimo consacrato la Russia al Suo Cuore Immacolato, e ad esortarci alla penitenza e alla preghiera?

Oggi quella Russia sovietica, comunista e materialista non c’è più. I suoi errori si sono diffusi nel mondo fondendosi con quelli del liberalismo. La Santa Alleanza, voluta dallo Zar prima della Rivoluzione bolscevica proprio per difendere l’Ordine cristiano e unire i popoli contro il comune nemico, può essere oggi di ispirazione per un’azione di resistenza e di opposizione al Nuovo Ordine Mondiale.

Se guardiamo in un’ottica soprannaturale gli eventi a cui stiamo assistendo, dobbiamo riconoscere che la Russia è oggi l’unica realtà che combatte la meretrice globalista, e proprio per questo essa è oggi fatta oggetto degli attacchi e delle provocazioni del deep state internazionale, della furia ideologica del World Economic Forum che vede quasi completato il suo colpo di Stato eversore per instaurare la dittatura sinarchica.

In questi giorni di grande apprensione per le sorti della pace nel mondo, mentre assistiamo alle disastrose conseguenze dell’Agenda 2030 sull’economia, sul lavoro, sul costo della vita e sulla nostra stessa salute fisica, dobbiamo invocare la Regina delle Vittorie, la Mediatrice di tutte le Grazie, che chiamiamo Regina della Pace in quanto Madre di Nostro Signore, Principe della Pace.

Invochiamola perché allontani da noi i flagelli e le catastrofi che il mondo merita a causa dei peccati pubblici delle nazioni e degli scandali di chi rende culto all’idolo immondo della Pachamama e perseguita i Cattolici fedeli alla Liturgia tradizionale, perché ci dia quella pace che solo Suo Figlio può darci: pax Christi in regno Christi.

In questa Settimana della Vittoria vi esorto a dedicare più tempo alla preghiera, a compiere qualche penitenza e digiuno, ad assistere con maggior fervore ai Santi Misteri, a spendere qualche parola di conforto e di incoraggiamento per quanti si sentono soli e inermi dinanzi alle immani sciagure che i malvagi vorrebbero imporre al mondo e soprattutto ai buoni.

Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria è sancito dalla certezza della vittoria di Cristo, che si compiacerà di sconfiggere questo regno di tenebre, di peccato e di morte non solo in virtù della propria obbedienza alla volontà del Padre, ma anche grazie all’umiltà e alla purezza della Sua Santissima Madre, quæ superbissimum caput draconis a primo instanti immaculatæ suæ Conceptionis in sua humilitate contrivit (Esorcismo di Leone XIII). E così sia.

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

7 ottobre 2022

Ss.mi Rosarii B.M.V.

Aldo Maria Valli:
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