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Il presepe? Noi lo facciamo così / 2

Dopo quelle già pubblicate, ecco una selezione di altre testimonianze sul presepe arrivate a blogducinaltum@gmail.com

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Quando si è vecchi…

Sono invecchiata e lo sono soprattutto i miei piedi e la mia schiena, così che stare dritta e quasi ferma diventa per me sempre più una fatica, ma grazie a Dio anche quest’anno il presepe l’ho fatto. Minuscolo, non più come quello di una volta con un gran paesaggio dietro dipinto a mano, prezioso patrimonio di casa nostra fin da quando ero bambina. Da sposata me l’ero portato dietro e tutti gli anni, sull’esempio del mio papà, fantasioso artista di presepi, era la prima cosa che approntavo prima di allestire tutto il resto: montagne sempre con la stessa carta roccia, casette illuminate da intermittenti lucine colorate, una cascata di stagnola col suo fiumicello attraversato da un ponte di legno dove, curiosamente, transitavano tre maialini rosa con la loro mamma e di sotto, lungo le sponde intervallate da sassi, pecorelle nell’atto di abbeverarsi e in mezzo paperelle dalle ali azzurrine. E poi il laghetto fatto di specchio e la grotta splendente di luci, con la mangiatoia vuota fino allo scocco della mezzanotte, quando i figli piccoli adagiavano il Bambinello coprendolo con un pizzo fatto all’uncinetto che ancora esiste. E poi i pastori, ognuno col suo piccolo gregge attorno, l’uomo inginocchiato e adorante, la stella sulla grotta e l’angelo sospeso in alto con in mano la sua bella scritta “Gloria in excelsis Deo“. Oggi, ridimensionato forse di quattro-cinque volte, il mio esiguo presepe è ancora là, nel suo angoletto, con un’azzurra carta stellata come sfondo, poche casette e pochi personaggi, senza il fiume e senza laghetto per questioni di spazio. Ma la grotta è rimasta splendente e la Madonna e san Giuseppe, nella loro fremente attesa del Mistero, sono diventati ancora più belli.

Sì, è proprio vero che quando si è vecchi, certe cose si guardano con occhi e con un cuore totalmente diversi.

Antonina S.

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“Ne vado orgogliosa”

Il nostro presepe quest’anno, per la prima volta, è stato allestito all’esterno, con statue alte circa un metro e sottofondo di musiche tradizionali. Ne vado orgogliosa! Aspetto con ansia la notte di Natale, quando i miei bambini deporranno nella mangiatoia la statua del Bambinello. Sarà un momento di grande intensità!

Un caro saluto e tanti auguri a tutti i lettori di Duc in Altum.

Marianna

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Ogni anno il mio presepe cambia collocazione e dimensioni. La famiglia ha tante esigenze e la Sacra Famiglia si adegua. Forse dovrebbe essere il contrario, ma il nostro presepe è fatto comunque con amore. Le statuine risalgono a un paio di generazioni prima. Ci sono stati alcuni innesti, ma senza alterare l’insieme. Il grado di religiosità dei vari membri della famiglia e diverso: c’è l’ateo, c’è il tiepido, c’è il fervente. Un po’ come nel presepe: qualcuno è vicino alla grotta della Natività, qualcun se ne sta in disparte, qualcuno è lontanissimo. Ma il presepe raccoglie tutti.

Buon Natale ai collaboratori e ai lettori di Duc in altum!

Pietro

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In casa nostra non c’è un solo presepe, ce ne sono quattro o cinque. Piccoli o piccolissimi, li ho portati da alcuni viaggi. Accanto a quello italiano, abbiamo dunque presepini sudamericani e africani. Non hanno grandi pretese artistiche, ma noi ci siamo affezionati per i ricordi che evocano. Inoltre, per sistemarli nell’appartamento occorre fare spazio, e questa è un’operazione molto salutare: fare spazio a Gesù è l’unica cosa che conta. Viva il presepe!

Angelo

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Aldo Maria Valli:
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