?????????????????????????????????????????????????????????????????????????????
Un traguardo per “L’Osservatore Romano”. E qualche ricordo
di Aldo Maria Valli
Il quotidiano del Vaticano, “L’Osservatore Romano”, ha pubblicato nei giorni scorsi il suo numero cinquantamila. Il primo numero uscì 164 anni fa, il 1° luglio 1861. Costava cinque baiocchi.
Il “giornale del papa” fu fondato pochi mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia, il 17 marzo, con il sottotitolo “Giornale politico-morale”, poi sostituito dall’attuale “Giornale quotidiano politico religioso”. A fondarlo furono due laici, e nemmeno romani: Nicola Zanchini, giornalista bolognese, e Giuseppe Bastia. Due rifugiati politici che avevano scelto di vivere a Roma dopo l’annessione al Regno d’Italia della maggior parte dello Stato della Chiesa.
Dalla fondazione a oggi si sono succeduti tredici papi, da Pio IX a Leone XIV, e undici direttori.
Il giornale, per quanto riguarda la diffusione, non sembra essere nel periodo migliore. Anni fa, per il centosessantesimo anniversario, Bergoglio fece visita alla redazione e disse, papale papale: “Ci sono tanti motivi di preoccuparsi per ‘L’Osservatore’ ma io ho soltanto una preoccupazione: quanti leggono ‘L’Osservatore Romano’? Tutti i giorni fatevi questa domanda: a quanta gente arriviamo?”.
Non è facile sapere quale sia la tiratura del giornale. Le copie dell’”Osservatore” non sono monitorate da enti terzi, come avviene per la stampa italiana. Si parla di meno di cinquemila copie cartacee vendute e meno di diecimila abbonamenti, ben al di sotto delle sessantamila copie degli anni Trenta del secolo scorso. I costi sono enormi e i risultati molto limitati.
Durante la “pandemia”, dal marzo al settembre del 2020, “L’Osservatore” cessò le pubblicazioni, un fatto senza precedenti. Qualcuno ipotizzò che quella sarebbe stata l’occasione per eliminare definitivamente la versione cartacea, ma non fu così.
Il giornale ha orari di lavorazione particolari. Viene chiuso in redazione nel primo pomeriggio, entro le 15, e arriva nelle edicole romane verso sera. La ragione è che l’attività ufficiale del papa si svolge in gran parte nel corso della mattinata.
All’edizione quotidiana si affianca quella settimanale. In più ci sono le edizioni settimanali in diverse lingue e l’inserto mensile “Donne, Chiesa , mondo”.
Il giornale si caratterizza per la vasta copertura dei fatti internazionali, specie per quanto riguarda le aree in cui ci sono conflitti. Le cronache romane, un tempo molto lette, e quelle italiane, che servivano a far conoscere la linea del Vaticano circa la politica nel nostro Paese, praticamente non ci sono più.
“L’Osservatore è un giornale di idee”, scrisse Giovanni Battista Montini in occasione dell’anniversario del primo secolo, il primo luglio 1961. “Non è, come moltissimi altri, un semplice organo d’informazione; vuol essere principalmente di formazione” scriveva l’allora arcivescovo di Milano, poi diventato papa Paolo VI. “Non vuole soltanto dare notizie; vuole creare pensieri”.
“Unicuique suum” e “Non praevalebunt” sono i due motti che si possono leggere sotto la testata fin dal 1862. “A ciascuno il suo” e “Non prevarranno”: diritto romano e parola evangelica, a indicare la duplice natura de giornale: secolare e religiosa.
L’editore del quotidiano è il Dicastero per la comunicazione della Santa Sede e il quotidiano non è, come a volte si dice, l’organo ufficiale della Santa Sede, perché ha una propria linea editoriale. In senso stretto, sono gli “Acta Apostolicae Sedis” a ricoprire il ruolo di organo ufficiale, però senz’altro “L’Osservatore” ha tra i suoi compiti quello di pubblicare documenti ufficiali.
“L’Osservatore Romano”, che esce tutti i giorni tranne la domenica, è una delle tre fonti di diffusione delle notizie riguardanti la Santa Sede. Le altre due sono la Radio Vaticana e Vatican Media.
Nel 1947, in un libro di memorie, l’ambasciatore di Francia presso la Santa Sede François Charles-Roux scrisse che negli anni Trenta il giornale vaticano era l’unico in lingua italiana che non obbedisse alle disposizioni del Partito fascista sulla stampa. Per questo, nelle edicole di Roma andava esaurito in poche ore e in provincia le copie non bastavano a soddisfare le richieste. A volte i compratori venivano malmenati dalle camicie nere e interi pacchi di giornali erano confiscati o bruciati.
All’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, quando la sede del giornale era ancora dentro le mura leonine, in via del Pellegrino, e il direttore era Valerio Volpini, il sottoscritto, all’epoca giovane aspirante giornalista, ebbe l’onore di vedersi pubblicare alcuni articoli sull’”Osservatore”. Si trattava di cronache su un convegno di universitari e l’emozione di allora la provo ancora adesso.
Da vaticanista, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila mi capitò di andare in via del Pellegrino a trovare il direttore di allora, Mario Agnes, un gran signore, ironico e sincero. Altre epoche, un altro mondo.
_____________________________________
Nella foto, la vecchia sede dell'”Osservatore Romano” in Vaticano



