Come e perché la nostra civiltà si sta dissolvendo. Nel libro di Mora l’ultima tappa della “società aperta”
di Paolo Gulisano
Martino Mora è un nome ben noto ai lettori di “Duc in altum”, blog che ospita spesso le sue riflessioni e analisi. Negli scorsi anni era salito all’onore delle cronache per avere rifiutato, lui docente di storia e filosofia alle scuole superiori, di tenere lezione, in occasione della giornata del 25 novembre, in cui si celebra il giorno contro la violenza sulle donne, in presenza di allievi vestiti da donna. Da qui lo scontro radicale con la sua dirigente scolastica, militante milanese del Pd, e la conseguente richiesta all’ufficio scolastico di duri provvedimenti nei suoi confronti. Ricordo che fui molto colpito da questo episodio, e dal coraggio civile dimostrato dal professore. Eravamo ancora in periodo pseudopandemico, e il conformismo era trionfante nella società. Non a caso le foto degli studenti maschi con le gonne femminili (si badi bene; non erano dei virili kilt scozzesi!) li mostravano anche dotati di mascherine di ordinanza. Compresi subito che il professor Mora era un anticonformista autentico, e cominciai a seguirlo con interesse, a leggere i suoi libri e i suoi articoli. In seguito ebbi anche il piacere di una conoscenza diretta e personale. È quindi con grande attenzione che ho letto il suo ultimo libro, “Dissoluzione. Perché la nostra civiltà sta morendo”, edito da Radio Spada.
L’ho trovato affascinante fin dal titolo, con quel riferimento alla dissoluzione, parola che indica un processo di tipo fisico, anzitutto: disfacimento, disgregazione, dissipazione, decadenza, declino, rovina, sfacelo, e infine sparizione.
La nostra civiltà europea è in queste condizioni, ed è difficile provare il contrario, o ritenere che questi giudizi siano esagerati, apocalittici, da “profeti di sventura” di roncalliana memoria. Questa è la situazione dell’Europa e del Nord America (Stati Uniti ma anche Canada), ovvero quello che viene chiamato con un termine assolutamente impreciso “Occidente”, che pure costituisce la prospettiva dei potentati atlantici e della cultura ivi egemone, e per il quale i nuovi guerrafondai vorrebbero che ci si battesse.
Sulla storia passata e sulle strategie presenti e future si ferma a ragionare con grande lucidità il libro di Mora. Come è tipico di questo autore, le pagine sono prive di quel lamentarsi da ben pensante che caratterizza l’atteggiamento molti conservatori. Anche perché Mora non è un conservatore, ma un pensatore tradizionalista, il che è molto diverso e molto meglio. Il conservatore è quello che si lamenta, ad esempio, quando legge del calo demografico. “Gli italiani non fanno più figli”, mugugna. Ma si chiede il perché? Conosce i meccanismi sociali, economici, e persino sanitari per cui si è arrivati a questa situazione? Martino Mora lo fa, e ce lo spiega, così come ci spiega le origini dell’ondata trans-omo-femminista, mirante alla distruzione delle differenze costitutive tra i sessi, che dal mondo anglosassone si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il mondo occidentale, quindi anche qui da noi, attraverso la musica, i videoclip, il cinema, la tv, gli spettacoli. Tutte le identità, compresa quella sessuale, sono sotto attacco. Devono rimanere solo atomi, “fluidi” e intercambiabili.
Si tratta di un sistema forte, che utilizza la colonizzazione delle menti assai più della coercizione violenta. Il suo nucleo fondante è l’immenso potere del denaro che giustamente anche Georges Sorel, cent’anni fa, definiva “plutocrazia”, un termine banalizzato dal fascismo ed esecrato di conseguenza dall’antifascismo. Le devastazioni portate avanti dai totalitarismi comunista e nazista ci hanno fatto dimenticare il pericolo che “il regno del denaro” e il suo immenso potere rappresentano per la libertà degli individui. Da quando poi è avvenuta la saldatura tra il capitalismo finanziario e la dissolutiva visione “liberal” post-sessantottesca, viviamo nell’epoca del pensiero unico, del politicamente corretto anglosassone e dei suoi grotteschi e inferi codici. I governi retti da banchieri, o da uomini (e donne) di loro fiducia, rappresentano perfettamente questa completa sottomissione della politica all’economia, in particolare alla grande finanza.
La dissoluzione di cui parla Martino Mora è una sorta di progressiva eutanasia della nostra civiltà. Non è un caso che tra i deliri del nostro tempo ci sia anche il “Movimento per l’estinzione umana volontaria” (dall’inglese Voluntary Human Extinction Movement), organizzazione internazionale che promuove appunto l’estinzione volontaria della specie umana attraverso l’antinatalismo inteso come soluzione alla distruzione irreversibile dell’ecosistema terrestre.
Il libro del professor Mora è un viaggio tra gli incubi delle ideologie della Modernità e della Postmodernità. Un processo di decadenza alla cui origine c’è l’Illuminismo, vero e proprio oscuramento dello Spirito. Lo scontro in atto da allora è eminentemente religioso: nella società tradizionale Gesù Cristo era la pietra angolare di ogni ordine sociale. Senza di Lui, tutto si divide e perisce. Diceva nell’Ottocento il cardinale Pie, uno dei maestri della Controrivoluzione: “Se Gesù Cristo non regna attraverso le sue benedizioni, inseparabili dalla sua presenza, regnerà attraverso l’inevitabile danno causato dalla sua assenza”.
Il libro di Martino Mora ci parla di questa assenza, ma non cede alla rassegnazione: bisogna imparare a opporsi, a contrapporsi, a riscoprire ed elaborare un pensiero alternativo, ma soprattutto ad affidarsi a Dio, il vero Signore della storia.
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